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NEWS   |   Pop/Rock / 18/08/2015

Sziget Festival 2015, è ancora record: i commenti di chi ci ha suonato e degli organizzatori - FOTO GALLERY

Sziget Festival 2015, è ancora record: i commenti di chi ci ha suonato e degli organizzatori - FOTO GALLERY

Se solo lo scorso anno il festival che da oltre due decenni si svolge in estate sull'isola di Oboda, a pochi chilometri dal parlamento della capitale magiara, aveva fatto segnare il suo record storico di affluenza, con poco più di 400mila spettatori distribuiti in sette giorni, nel 2015 lo Sziget ha sbancato ancora una volta, riconfermandosi sempre più come evento internazionale di punta, capace di attirare sotto si suoi tanti palchi pubblico da 95 paesi differenti. E con centinaia di artisti battenti quindici nazionalità diverse la creatura di Károly Gerendai - visionario fondatore e patron della manifestazione che negli anni Novanta, poco dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia, partì con l'idea (allora folle, per un paese dell'ex blocco sovietico) di organizzare un festival musicale per studenti - sente di poter ancora migliorare. Senza complessi numerici e senza necessariamente allargarsi...

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Tanto per cominciare, qualche numero: gli organizzatori al botteghino hanno contato 441mila biglietti staccati (il dato ufficiale è stato reso noto nella mattina di oggi, martedì 18 agosto), venduti metà a stranieri e metà a ungheresi. Tra il pubblico, la delegazione olandese si è riconfermata ancora una volta la più numerosa, seguita - nell'ordine - da quella inglese, francese, tedesca e italiana. Robbie Williams, in apertura, ha chiamato intorno al main stage 80mila persone, ma la serata di venerdì - animata da Kasabian, Avicii e Gaslight Anthem, tanto per citare i nomi più noti - ha alzato l'asticella di 10mila presenze a 90mila. A gestire la folla sono stati 600 volontari - ragazzi ingaggiati per sei ore al giorno e ricompensati con l'accesso agli spettacoli - ingaggiati direttamente dai promoter, con l'ausilio di colleghi affiliati ad altre organizzazioni no profit.

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Con un budget aumentato del 25% rispetto all'edizione dello scorso anno (ma con un incremento del prezzo dei biglietti del solo 10%, precisano con orgoglio gli organizzatori), quando l'evento mosse approssimativamente 20 milioni di euro, la logica commerciale corrente che non considera che la crescita come unica condizioni sana possibile imporrebbe come obbiettivo l'ampliamento di venue e bill, già da anni elefantiaci. Ma chi del festival tiene il timone la pensa diversamente.

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"Non avevamo un piano preciso quando abbiamo iniziato, 23 anni fa, e allora mai avremmo pensato un domani di poterci trovare - noi, che operavamo ai margini dell'Europa, dove la cultura del festival non sapevamo nemmeno cosa fosse - a guidare una delle manifestazioni più internazionali del continente", spiega Gerendai, fondatore dello Sziget, che insieme al suo team di collaboratori ha cercato di buttare uno sguardo al festival che sarà. "L'industria dell'intrattenimento musicale dal vivo sta prendendo una piega pericolosa: non vogliamo scendere in competizione con le altre manifestazioni, europee e non, per aggiudicarci gli headliner a colpi di cachet. Sia chiaro, gli headliner ci sono sempre stati, e ci saranno sempre: i Kings Of Leon, per dire, questa estate hanno avuto in programma solo pochissime date, in Europa, e una era da noi. Ne siamo fieri, ma non vogliamo che il nostro diventi un festival di headliner. E' sempre difficile spiegarlo, soprattutto a chi non ci è stato. Lo Sziget ha uno spirito molto particolare, e il consiglio che diamo a tutti quelli che lo visitano la prima volta è quello di non fermarsi ai parchi principali, ma di addentrarsi a scoprire gli angoli più nascosti, i punti meno noti. Questo è il festival che abbiamo sempre voluto e che vogliamo continuare a organizzare".

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L'isola delle libertà, come la chiamano loro, è però circondata dal mondo, che non è sempre bello e colorato: le Pussy Riot, chiamate a sorpresa in veste di oratrici presso il tendone Magic Mirror (spazio da quindici anni consacrato alla cultura lgbt), potrebbero aver indispettito il premier magiaro Viktor Orbán, politicamente molto vicino a Putin e non esattamente un liberal.

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"Vorremmo essere chiari, riguardo a questo: non siamo qui per dare risposte politiche", spiegano gli organizzatori, "Le uniche risposte che intendiamo dare sono artistiche. Sull'Isola della Libertà ci è parso giusto invitare a dare una testimonianza le Pussy Riot, che di libertà hanno un'idea molto precisa. Non le abbiamo invitate per fare un dispetto a qualcuno". L'anno prossimo il festival, che avrà luogo dal 10 al 17 agosto - "da mercoledì a mercoledì, una tradizione che abbiamo scelto di recuperare dalle prime edizioni", ospiterà anche un palco dedicato alla musica dei migranti, che coinvolgerà attivamente anche enti e associazioni che operino in favore dei profughi. Tanto per rispondere - sempre artisticamente - al muro anti-profughi che lo stesso Orban sta erigendo lungo il confine serbo-ungherese...

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E' ormai da qualche anno che tra le chiacchiere che i nostri connazionali in visita sull'isola di Oboda si scambiano l'argomento "magari da noi ci fosse una cosa così" è presenza fissa. "Io qui ci ho suonato la prima volta nel '94, e ogni anno che ci torno lo trovo sempre più grande, più colorato e più bello. E in Italia, di solito, quando qualcosa diventa davvero grosso si tende a iniziare a sparargli addosso merda per tagliargli le gambe": Roy Paci, che oltre ad essere un veterano dello Sziget - essendo giunto nel 2015 alla sua quarta apparizione - ha una certa esperienza anche in veste di organizzatore di eventi (a proposito: "Se farò il direttore artistico del prossimo Prima Maggio a Taranto? Se il Comitato mi chiamerà ancora una volta, sarò felice di mettermi al suo servizio"), a spiegarsi questo atteggiamento fa una certa fatica. "Penso al Soundsplash, che emigrando in Spagna è diventato uno degli eventi reggae più rilevamenti a livello mondiale: farcelo scappare è stato un suicidio. Perché quando manifestazione come lo Sziget riescono a prosperare prospera anche la comunità che la ospita. In termini economici un festival del genere - per l'indotto che ingenera, e per un sacco di altre ragioni - ha la valenza quasi di una manovra finanziaria, se non altro a livello locale. Invece noi i cervelli li lasciamo scappare, e insieme a essi quello che organizzano. Credo che la gente debba fare una rivoluzione, e fare quadrato nel difendere manifestazioni del genere".

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Invece la storia è nota a tutti: se non sono le istituzioni, spesso sono i cittadini stessi - magari consorziandosi in comitati di quartiere - a respingere iniziative del genere, un po' per timore di un impatto ambientale potenzialmente traumatico ma soprattutto per amore del quieto vivere. "Migliorare la percezione della cultura che c'è a casa nostra è qualcosa di incredibilmente sminuente", riflettono i Lo Stato Sociale, che solo qualche giorno fa hanno debuttato allo Sziget sull'Europa Stage, "Fare crescere culturalmente un popolo passa anche attraverso manifestazioni del genere, di certo non limitandosi a dire che certe cose disturbano o danno fastidio. In Italia è un concetto difficile da fare passare. Da noi chi muove le cose ha paura dell'aggregazione: festival del genere creano una rete, prima locale, poi internazionale, e fanno paura, perché metteno allo scoperto tante cose, ponendo un confronto tra persone differenti. In Italia c'è il timore che venga fuori qualcosa di migliore. E c'è paura anche nell'organizzare, perché ci vuole uno stimolo, un gruppo di persone che dia il via a un festival del genere. Magari mancheranno anche le risorse, d'accordo, ma finché dall'alto non si smetterà di rompere troppo i coglioni certe cose non accadranno mai...".

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Questione di percezione, magari, ma anche di ambiente: Ettore Folliero, alla guida di L'Alternativa e direttore marketing Sziget per l'Italia, lo sa bene. Cita precedenti (tristissimi e perfettamente evitabili), e si è fatto un'idea precisa su come - e perché - sull'isola di Oboda si compia una magia così difficile da ripetere alle nostre latitudini: "I ragazzi qui escono dal quel recinto che da noi gli hanno costruito attorno, di conseguenza non hanno bisogno di mostrare alcuna aggressività per smaltire frustrazione o altro. Se riuscissimo a farlo anche da noi, probabilmente riusciremmo a vedere famiglie con bambini e anziani frequentare abitualmente i grandi eventi dal vivo". Anche se proporzioni del genere portano inevitabilmente con sé diversi problemi, primo tra tutti quello di gestione della massa: "Andare numericamente oltre sarebbe troppo stressante, sia per chi il festival lo organizza, sia per chi lo frequenta. Due o tre serate con grandi headliner vanno bene, ma poi ci vuole un po' di respiro. Il problema dell'adeguamento dei servizi si ripropone ogni anno, e di anno in anno, con grande sforzo, i servizi vengono migliorati".

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Nel frattempo, però, la spedizione tricolore sulle rive del Danubio prosegue: "Siamo riusciti a mantenere i numeri dell'anno scorso, in termini di presenza di pubblico italiano", prosegue Folliero, "Il fatto che certi headliner siano stati selezionati per andare incontro alla platea del pubblico generalista, come Avicii o Robbie Williams, potrebbe avere in un certo senso influito su questo dato. Con Puglia Sounds stiamo definendo i piani per lo Sziget che verrà: per ora sugli artisti italiani grava ancora il pregiudizio che piacciano solo ai propri connazionali. Vorremmo sfatare definitivamente questo mito, magari rafforzando - per la prossima edizione - la presenza di artisti italiani sui palchi dedicati alla musica elettronica, che - quest'anno - sono stati territorio dominato quasi completamente dai dj olandesi".

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"E comunque lo Sziget non è un festival, è una vacanza", conclude Folliero: "In altre manifestazioni internazionali, anche di altissimo profilo, i contenuti extra musicali sono un contorno. Qui, invece, sono parte integrante dell'offerta".

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"E' il nostro spirito, è sempre molto difficile da spiegare ai giornalisti", aveva del resto ribadito Andras Berta, responsabile delle relazioni internazionali della manifestazione, durante l'incontro con la stampa: "Non ci sono solo i concerti, gli headliner, gli show. E' una visione che stiamo portando avanti da più di vent'anni. Bisogna viverla almeno una volta, per capirla...". 

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