NEWS   |   Italia / 28/10/2015

Renegade, diciassettenne promessa della dance: da Viguzzolo ad Amsterdam passando per Nicky Romero - INTERVISTA

Renegade, diciassettenne promessa della dance: da Viguzzolo ad Amsterdam passando per Nicky Romero - INTERVISTA

Nel panorama dance italiano si sta facendo strada un nuovo, giovane artista: si chiama Renegade (vero nome Alessandro Didonato), è nato nel dicembre del 1997 a Viguzzolo ("un paesino in provincia di Alessandria", dice lui) ed ha già pubblicato un singolo per la Protocol, l'etichetta discografica di Nicky Romero, tra i dj e producer più apprezzati a livello internazionale. Il brano porta per titolo "Memories", è uscito lo scorso 5 ottobre e ha visto Renegade collaborare con gli olandesi Magnificence: "Sono davvero bravi, li ho sempre seguiti con attenzione. Gli ho mandato la bozza del brano perché volevo un semplice feedback. Mi hanno risposto dicendomi che erano rimasti colpiti e che gli interessava lavorare insieme", spiega il musicista in merito alla collaborazione e alla nascita del pezzo, "ho appreso molte cose da loro, la considero una vera collaborazione. Molti artisti per 'collaborazione' intendono una prassi molto semplice: mi mandi la traccia, ci metto il nome ed esco con il pezzo. Noi invece abbiamo lavorato insieme su Skype e ci siamo pure messi alla ricerca della label: alla fine siamo arrivati alla Protocol".





Alessandro compirà 18 anni il prossimo mese di dicembre, studia informatica e telecomunicazione e a differenza di tanti suoi coetanei non trascorre i pomeriggi dietro ad un pallone: "Piuttosto, preferisco passare tante ore in studio. La mia passione per la musica, per questa musica, è nata un anno e mezzo fa, grazie a David Guetta (per il quale nutro una certa stima - ride)", spiega Renegade, "in un primo momento ho pensato di propormi in alcune discoteche della mia zona come dj: ben presto, però, mi sono reso conto che fare il dj è molto difficile. Ai gestori delle discoteche non importa nulla se sei bravo o se te la cavi: gli interessa solamente il numero delle persone che riesci a portare. Più che un dj, insomma, avrei dovuto svolgere il ruolo di PR. Da quel momento ho iniziato a produrre musica". Poi, precisa: "Non mi reputo un dj perché non ho alcuna esperienza come dj. Mi definisco un producer, è quello che mi piace fare". A proposito del nome d'arte che ha scelto per farsi conoscere in ambito musicale, Alessandro spiega: "'Renegade' sta per 'rinnegato', ma non mi sento un vero e proprio rinnegato. Rispetto agli altri miei compagni, che pensano per lo più al calcio e ad andare a ballare e a divertirsi, io preferisco dedicare il mio tempo alla musica. Parlando con loro mi sono reso conto di non essere interessato ai loro argomenti e alle loro passioni. Ho voluto portare avanti la mia passione, non ho voluto rinnegarla, e questo mi ha portato a perdere molte amicizie: in molti mi hanno lasciato perdere, sono spariti".

Mentre ha iniziato a comporre i suoi primi pezzi, Alessandro ha preso anche lezioni di pianoforte: "Ho frequentato un corso per sei o sette mesi, una lezione a settimana", racconta il giovane producer, "mi è servito ad apprendere le basi, fondamentali per la scrittura delle melodie. Almeno ora so leggere uno spartito e riconoscere le note sullo spartito o gli accordi. Per comporre i miei pezzi uso FL Studio, mentre ultimamente sto imparando ad usare anche Ableton: mi sembrano due buoni programmi, mi ci trovo bene". Nell'iPod di Alessandro non c'è solamente musica dance ed elettronica, ma anche rock e pop, come lui stesso racconta: "Mi piacciono i Linkin Park, i Coldplay, ma anche Madonna. Insomma, ascolto un po' di tutto. Se c'è una cosa che non mi piace, è la musica rap: non mi fa impazzire. Le canzoni che sfornano i rapper hanno delle basi belle, ci tengo a precisarlo, ma non mi piace il loro modo di cantare. E poi, i rapper italiani mi sembrano poco credibili: a vent'anni si atteggiano come uomini vissuti. Insomma, non sono come i rapper americani". David Guetta a parte, tra i "miti" di Renagade c'è anche il duo italiano di dj/producer dei Merk & Kremont: "Tra tutti gli italiani sono quelli che preferisco: sono giovani come me, e sono anche molto bravi. Dei 'big' della musica dance italiana apprezzo Benni Benassi, anche se devo ammettere di non seguire molto il panorama italiano. Rispetto all'estero, dove i dj rappresentano una grande famiglia e si sostengono tra di loro, qui in Italia c'è molta rivalità. Troppa, per i miei gusti. E non ci si aiuta a vicenda". Insomma, lo sguardo del giovane Alessandro è rivolto verso l'estero; e non a caso, all'inizio del mese il producer è volato ad Amsterdam per prendere parte all'Amsterdam Dance Event, una cinque giorni di festival dedicato alla musica dance: "Ho deciso di partecipare a questo evento per conoscere nuovi dj e manager e farmi dare i loro contatti. Per me era la prima volta e non ero ben preparato a gestire il tutto. Non ho avuto modo di esibirmi, ma va bene così: l'ho vissuta come una prova in vista del prossimo anno".

"Memories" anticipa quello che sarà il primo album di Renegade, realizzato insieme ad un importante producer la cui identità non è stata tuttavia rivelata: "Ha 500.000 fan su Facebook ed è molto apprezzato a livello internazionale", dice Alessandro del misterioso musicista, "non sapevo che fosse nella top 100 dei più seguiti".

"C'è un consiglio che daresti ai giovani come te?", chiediamo a Renegade alla fine della chiacchierata. Lui risponde così: "Lavorare molto con i software, sprecarci tanti tempo: studiarli, perché non ci sono trucchi e non ci sono segreti. Dovete far suonare i suoni come volete voi. E poi vi consiglio di guardarvi alcuni video tutorial presenti su YouTube, a me sono serviti molto. Infine, ascoltare tanta musica, anche di generi diversi (house, elettronica, progressive house, trance) e produrre pezzi che rispecchino i gusti in voga".

(di Mattia Marzi)

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