Iniziative 'dal basso': da Reggio Emilia l'invito a Perry Farrell di portare il Lollapalooza a Campovolo. L'intervista al promotore

Iniziative 'dal basso': da Reggio Emilia l'invito a Perry Farrell di portare il Lollapalooza a Campovolo. L'intervista al promotore

Continua a tenere banco l'intraprendenza dei fan italiani, specie di quelli emiliano-romagnoli: dopo l'exploit dei Rockin1000, che hanno convinto Dave Grohl a portare i suoi Foo Fighters a Cesena, è stata avviata qualche giorno fa un'iniziativa social per portare il Lollapalooza, lo storico festival creato a inizio anni Novanta dal leader dei Jane's Addiction Perry Farrell che tra pochi giorni debutterà nella sua prima versione europea a Berlino, al Campovolo di Reggio Emilia, spazio recentemente "sbloccato" e sul quale si stanno iniziando a fare progetti - duraturi e continuativi, per una volta - relativi alla musica rock e pop dal vivo.


A varare la campagna è stato Luca Villa, fondatore del sito Pearjamonline che da qualche anno, per passione ("il mio lavoro 'vero' con la musica non c'entra", ci spiega), ha aperto una pagina Facebook per promuovere l'area dell'ex scalo aeroportuale della sua città come spazio da dedicare ai grandi eventi live.


"L'idea di 'stuzzicare' Perry Farrell ce l'ho da tempo", racconta lui, che ancora prima dell'exploit dei suoi quasi conterranei fan dei Foo Fighters accarezzava l'idea di segnalare al frontman e organizzatore americano il Campovolo: "Gli scrissi, un giorno, ma lui non mi rispose. Poi una sera, vedendolo particolarmente attivo su Twitter, gli inviai un messaggio. E lì la risposta arrivò".



"Aggangiato" il deus ex machina della manifestazione, non rimane che dare un seguito al primo abboccamento: "So che i promoter italiani non credono più alla 'formula festival', ma credo che se l'idea dovesse davvero piacere a Perry potrebbero esserci i presupposti perché Live Nation, agenzia che gestisce il brand dell'evento a livello internazionale, inizi a prendere in considerazione l'idea".


Villa non si fa illusioni, e sa che non tutti sono come Dave Grohl: "I ragazzi di Rockin1000 sono stati bravissimi, sono molto contento per loro, ma i Foo Fighters sono una band molto particolare, che presta sempre molta attenzione alle iniziative dal basso. Qui il discorso è più complesso...". Per il momento l'obiettivo è espandere la base di sottoscrizioni - "Siamo a circa 1500, e il tentativo è quello di coinvolgere artisti italiani e addetti ai lavori - ieri sera, al concerto dei Prodigy, ho incontrato Salmo, che ha aperto la serata, e gliene ho parlato" - e tenere aperto il canale con chi del Lollapalooza tiene le redini: "Prima di settembre prepareremo una lettera da inviare a Farell per spiegargli lo spirito dell'iniziativa. E poi chissà: se dovesse piacergli l'idea, spero che i suoi partner nell'organizzazione dell'evento non si facciano spaventare da una line-up troppo eclettica per i gusti degli italiani". O di quelli che gli addetti ai lavori suppongano esserlo: "Perché sì, nonostante tutto, in Italia c'è ancora voglia di festival...".

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