Mina, l'intervista "impossibile" ma vera. I Beatles, Battisti, Battiato, Vasco Rossi, i dischi in vinile...

Mina, l'intervista "impossibile" ma vera. I Beatles, Battisti, Battiato, Vasco Rossi, i dischi in vinile...

Quello delle "interviste impossibili" è diventato quasi un sottogenere, un esercizio di giornalismo che permette di rivolgere domande e ottenere risposte (immaginarie, ma verosimili) a e da un personaggio che di interviste non ne concede - o perché non vuole o perché non può (più, di solito).
L' "intervista impossibile" pubblicata oggi dal sito ufficiale del Mina Fan Club è più interessante, perché in realtà utilizza domande e risposte "vere", raccolte da Lucio Nocentini consultando la rubrica di posta con i lettori che Mina ha tenuto per qualche anno sul settimanale "Vanity Fair".
Rimandandovi a questo indirizzo per la lettura integrale, riportiamo qui solo alcune domande/risposte.

Sei nata a Busto Arsizio ma sei di Cremona. Ci spieghi come si fa?

Sono nata a Busto Arsizio solo per caso, infatti mia madre passava di lì quando io, improvvisamente, decisi di nascere. A Busto sono rimasta ben tre giorni poi sono tornata a Cremona, la mia città. Come faccio a sentirmi una bustocca se non ci ho più rimesso piede se non per lavoro e molto più tardi? L’incredibile è che ci sono non poche persone che dicono di essere state a scuola con me proprio a Busto Arsizio.
 
Se non avessi fatto la cantante?

Quand’ero piccola, cioè un paio di secoli fa, il mio sogno era quello di fare il medico. Il chirurgo, per la precisione. Poi le cose sono andate diversamente, ma non ti nascondo che, ancora adesso, credo che quello di aiutare gli altri in difficoltà, con gli strumenti giusti come lo studio continuamente aggiornato e la ricerca, sia il mestiere più bello del mondo.
 
Avrei due domande… e una richiesta. 1) come mai hai sempre la sciarpa nera al collo? 2) Non hai proprio intenzione di tornate in televisione? Non necessariamente a cantare, anche solo a un talk show! La richiesta è: ci terrei un sacco a vedere su YouTube, prima o poi, un remake di "La voce del silenzio" fatto in studio come il video di "Oggi sono io".

La sciarpa, che poi è un foulard, la porto da sempre. È diventata una abitudine quasi scaramantica. Una mia amica, tempo fa, notando che avevo sempre la gola coperta, estate e inverno, disse: «Difendi la tua azienda, vero?». Alla seconda domanda rispondo: no. Nessunissima intenzione. Per la terza questione ti potrei rispondere: non si può mai dire.
 
In copertina del tuo ultimo disco hai messo un macaco che si fa un selfie. Hai letto la notizia del macaco che ha fatto un selfie con la macchina fotografica del naturalista David Slater?

Non mi piace più. Parlo della copertina. Della mia copertina. Mi ha stufato grandemente. Sono andata a vedere le foto di cui mi parli. Beh, sorprendenti. Fantastiche. Anche un macaco può diventare Avedon.
 
Ti è piaciuto il disco che Robbie Williams ha dedicato a Sinatra? E come uomo, lo trovi sexy?

Tremendamente unsexy. Ma molto forte musicalmente. Ho sentito due pezzi dell’ultimo lavoro e mi sono piaciuti parecchio. E poi uno che ama Sinatra non può che avere il mio incondizionato consenso e affetto.

“Anche per te” è una vetta di Lucio Battisti. Hai mai pensato di inciderla? Il soggetto è maschile. Forse per ciò non l’hai incisa?

Ma veramente non l’ho ancora fatta? Il fatto che sia al maschile non mi disturberebbe affatto. I grandi pezzi li lascio in originale, così come sono. Forse te ne sei accorto. “Anche per te, vorrei morire ed io morir non so…”. Eppure mi sembra di averla cantata. Sei sicuro, eh?


Nella tua carriera hai interpretato più o meno tutti i cantautori italiani. Tutti, tranne Franco Battiato. C’è una ragione?

Tutti tranne Francesco De Gregori, tranne Antonello Venditti, tranne Edoardo Bennato, tranne Angelo Branduardi, tranne Francesco Guccini, tranne Ligabue, tranne Biagio Antonacci, tranne Tiziano Ferro. Dimenticavo: tranne Caparezza, che adoro.
 
Ami i Beatles o gli Stones?

Beatles tutta la vita. Già dalla prima ora. E poi, col passare del tempo, sempre di più. Credo che i pezzi che hanno composto loro siano inarrivabili. Per qualità e per numero. Bisogna tornare indietro di parecchio e andare, per esempio, a Cole Porter che, come prolificità e levatura, negli anni ‘30, ‘40 e ‘50 ha fatto sfracelli. Canzoni meravigliose che, come tutte le cose perfette, durano forever. Con le debite proporzioni, per carità…
 

E Vasco Rossi? Ti piace? Che ne pensi del suo modo di fare musica?

A me Vasco Rossi non "piace": Lo adoro. E non sto a spiegarti il perché. Al di là dei commenti tecnici che cerchi di estorcermi, ti posso dire che mi coinvolge, mi appassiona. Sanguina, come diciamo noi, ecco, lui sanguina. Ti invito a spararti un paio di pezzi suoi con gli altoparlanti a manetta. Vasco va sentito forte da spaccare i vetri. Può darsi che tu scopra un patrimonio che non sospettavi esistesse. In buona sostanza, come si fa a spiegare perché una cosa ti piace e un’altra no. Impossibile. La musica tocca delle corde che neanche tu sai se e quando vibrano. Sei succube di un mistero.
 
Hai mai provato a suonare qualche strumento?

Mi pento amaramente di non aver continuato i miei studi di pianoforte. Certo, la musica si può amare moltissimo anche senza conoscerla. Ma se avessi dato retta al maestro Lodoli, pensa, ricordo ancora il suo nome dopo una cosa come sessant’anni, probabilmente mi si sarebbero aperti altri mondi che la mia ignoranza mi permette soltanto di intuire.
 

Che cosa ne pensi della musica ascoltata sul vinile?

Oh, che cosa penso… C’era più anima, era meno asettica. Si sentiva il respiro e l’emozione che sono spariti quasi del tutto con l’utilizzo delle nuove strumentazioni. Per fortuna i vecchi LP esistono ancora. Quelli che si stampano adesso non hanno le stesse caratteristiche perché è il tipo di registrazione che è cambiato. Non è tanto il supporto fisico che fa la differenza.

 

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