Prince, l'ascolto di "Hitnrun"

Prince, l'ascolto di "Hitnrun"

Nella mitologia di Prince, l’ “Hit ’n’ run” è uno show a sorpresa, annunciato con poche ore o pochi giorni di anticipo. Si suona e si scappa. Succede dagli anni ’80, e successe anche qualche anno fa, a Milano, per un concerto però annullato poche ore dopo l'annuncio.

Se c’è una costante dell’ultima fase della carriera del cantante e polistrumentista di Minneapolis è l’incapacità di essere in studio al livello dei suoi concerti. Con qualsiasi band, un concerto di Prince è un’esperienza trascinante, memorabile - è uno dei migliori performer in circolazione, e se vi è capitato di vederlo su un palco, lo sapete. Di certo non si può dire lo stesso dei suoi dischi recenti - talvolta buoni, talvolta meno, quasi sempre un po' dispersivi, mai paragonabili ai capolavori degli anni '80. Questo album non fa eccezione - anche se almeno dal titolo cerca di ricalcare il genio e sregolatezza del Prince sul palco. Certo, ha dato continuità alla sua produzione di studio, negli ultimi anni, e sembrava anche avere sepolto l’ascia di guerra con le case discografiche (che hanno distribuito i dischi precedenti, addirittura due in contemporanea l’anno scorso per la Warner).
Come non detto: “Hitnrun” esce solo su Tidal, il servizio di streaming di Jay-Z, l’unico posto dove ora è presente il catalogo di Prince in streaming, ritirato dai vari Spotify, Deezer etc - Prince e Neil Young si assomigliano sempre più, fateci caso: sempre incazzati con il mondo della musica e non solo, sempre a fare di testa propria. Per il resto, le informazioni sulla pubblicazione di "Hitnrun" fuori da questo recinto sono fumose: alcuni negozi digitali lo listano per fine settembre, ma non si può mai sapere. Su Tidal si può comunque facilmente fare un periodo di prova gratuito di un mese, e ascoltare l’album.

Più che come un album, in realtà, “Hitnrun” suona come un mixtape, in cui confluiscono cose nuove e vecchie, miscelate assieme. Si apre con un collage sonoro (che cita "Let's go crazy" e “When doves cry”) - ma i tempi della Revolution sono finiti. Poi arrivano voci femminili -  quella di Prince si sente solo dopo un po'.
C’è del funky, molti campionamenti e suoni poco suonati che si fondono con quelli "naturali. Ci sono tante voci trattate, anche in maniera fastidiosa. C’è qualcosa di rock - bello le chitarre e l’assolo di “This could be us”, e quello di “HARDROCKLOVER” e le canzone si fondono l’una nell’altra. Un paio di duetti: Lianne LaHavas in "Mr. Nelson" (con la voce campionata) e Rita Ora in “AIn’t about to stop”. C’è il recupero di qualche canzone vecchia: “1000 X's & O’s” risale agli anni ’90, “This could be us” era in un’altra versione su “Art official age”, mentre “Fallinlove2nite” era stata incisa per la partecipazione nella serie TV “New girl” e pubblicata come singolo prima dei due dischi del 2014.
C’è tutto questo, nulla di più, nulla di meno: le 11 canzoni (poco meno di 40 minuti) scorrono via, senza particolari punte, senza particolari bassi - con qualche caduta di gusto (certi tastieroni quasi EDM come quelli di "Shut this down", o momenti come la coda arabeggiante di “Mr. Nelson"). Si riprende un po' verso la fine, con le canzoni-canzoni come "June". Ma quando il pezzo più bello, “This could be us”, l'hai già pubblicato su un album precedente...

E'  stato detto in alcune interviste che è un album bizzarro e sperimental - e lo è soprattutto nell'uso delle voci:  forse era un complimento, ma ahinoi è spesso l'opposto. Un disco per super-fan, lo hanno anche definito: e pure questo non è un bel segno per tutti gli altri - l'ascolto lo conferma. Se voleva dare una mano a Tidal, o l'ennesimo segno all'industria della musica, Prince forse poteva fare qualcosa di più con la sua musica - ora speriamo di vederlo tornare presto dal vivo in Italia.

(Gianni Sibilla)

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