Luca Carboni, un album “Pop-up” per sparare canzoni contro l’odio – INTERVISTA

Luca Carboni, un album “Pop-up” per sparare canzoni contro l’odio – INTERVISTA

Meno cantautorato e più elettronica. Canzoni fisiche e politiche. Testi d’amore come proiettili sparati contro l’odio. Luca Carboni ha presentato oggi a Milano il suo undicesimo album d’inediti, uno dei più pop del suo catalogo. La decisione del musicista bolognese d’allontanarsi almeno parzialmente dal classico linguaggio dei cantautori è esplicito fin dal titolo del lavoro, “Pop-up”. “Era dai tempi di ‘Forever’ che non usavo un titolo in inglese. Volevo un titolo-sorpresa, slegato dalle canzoni. Un titolo che non raccontasse l’album, ma lo facesse intravedere”. Ha scelto “Pop-up” come le finestre che si aprono nei browser di navigazione, ma soprattutto come i libri illustrati tridimensionali che suscitano stupore nei bambini. “Sarei felice se questo disco regalasse sorpresa, profondità e prospettiva a chi provasse ad aprirlo”.

“Pop-up” è frutto di un lavoro di scrittura durato quasi due anni. Per realizzarlo, Carboni s’è rivolto a Michele Canova, già produttore di “Fisico & politico” e al fianco di Tiziano Ferro, Marco Mengoni, Alessandra Amoroso e dell’ultimo Jovanotti. “Per un disco del genere mi è subito venuto in mente lui. Quando è nata ‘Fisico & politico’ abbiamo accantonato momentaneamente l’idea dell’album d’inediti per mettere insieme il disco di duetti e festeggiare i miei trent’anni di musica. ‘Pop-up’ parte da lì”. L’idea è simile a quella dell’album del ’92 “Carboni”, quello di “Ci vuole un fisco bestiale”. “Anche questo nasce dalla voglia di contaminare la mia musica con un sound lontano dalla canzone d’autore, qualcosa che abbia una certa energia e una tipo di comunicazione fisica”. Abbondano tastiere elettroniche e programmazioni. A tal punto che, tolti Carboni e Canova, sono solo tre i musicisti che suonano nell’album. E così “Dio in cosa crede” ha un sapore anni ’80 alla Simple Minds, “Dieci minuti” ha voci metallizzate alla Daft Punk, “Epico” cerca di evocare un sapore classico attraverso l’uso di sintetizzatori. Qua e là ci sono richiami alla dance. Lo stesso video del primo singolo “Luca lo stesso” cita i vecchi filmati di Robert Palmer che amava circondarsi da modelle ancheggianti che fingevano di suonare.

“È un album diretto, esplicito. Non erige barriere, non prevede difficoltà. È un disco pop nel senso più ampio del termine”. La natura dell’album ha spinto Carboni a rimandare al 2016 l’inizio del tour. “Ci voglio ragionare con calma. Voglio mettere in piedi un concerto figlio dell’album anche dal punto di vista del sound. Sarà anche un racconto visivo che rispecchia lo spirito del disco, che parte degli anni ’80 per essere attuale”. In agosto, interrogato da Sorrisi, Carlo Conti ha indicato proprio Carboni come concorrente ideale per Sanremo 2016. “Il disco ormai è fatto”, dice lui, “e poi con Sanremo ho una sorta di cabala. Dovevo andarci nell’84. La RCA rimandò l’uscita del mio album di debutto per farmi partecipare, ma alla fine preferirono Ramazzotti. Quell’anno vinsi comunque il Festivalbar. Lo presi come un segno che la mia storia non doveva transitare da Sanremo. E poi le radio passavano comunque le mie canzoni, a quel punto che bisogno c’era di fare una cosa rischiosa ed eclatante come Sanremo?”.

In “Pop-up” c’è il mondo di Carboni, fra personale e politico. C’è una canzone scritta con Manuele Fusaroli intitolata “Milano”, “che per noi provinciali era la città delle grandi opportunità, una specie di New York. È dedicata a una cugina che purtroppo non c’è più e che da Bologna era venuta a vivere a Milano. Anch’io a un certo punto pensai di fare la stessa cosa”. In “Bologna è una regola”, scritta con Alessandro Raina, c’è la sua città, “che è ancora un posto magico”. Ci sono riferimenti all’attualità, come la frase “odio i confini nazionali, odio la loro sacralità” e una stoccata agli animalisti. C’è “Chiedo scusa”, tratta liberamente da una poesia della Premio Nobel polacca Wislawa Szymborska, “perché quando mi metto a fare un disco smetto di ascoltare la musica degli altri e inizio a leggere poesie”. E c’è “Dio in cosa crede”, “una domanda posta come se la facesse un bambino, un quesito sulla sacralità del nostro amore terreno”.

Un’altra analogia lega “Pop-up” a “Carboni” del ’92: sono gli unici album della discografia del cantautore realizzati un pezzo alla volta. “Ho scoperto Garage Band”, il software per creare musica in dotazione ai computer Apple. “Mi ha permesso di lavorare ovunque portandomi appresso un portatile. ‘Invincibili’, ad esempio, l’ho scritta al porto dell’Isola d’Elba”. È una ballata pianistica che riassume il tema cardine del disco: l’amore come arma per affrontare la vita. Come dice Carboni, “il concetto stesso di disco sta sparendo, eppure sono convinto che abbia ancora una funzione sociale e un’influenza sull’anima della gente, una funzione che oggi viene sminuita”. Ne ha fatto pure un hashtag: #undiscopuòdarelafelicità. “Questo è un album di canzoni d’amore, inteso in senso lato. E le canzoni sono armi per combattere l’odio che avverto nella società”.

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