Fabri Fibra a Roma con 'Squallor': il manuale del rap italiano - REPORT e FOTOGALLERY

Fabri Fibra a Roma con 'Squallor': il manuale del rap italiano - REPORT e FOTOGALLERY

"Siamo qui per parlare del rap italiano: bene, secondo me il rap italiano è morto in un incidente guidando una Lamborghini": sono le prime parole che Fabri Fibra rivolge al pubblico romano, dopo aver eseguito le prime quattro canzoni della scaletta. E subito partono i cori contro Fedez, tra i nemici più acerrimi del rapper di Senigallia. Poi, aggiunge: "Se non dai il culo non sei nessuno: chi fa rap serio e vuole comunicare qualcosa viene ignorato da tutti. Non vi sembra strano? Il mio concerto di Milano è stato una bomba, ma non ne ha parlato nessuno: si interessano solamente del rap di merda". E' così per tutto il concerto: 26 canzoni alternate alle tirate di Fibra. D'altronde, lui stesso - presentando i due soli concerti di Milano e Roma di supporto a "Squallor", uscito a sorpresa lo scorso aprile - ha detto di aver immaginato le due date come un evento, un prolungamento naturale ed immediato del suo ultimo lavoro in studio, sia come musica che come scenografie; "Squallor" è un album scuro, duro e crudo e così anche il concerto: scenografia del tutto assente (ad eccezione di qualche immagine mostrata sul led e giochi di luci), mood brusco e schietto e qualche ospite (dj Double S alla console, Lucariello, Nitro, Gemitaiz e Madman, Gel).

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"Squallor è il disco più importante della mia vita", dice Fibra al microfono. E sarebbe interessante chiedere al rapper perché considera questo album il più importante della sua vita (almeno fino ad oggi). Molto probabilmente ci risponderebbe che è il disco che rispecchia di più la sua personalità e il suo carattere: "Squallor" è un album di rap ai peperoni, il suo disco meno allineato, privo di pezzi commerciali e piacioni e coerente con quella che è la filosofia di vita di Fibra. Tarducci ha cercato di riportare tutto questo alla dimensione del live, e ci è riuscito alla grande: parla del rap italiano (e ne traccia quasi la parabola, dal primissimo periodo ad oggi - lo fa anche basandosi sulla sua esperienza personale: "Ero un rapper onesto prima dell'arrivo dell'euro/ero un rapper serio prima del quarto zero", canta nel ritornello di "E.U.R.O."), parla dei colleghi, dei social, della società e dei mass media. In questo senso, "Non me ne frega un cazzo" si presenta non solamente come il brano più rappresentativo di "Squallor" e dell'intero concerto, ma anche come il manifesto di quello che è il Fabri Fibra del 2015: "Alla fine siamo tutti degli schiavi della stessa immagine che vedi nei giornali", rappa con fare riflessivo Tarducci, "compiamo le stesse cose, siamo tutti uguali. Parliamo la stessa lingua ma ci si capisce solo nei network sociali". Quando riflette sulla sua carriera e guarda al passato, dice: "'Turbe giovanili' e 'Mr. Simpatia' (consegnati al mercato rispettivamente nel 2002 e nel 2004, ndr) sono gli unici miei album che non hanno raggiunto il disco d'oro, anche se voi li definite i miei dischi migliori. E' emblematica questa cosa: quando fai bei dischi la gente ti dice 'Ma quando fai un disco d'oro?'. Viceversa, quando fai un disco d'oro ti dicono: 'Sì, ok, ma quando fa un bel disco?'".

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La scaletta dello "Squallor live" si compone di tutti i pezzi inclusi all'interno dell'ultimo album del rapper, con la sola eccezione di "Cosa avevi capito?" (rimpiazzata dall'inedito "Lo sto facendo"); a rimpolpare il concerto ci sono poi alcuni pezzi pescati dai precedenti dischi di Fibra, su tutti "Io non t'invidio", "Non crollo", "Panico" e "A me di te". Tra i colleghi di "musica leggera" citati ci sono anche Vasco e Celentano: al primo è dedicata l'intera "Come Vasco" (preceduta da alcuni secondi di "Vita spericolata" - pubblico su di giri), al secondo è invece dedicato un verso di "Non crollo" ("Da piccolo sognavo che sarei andato lontano/guidando una macchina per investire Celentano").

Quando rappa su "Playboy", parla del cambiamento di stato del rap italiano: "Secondo me in questo periodo i rapper italiani per essere famosi smettono anche di fare i rapper", dice Fibra rivolgendosi ad alcuni suoi colleghi (dei quali però non fa nomi - ma non è difficile capire a chi si riferisce), "il rap è l'unico modo per comunicare ai giovani la verità. Alziamo il dito medio per tutti quelli che non considerano il rap italiano".

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Alla fine, però, il messaggio è positivo: "Fate tutti il simbolo della pace, perché su internet ci insultiamo, con le rime ci sfidiamo e ci attacchiamo... Ma nella vita reale viva la pace. Pace a Roma, pace alla vita, pace al rap italiano", urla Tarducci alla folla.
E nel finale, dopo il bis con "Panico" e "A me di te", arrivano i ringraziamenti: "Grazie a ognuno di voi per essere venuto qui stasera perché è solo grazie a ognuno di voi se stasera io sono su questo palco a fare 'sta roba. Non è merito della radio, del singolo, del giornale, della rivista o dell'apparizione: è merito vostro, siete voi che volete sentire la mia roba".

(di Mattia Marzi)

SETLIST:
Intro (con Lucariello)
"Rock that shit"
"Troie in Porsche"
"Amnesia"
"Lamborghini"
"Rime sul beat"
"Come Vasco"
"Alieno"
"Il rap nel mio paese"
"E tu ci convivi"
"Anteprima"/"Lo sto facendo"
"Dexter" (con Nitro)
"Ong bak" (con Nitro)
"Trainspotting"
"Playboy"
"Pablo Escobar"
"E.U.R.O."
"Sento le sirene"
"Non me ne frega un cazzo" (con Gemitaiz e Madman)
"Ramadan" (con Gemitaiz e Madman)
"Io non t'invidio"
"Non crollo"
"A volte" (con Gel)
"A casa"

"Panico"
"A me di te"

Dall'archivio di Rockol - Fabrizio Tarducci in arte Fabri Fibra
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