NEWS   |   Recensioni concerti / 26/08/2015

Prodigy al Campovolo di Reggio Emilia: il report del concerto

Prodigy al Campovolo di Reggio Emilia: il report del concerto

A un anno dalla loro ultima calata nel nostro paese, tornano i Prodigy per presentare il loro ultimo disco, "The day is my enemy", che ha il merito di riportare fuori con prepotenza il nome della band inglese che ha ispirato, e sta continuando ad ispirare, tantissimi artisti dell’attuale scena EDM cresciuti a pane e Prodigy.
Preceduti dal bravo rapper Salmo che scalda il pubblico accorso a Reggio Emilia, dopo le 22 salgono sul palco i Prodigy ed è subito festa. Un’immensa discoteca che si muove sulle note delle straconosciute "Breathe" – che apre le danze, nel vero senso della parola  – "Smack my bitch up", "Firestarter!, tutte tratte dal lavoro tuttora più conosciuto della band, "The fat of the land", pubblicato ormai quasi vent’anni fa.
 
La band attinge da tutti e cinque i dischi pubblicati in venticinque anni di carriera, ad esclusione del deludente "Always outnumbered, never ougunned", inciso per altro senza l’apporto dei due componenti più riconoscibili della band di Braintree, Keith Flint e Maxim. Proprio loro sono gli animali da palco che trascinano gli oltre cinquemila presenti a cantare e a ballare sulle note dei ripescaggi più applauditi della serata, vale a dire le ottime versioni di "Voodoo people" e "Their law", entrambe tratte dal classico "More music for the jilted generation".

Keith Flint balla e si muove per tutto il palco come un ossesso, ma è un po' imbolsito e la sua performance vocale in "Firestarter" risulta sottotono. Poi c'è l'MC Maxim, che con una certa dose di coraggio – siamo ad agosto!  – si presenta sul palco avvolto in una pelliccia. È lui il vero mattatore, che ha il compito di incitare e caricare il pubblico, ripetendo “Where are my people? Where are my Prodigy people?".

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Ormai prossimi ai cinquant’anni e forse senza più l’impeto e la dirompente carica punk che contraddistingueva i loro concerti negli anni novanta, i Prodigy dimostrano di sapere ancora tenere in pugno il pubblico. Il loro non è infatti un concerto nostalgico del genere “senti quanto eravamo fighi nei 90's”, anzi la band non si tira indietro e durante l’ora e mezza a disposizione propone molte canzoni presenti nel loro ultimo disco in studio, da Nasty a Wild Frontier fino ad arrivare all’epica "The wall of death", sorretta dal wall of sound creato dalla tastiere e dai synth di Liam Howlett, da sempre il vero cuore della band. In definitiva si può parlare di un disco che riesce a convincere anche nella sua dimensione live anche grazie all'apporto della chitarra di Rob Holliday che si occupa di dare carica rock e spessore al sound del gruppo.
La band chiude il set poco dopo la mezzanotte salutando il pubblico sulle note di Take Me to the Hospital (mai canzone finale fu più azzeccata, a giudicare da certe facce viste nel post concerto). Un pubblico variegato, che va da ventenni che nemmeno erano nati quando i Prodigy muovevano i primi passi nel music business, ai quarantenni che invadevano le discoteche nei Novanta muovendosi sulle note dei successi di The Fat of the Land.
 
Keith Flint durante una recente intervista al New Musical Express ha rivelato: “Credo che il gruppo prima o poi arriverà alla fine. E dovrà succedere presto, prima di essere costretti a volerlo per raggiunti limiti di età”. Se quindi questa fosse stata una delle ultime esibizioni dei Prodigy si potrebbe già dire che la band, senza apparire troppo vecchia o "cotta", è riuscita a portare a casa un concerto dove la rave music e il punk si sono mischiati per fare ballare, forse per l’ultima volta, i loro tanti fan italiani.

(Luca Villa)

SETLIST

Breathe 
Nasty 
Omen 
Wild Frontier 
Firestarter 
Roadblox 
Rok-Weiler 
The Day Is My Enemy 
Voodoo People 
Get Your Fight On 
Run With the Wolves 
Invaders Must Die 
Medicine 
Smack My Bitch Up 

Encore:
Their Law 
Wall of Death 
Take Me to the Hospital 
Out of Space 

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