NEWS   |   Recensioni concerti / 31/08/2015

Negrita, in concerto all'Ippodromo delle Capannelle di Roma - LIVE REPORT

Negrita, in concerto all'Ippodromo delle Capannelle di Roma - LIVE REPORT

“Siccome in Italia è possibile tutto, vorremmo un funerale come quello dei Casamonica. Ma prima ci dovete ammazzare!”

Il Negrita pensiero che, per voce di Pau, introduce “A modo mio”, è l’esordio e la sintesi perfetta per il concerto di una tra le più longeve e coinvolgenti rock band italiane. Almeno da vent’anni, ormai, la carica e l’energia positiva dei Negrita diffonde tra piccole piazze e grandi palchi messaggi di rivoluzione, sdoganando la potenza di riff e chitarre elettriche in un pubblico abituato alla docile sicurezza del pop e del cantautorato. Ancora più di dischi e video, gli spettacoli dal vivo della band restituiscono la voglia di esistere ed insistere nella ricerca delle migliori vibrazioni, anche quando la realtà propone immagini difficili da sostenere. Onde buone partono dai suoni, nota dopo nota, esaltate dalla guascona teatralità del performer vocale, arrivando ad un pubblico pronto a cavalcare la corrente elettrizzante che ne scaturisce. In tour per presentare il nono disco prodotto in studio, “9” appunto, i Negrita giungono per la seconda volta a Roma nel giro di pochi mesi. Nonostante sia domenica, qualche ora prima ci sia stata una importante partita di calcio in città, e sia l’ultima domenica di Agosto, il pubblico è presente ed entusiasta. Anche la serata pare si sia preparata al meglio, abbastanza calda per desiderare di essere all’aperto e abbastanza fresca per godere delle ultime gocce d’estate. Ospite speciale, nella cornice dell’Ippodromo delle Capannelle, è una luna tonda e luminosa, coperta da qualche nuvola dalla quale non si lascia vincere.

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Alle 22:00 la band è sul palco tra gli applausi e gli incitamenti di un pubblico affezionato, che ha scelto loro per prendere coscienza di dover tornare ai ritmi della routine lavorativa. I primi tre brani appartengono all’ultimo album, ed è il numero giusto di canzoni affinché si crei l’atmosfera adatta. Sul primo brano “Mondo politico”, la band prende le misure con il palco ed i suoni che ne escono; sul secondo “Poser”, calibrato il clima, escono fuori gli anni di esperienza e la voglia di far diventare il Rock In Roma una bolgia. Pau torna negli anni Novanta, ai tempi del grunge, e si prende il palco con lo stile che lo contraddistingue. Mac e Drigo non mollano un centimetro alzando il livello dell’intera esibizione, mentre Giacomo Rossetti al basso non sembra soffrire di imbarazzi o timidezze, incitando il pubblico sul terzo brano “Baby I’m in love”. Le luci strobo sparate in faccia, arrivano come schiaffi insieme al suono compatto, stordendo nell’arco di una decina di minuti i presenti. È come un risveglio. Parte “In ogni atomo” , si innalzano i cellulari e le voci. Sono tutti dentro lo show. Scorrono le canzoni: la dolce “Brucerò per te”, l’accattivante melodia del ritornello di “1989”, l’istante perfetto per sorridere di ogni inferno ne “La tua canzone”, approdando a “Vola via con me” dove Drigo sfoggia gran classe in un brillante assolo dialogante con le tastiere di Guglielmo Ridolfo Gagliano.

Alle parole: “Secondo me non puoi dire di saper suonare se non hai mai visto l’Africa”, Pau segna un cambio di ritmo perfettamente mantenuto dalla batteria di Cristiano Dalla Pellegrina. “Radio Conga” apre le danze, seguita da “Bambole” e “Il libro in una mano la bomba nell’altra” . “Ho imparato a sognare” è uno dei brani più intensi di tutto il concerto. Probabilmente la canzone più conosciuta della band, la più classica del repertorio, emerge come un gioiello, quasi scaturisse per la prima volta. Tra armonica e un cantato intrigante, risuona in una qualità deliziosa. Forse per questo vengono alzati più accendini che cellulari ad accompagnare le note, impreziosendo l’atmosfera in un tono decisamente vintage. Si riprende con “Un giorno di ordinaria magia”, “Que serà serà”, “Notte mediterranea”, “Rotolando verso Sud”, giungendo al brano già citato: “A modo mio”. La band esce, si prende qualche minuto ed i distinti richiami sul palco di un pubblico innamorato. Rientrano con “Il gioco” ed una birra in mano.

La serata ha ormai espresso molto del suo potenziale, ma non si possono mandare a casa le persone con la stessa voce che si erano portati da casa. Ecco quindi la doppietta “Che rumore fa la felicità” e “Magnolia” da cantare a squarciagola. Ehy, ma i Negrita chiedono di più, vogliono almeno l’equivalente di ciò che trasmettono. Allora fino alla fine, fino in fondo, bisogna arrivare. “Mama maè” per usare le ultime forze saltando da una parte all’altra dell’Ippodromo, con solo l’entusiasmo e la voglia di urlare a reggere il fisico. Solo adesso concedono relax regalando l’ultimo brano con cui rientrare a casa. Improvvisamente, le prime note di “Gioia infinita” vengono interrotte da Pau. Chiede al pubblico e alla band se hanno ancora qualcosa da dare, propone l’idea a sorpresa. Inconfondibili si distinguono le note di “Cambio”, e venti anni non esistono più. C’è solo divertimento ed energia pura. Sulla coda del brano Drigo attacca, questa volta sì, la più morbida “Gioia infinita” con cui la band saluta il pubblico, si presenta e riceve il giusto tributo per una serata assolutamente positiva. Positività è infatti la parola chiave con cui sintetizzare l’esibizione e la capacità della rock band di fare spettacolo. Spavaldi e sicuri, sono ancora estremamente vivi.

 

(Giorgio Collini)

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