"La felicità è facile" di Massimiliano Nuzzolo, un libro che suona bene

"La felicità è facile" di Massimiliano Nuzzolo, un libro che suona bene

“La felicità è facile” di Massimiliano Nuzzolo non è un libro “musicale”, va detto subito. Non è dedicato a questo o quel musicista. E’ un libro ricco di interpretazioni e stratificazioni, che a leggerlo “suona” - e lo fa decisamente bene.
L'autore, d’altra parte, ha sempre amato dichiaratamente la musica: produttore indipendente di svariati artisti come Soluzione (figliocci del fu filosofo Sgalambro), Trans, Kyrie, Jacopo Gobber, Circo San Vito, ecc.,  da scrittore - come per Tondelli, uno dei suoi maestri nominati – la musica è presente nel tessuto stesso di tutti i suoi libri. Cito “L’ultimo disco dei Cure”, fortunato romanzo d’esordio ambientato nel mondo della discografia, con la band di Robert Smith a fare molto più che da “sottofondo”; e altrettanto importante è ricordare “La musica è il mio radar”, edito da Mursia, e il romanzo “Fratture” dove si possono incontrare i Sigur Ròs e Lou Reed.
Nella raccolta “La felicità è facile” le coordinate musicali sono tracciate per il lettore sin dal titolo. Il titolo richiama la canzone dei Talk Talk che apre l’album “The colour of Spring” (Emi, 1986). Oltre alla citazione, questa è una vera dichiarazione di intenti.  
Alcuni riferimenti musicali, com'è tipico nello stile di Nuzzolo, si possono scoprire poco a poco come evocazioni, suggestioni e ambientazioni; altri invece emergono sin dall’incipit dei racconti, come nel checoviano “Com’è bello il vino”, crepuscolare frammento di vita di un musicista in cui Piero Ciampi e i La Crus fanno capolino, o in “Mongoloide” che rimanda senza esitazioni ai Devo. Nel racconto “Il volo” quel “nuotano nell’aria” evoca un brano dei Marlene Kuntz dei tempi migliori. La musica funky dei B movie tanto cari a Tarantino risuona nel mirabolante e sperimentale “Mestre tossica”. In “Perché non posso essere te?” ecco “The Wall” dei Pink Floyd e le immagini del film di Alan Parker del 1982, “Television, the drug of the nation” dei Disposable Heroes of Hiphoprisy (da “Hypocrisy Is the Greatest Luxury”, 4th & B'way/Island/Polygram, 1992) e un misterioso brano dei Police a chiudere il racconto, ma una citazione sta anche nel titolo: “Why can’t I be you?” dei Cure, tratta da “Kiss me, Kiss me, Kiss me” (Fiction,1987). Questo album offre anche un’altra suggestione, questa volta baudeleriana, nel racconto “L’amore è alieno e fa morire”, con la splendida “How beautiful you are”.
In “Jurassik Punk”, oltre alle colonne sonore del pluripremiato John Williams canticchiate dal giovane protagonista, è Lucio Battisti con “I giardini di marzo” a suonare attraverso le cuffiette del suo iPod durante una passeggiata per le strade della città. Giorgio Canali di “Rojo” (La tempesta, 2011) e i Litfiba di “Desaparecido” (IRA, 1985) riecheggiano come spari in “Oltre ogni ragionevole dubbio”.
Nel racconto “Siamo tutti uguali davanti a Dio” esplode l’hard rock dei Led Zeppelin di “Good times, bad times”, “Dazed and confused” e “Communication breakdown” ("Led Zeppelin I", Atlantic Records, 1969) contrapposto al glam di David Bowie e del suo “The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars” (RCA, 1972) .
Ma è in “Mio nonno aveva un vocoder” che assistiamo a un vero tripudio musicale e a un dichiarazione d’amore nei confronti della Musica: ecco i Rockets a fare da pretesto per guardare da vicino, tra il serio e il faceto, una delle vicende più atroci della storia dell’umanità attraverso la storia del Vocoder, dal suo inventore Homer Dudley a Wendy Carlos, Robert Moog (e il sintetico Ludwig van Beethoven della soundtrack di “Arancia Meccanica” di Stanley Kubrick), passando per i Kraftwerk, Stockhausen e la musica elettronica di ricerca per arrivare ai “technocrati” Daft Punk e Chemical Brothers, ai Soluzione e alle star del pop. E poi “Up the beach” dei Jane’s Addiction forse solo evocata nel salingeriano “Io e Frank”, qualche rimando ai Jesus & Mary Chain, e numerose altre “musiche” che lasciamo al lettore il piacere di scoprire leggendo e andando a cercare tra dischi, libri, film e opere d’arte, spesso sotto gli occhi di tutti quotidianamente, altre volte un po’ più nascosti, ma che in questo libro, orchestrati con maestria, suonano decisamente bene.

Ugo Sette

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