St. Germain: 'L'elettronica m'ha stancato, cerco ispirazione nella musica del Mali' - INTERVISTA

St. Germain: 'L'elettronica m'ha stancato, cerco ispirazione nella musica del Mali' - INTERVISTA

L'aspetto è imperturbabile, le risposte concise, l'ironia fredda. Ha l'aria di chi non deve dimostrare nulla. Eppure il francese Ludovic Navarre, in arte St. Germain, è stato lontano dalle scene per quindici anni, che per la musica pop rappresentano un'eternità. L'ex campione della deep house pubblicherà il 9 ottobre un nuovo album intitolato semplicemente "St. Germain", dove s'incontrano musiche apparentemente lontane: la dj culture europea, il blues e il jazz d'America, il sound del Mali, accomunati da una produzione sofisticata ed elegante come dimostra il singolo uscito prima dell'estate "Real blues". Il Mali è un'ex colonia francese e meno di tre anni fa il governo di Parigi è intervenuto con un raid aereo contro i ribelli jihadisti ma, assicura Navarre, "non c'è nessun messaggio politico, è solo una questione estetica. La musica del Mali è come il blues americano: la devi sentire suonare, non la puoi spiegare a parole. Quei musicisti sono come John Lee Hooker. Una volta un chitarrista bravissimo, di cui non ricordo il nome, disse che Hooker non era un virtuoso eppure riusciva a tenerti inchiodato per 15 minuti usando due accordi. Quel chitarrista, che era sono tecnicamente più dotato, avrebbe annoiato il pubblico dopo un paio di minuti se avesse usato due soli accordi".

Il secondo album di St. Germain, "Tourist", uscì nel 2000, in piena febbre per il cosiddetto french touch, un'etichetta dentro cui venivano spinte a forza tutte le nuove stelline della scena francese, Navarre e la sua sintesi di elettronica e jazz, gli Air, Cassius, Étienne de Crécy, i Daft Punk. "Tourist" fu un successone, il sound giusto al momento giusto: 3 milioni di copie vendute, quasi 300 date in giro per il mondo. Poi nulla, o quasi. Ma Navarre non è rimasto fermo: ha concepito e poi abbandonato tre diversi progetti musicali. "Il tour di 'Tourist' è stato complicato, era necessaria una pausa. Mi sono poi occupato dell'album del mio trombettista, nel 2005 ho fatto un concerto in Cina, nel 2006 ho cominciato a pensare a un disco nuovo. Era sostanzialmente un 'Tourist 2', ci ho lavorato un anno e poi ho lasciato stare. Mi sono buttato sulla musica nigeriana, l'afrobeat, Fela Kuti, Tony Allen, ma neanche quello ha funzionato. Allora ho provato con la musica del Ghana, ma mischiarla con la mia era troppo complicato, dopo un anno ho mollato tutto. E così, alla fine, sono arrivato al sound del Mali che conoscevo piuttosto bene".

Navarre si è ispirato in particolare alla musica dei cacciatori tradizionali del Mali, una sorta di confraternita che concepisce la caccia come un rituale in cui sono in gioco forze spirituali. "Quando ho sentito la loro musica mi sono detto: ecco, qui c'è la possibilità di fare qualcosa di buono. Il disco lo volevo incidere con gli stessi musicisti di 'Tourist'. Ci ho tentato e dopo un altro anno abbiamo lasciato perdere: non funzionava. Alla fine ho reclutato musicisti africani che vivono a Parigi, dove c'è una grande comunità di maliani. Suonano chitarra, kora, balafon, n'goni". Ci vuole del coraggio per buttare via tanti progetti? "Non saprei fare altrimenti. Non uso trucchi, devo essere onesto con me stesso e con gli altri. Io lavoro così, sono contento solo se la musica mi somiglia. Non trovo più stimoli nell'elettronica, mai uno spunto nuovo, e perciò cerco l'ispirazione altrove, in Africa. Non ho consigli da dare a chi vuole seguire la mia strada: non c'è alcuna formula da seguire, bisogna lavorare duramente ed essere sinceri, tutto qui".

Navarre ha sviluppato il suo artigianato sonoro a partire dai 16 anni d'età, quando a causa di un incidente in motorino ebbe problemi di mobilità e sfruttò il tempo a sua disposizione imparando a manipolare la musica col computer. Oggi ha la fama d'essere solitario e riservato, persino timido, uno che nasconde la propria identità dietro la musica. È un po' quel che accade sulla copertina di "St. Germain" dove appare sì il viso di Navarre, ma sotto forma di maschera. "È una creazione di Gregos, un artista che come me vive a Montmartre. Era il 2006, uscivo di casa e vedevo queste maschere appese ai muri del quartiere. Ho capito che sarebbe stato un bel modo per espormi senza espormi". Le maschere, in questo caso dipinte con i colori delle bandiere nazionali, sono anche il simbolo del tour europeo che partirà il 2 novembre e toccherà Milano il 19, all'Alcatraz. Navarre sarà accompagnato da sette musicisti, fra cui i maliani che hanno contribuito all'album. Tutto pronto? "Francamente no", dice, imperturbabile come sempre.

(Claudio Todesco)

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