Da riscoprire: la storia di "Macramè" di Ivano Fossati

Da riscoprire: la storia di "Macramè" di Ivano Fossati

Macramè: [genov. macramè, dal turco makramà 'fazzoletto'] Trina di fili o cordoncini intrecciati e annodati, per passamani, frange, reticelle.

Quando, qualche settimana fa, in questa rubrica ci siamo occupati de “La pianta del té”, vi raccontavamo che ci sono quattro fasi nella carriera di Ivano Fossati. Quel disco del cantautore genovese era il più importante della terza, quella delle contaminazioni musicali, dopo gli inizi con i Delirium, e il rock da solista e le influenze anglosassoni.

La quarta fase, la più lunga, è quella della maturità artistica. Inizia negli anni ’90, con “Lindbergh”, i due stupendi volumi “Dal vivo”, registrati al Ponchielli di Cremona (’93) e poi “Macramè” che esce ben a quattro anni da “Lindbergh”, nella primavera ’96. 

Nel mezzo, “I disertori” (’93), album che è molto più di un tributo da parte della scena rock italiana (Afterhours, Mau Mau, Gang), è una vera e propria consacrazione. Ma soprattutto una lunga e tormentata collaborazione con Fabrizio De André, che uscirà qualche mese dopo, a settembre ‘96: “Anime salve” sarà però accreditato al solo De André, pure essendo stato scritto ed inciso a quattro mani.

“Macramè”  è frutto di questo periodo complicato - ma come nella migliore tradizione della musica, dalla difficoltà arrivano grandi opere. E questo è uno dei dischi migliori di una carriera lunga ed intensa. Fin dal titolo, che unsice mondi diversi, rappresentando perfettamente la musica: una parola turca, entrata nel dialetto genovese. Ovvero le influenze etniche, da tempo nella musica di Fossati, intrecciate con le sue radici musicali e la sua terra, in un tessuto sonoro semplice e complesso allo stesso tempo, ma mai compiaciuto, e che non perde mai di vista la canzone. Basta sentirsi il gioiello del disco, “Labile”



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Il disco è largamente basato sul piano, proprio lo strumento che si dice avesse messo in disaccordo Fossati con De André. Da sempre parte dell’identità di Ivano, piaceva meno a Fabrizio,  che vide scivolare “Anime salve” più verso il suono del collega. Alla fine diventò un disco di DeAndrè, anche nei suoni, e quel suono, quello di Fossati, qua in “Macramè” è al suo meglio, assieme alle influenze etniche che avevano contraddistinto la fase precedente del cantautore: qua ci sono le tabla di Trilok Gurtu, c’è il basso di Tony Levin, in quel grande nome del rock contaminato (nel decennio precedente era stato la spalla di Peter Gabriel, nonché membro dei King Crimson). Levin è co-autore di due brani, “L’abito della sposa” e “Stella benigna”: la prima delicata e jazzata, la seconda decisamente più marcata dal suono del musicista americano. Ma le canzoni più belle sono quelle “classiche”: come “Labile”, appunto, e “L’angelo e la pazienza” (impreziosita da una fisarmonica).

Il disco si chiude con uno strumentale, “Speakering”, basato sul piano, e con campioni sonori parlati in sottofondo: uno squarcio nel futuro. Perché la produzione di Fossati, dopo questo album si fa più rarefatta. Una raccolta nel ’98, un disco di inediti dopo 4 anni, “La disciplina della terra”. E poi nel 2001, “Not one word”, disco senza voce, solo strumentale, in cui è protagonista sempre (e solo) lui, il piano.

"Macramè" di Ivano Fossati  è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani. 
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