NEWS   |   Italia / 08/09/2015

Stefano Bollani, gli alieni e lo scrivere canzoni: la videointervista

Stefano Bollani, gli alieni e lo scrivere canzoni: la videointervista

Si trascina una sagoma cartonata di Vasco e gli dà la parola. Emma sbuca fuori da una sala della sua casa discografica, la Univeral, e lo ascolta rapito mentre suona una canzone in napoletano. Una battuta dietro l’altra. Una conferenza stampa e una presentazione di un disco di Stefano Bollani è uno show, al pari della sua musica.
Il pianista ha incontrato la stampa, oggi a Milani, per presentare il suo disco “Arrivano gli alieni”, e nell’atrio si raduna una piccola folla per ascoltare le sue canzoni.
Sì, canzoni: nel disco il pianista non solo canta - come ha già fatto in passato. Ma fa il cantautore: l’album contiene tre brani, piano (soprattutto il Fender Rhodes) e voce. Le parole sono sue. Lui si schermisce: “Volevo fare il cantante fin da piccolo, ho cantato quasi in ogni disco, ma è la prima volta che lo faccio senza fare il verso a qualcun altro e scrivendo. Queste canzoni mi giravano in testa da pochissimo, ho anche pensato a chi poteva cantarle, sono andato per esclusione e le ho interpretate io. Ma invece di scrivere un album intero, mi sono detto che bastavano queste tre che avevo già scritto. E poi la gente non si deve allarmare, le canzoni sono solo tre, si possono saltare”.

“Gli alieni sono davvero alieni, extraterrestri, che arrivano per aiutarci, degli angeli custodi, perché non abbiamo ben capito cosa fare con questo pianeta”, dice della title-track; il tema quasi politico torna in “Microchip”, cantata in napoletano, una sorta di teatro canzone con una famiglia partenopea alle prese con un sistema tecnologico che apparentemente facilita la vita. Il resto è piano solo, per la terza volta in una lunga carriera - “Forse perché mi bastano i concerti, ne faccio parecchi così” - e dice che ha scelto il Rhodes per richiamare il suono degli anni ’70. “Ma non piace tutto quello che mi obbliga dentro una struttura”, dice, citando come esempio Keith Jarrett, che con la ECM (etichetta che ha pubblicato l’ultimo album solo di Bollani nel 2007) non ha esclusiva, e si valuta di progetto in progetto. E così fa Bolllani, che nella chiacchierata salta da un progetto all’altro, dal fare l’attore, al possibile ritorno in RAI per il programma “Sostiene Bollani” (“Vedremo, ne stiamo parlando, ma la RAI ad agosto è come se non esistesse). E così anche l’idea di fare il cantautore è un esperimento: “Non so se proseguirà, mi sono uscite queste tre canzoni, non mi sono sforzato di scriverne altre, come non mi piace sforzarmi in tutto”. Tra le influenze cita “I Beatles, ma ovviamente la mia musica lontanissima. Molti brasiliani: Jobim, Chico Buarque. Molti Italiani: Jannacci, Gaber, De André, anche se dico nomi molti scontanti e ne se escludendo altri. Alcune canzoni di Vinicio, Silvestri. Ammetto di non essere preparato su quelli più recenti, quelli che non hanno cognome”. Martedì 15 sarà al MiTo, a Torino, dove suonerà la “Rapsodia in blu” di Gershwin”, e il giorno dopo agli Arcimboldi con un concerto di presentazione dell’album. Qualcuno la butta lì: Partecipare a Sanremo?  “Non mi piace l’idea di gara, ma se dovessi fare l’ospite super pagato ci potrei pensare”, scherza. Sarebbero comunque soldi ben spesi.

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