Led Zeppelin, ecco cosa c’è nelle ristampe di ‘Presence’, ‘In Through the Out Door’ e ‘Coda’

Led Zeppelin, ecco cosa c’è nelle ristampe di ‘Presence’, ‘In Through the Out Door’ e ‘Coda’

Due pezzi con le tablas e i flauti della Bombay Orchestra, uno strumentale pianistico mai sentito prima e inaspettatamente romantico, un paio di buoni inediti risalenti al periodo 1968-1970, una versione veemente di un vecchio blues di Willie Dixon, una traccia vocale inattesa e spiazzante. Sono le novità contenute nelle nuove versioni degli album dei Led Zeppelin “Presence” (1976), “In through the out door” (1979) e “Coda” (1982) uscite venerdì 31 luglio. Le ristampe chiudono la campagna di ripubblicazione di tutti gli album in studio del quartetto inglese inaugurata nel giugno 2014 e curata personalmente dal chitarrista Jimmy Page. Esattamente come per le riedizioni precedenti, gli album sono stati rimasterizzati e nelle versioni deluxe sono accompagnati da un compact disc d’inediti e rarità, che diventano due nel caso di “Coda”. Gli ultimi tre non sono gli album migliori dei Led Zeppelin. La band godeva di un successo immutato e continuava a segnare record d’incassi, ma la stagione migliore era alle spalle e un mix di cattive abitudini e incidenti ne stava minando la solidità. Pur segnando la parabola discendente del gruppo, i tre album ne segnalano la tensione al cambiamento. Pochi inediti aggiungono qualcosa a quanto sapevamo del gruppo: in molti casi si tratta di mix alternativi che differiscono dagli originali per una questione di sfumature.

I Led Zeppelin arrivarono alla registrazione di “Presence” in affanno: Robert Plant era reduce da un incidente automobilistico, Page continuava a usare eroina, il batterista John Bonham a bere. Il disco fu registrato nello studio di Giorgio Moroder a Monaco in appena un paio di settimane, con Plant che stava in piedi grazie a un bastone e non al suo meglio dal punto di vista vocale, e Page costretto a registrare gli assoli in un solo giorno. Eppure il risultato vive del perfezionismo del chitarrista/produttore e della sua capacità di trovare un timbro adatto a ogni canzone, a ogni passaggio. Non ci sono melodie epocali, ma abbondano le ottime performance e la pulizia sonora è senza precedenti. I brani aggiunti alla ristampa dell’album sono cinque di cui solo uno inedito. Si tratta di “10 ribs & all/Carrot pod pod (Pod)”, uno strumentale di oltre 6 minuti e mezzo registrato nel novembre 1975 e basato sulle note di pianoforte lente e meditative che cresce inglobando parti di chitarra elettrica e acustica. È un ottimo brano – a meno che non si detestino certi sentimentalismi anni ’70 – ma è difficile ricondurlo al canone degli Zeppelin, avendo piuttosto l’aria della bozza di una ballata AOR di grande respiro. È una delle rivelazioni più interessanti dell’intera campagna di rimasterizzazioni inaugurata nel 2014. Gli altri quattro sono diversi mix effettuati durante le session. Sorprende solo la traccia vocale del funk “Royal Orleans”, interpretata in modo parodistico quasi a sottolinearne il carattere umoristico. La voce è gutturale e si stenta a credere che a cantare sia Robert Plant. È lui o forse John Bonham, come è stato ipotizzato? Nemmeno la casa discografica che ripubblica i cd ha a disposizione crediti dettagliati da consultare. E i libretti hanno sì belle foto, poco viste se non inedite, ma nessuna nota di copertina degna di questo nome.

Come ha spiegato recentemente Page, “In through the out door” è un disco in cui la presenza di John Paul Jones è predominante, sia in termini di scrittura, sia di arrangiamento, avendo fatto largo uso di una tastiera Yamaha. Con Plant in lutto per la morte del figlio Karac e Page distratto dalle droghe, o almeno così dice la storia, venne fuori l’album meno “zeppeliniano” degli inglesi. Il dischetto bonus è il meno interessante di quest’ultima ondata di ristampe e offre mix differenti di ognuna delle sette canzoni presenti nell’ellepi del 1979, alcune dal titolo diverso (“Southbound piano” per “South bound Saurez”, “The Epic” per “Carouselambra”, “The hook”per “All my love”, “Blot” per “I’m gonna crawl”). Si tratta di mix di prova dal suono più compresso che differiscono dagli originali sono per piccoli dettagli sonori. Pochi appassionati noteranno il diverso peso attribuito agli strumenti di “Carouselambra”, la traccia aggiunta che offre un’esperienza di ascolto più interessante, col risultato che la versione alternativa di “In through the out door” suona effettivamente diversa dall’originale, ma senza offrire alcun miglioramento o cambiamento sostanziale.

“Coda” è solo in teoria il meno interessante dei tre dischi essendo una raccolta di pezzi inediti appartenenti a varie fasi della band assemblata dopo la morte del batterista John Bonham e lo scioglimento del gruppo avvenuto nel 1980, quando operazioni di questo genere non erano all’ordine del giorno. Page l’ha trasformato in un “Super Coda”, tre dischetti per un totale di 23 tracce ampliano scopo e risultati dell’operazione. La grande novità è rappresentata dalle due tracce registrate nell’ottobre 1972 da Page e Plant in India con la Bombay Orchestra, già noti in versione bootleg. Si tratta di versioni di “Friends” e “Four sticks” (qui titolata “Four hands”) che mostrano l’inclinazione dei due musicisti già all’epoca verso le musiche del mondo, la stessa inclinazione che avrebbe dato luogo ventiquattro anni dopo al progetto “No quarter”. Furono registrati negli studi EMI di Bombay, oggi Mumbai, nel corso di session che Plant definì “sperimentali” per cercare di capire “quanto potesse essere facile trasporre le nostre idee nello stile raga e nelle menti dei musicisti indiani”. Plant non canta in “Four hands”, il suono di tablas e flauto domina l’esecuzione tant’è che è difficile considerarla una traccia dei Led Zeppelin. La fusione è più compiuta ed evidente in “Friends”, con una ripresa sonora della voce di Plant molto naturale, dal suono quasi saturo. E si finisce per fantasticare sul possibile destino del gruppo se avesse preso questa direzione.

Il nuovo “Coda” contiene anche gli inediti “Sugar mama” e “St. Tristan’s Sword”. Il primo mostra il gruppo durante le session del 1968 che diedero vita all’album di debutto e sembra l’anello di congiunzione fra il passato di Page negli Yardbirds e il futuro che sta per arrivare. Il secondo, più interessante, è uno strumentale datato 1970 basato su una serrata frase ritmica di Bonham e Jones su cui Page giganteggia passando da riff accennati a soli distorti. È da ascoltare “If it keeps on raining”, datata 1970, un primo tentativo di incidere “When the levee breaks” dal feeling piuttosto diverso rispetto al pezzo che sarebbe emerso in “Led Zeppelin IV”. Riemergono anche tracce rare ma già note come “Hey hey what can I do” e “Baby come on home”. Tratta dalle session dell’esordio, quest’ultima mostra il gruppo in uno stadio iniziale della sua elaborazione personale della musica nera, molto più tradizionale e fedele alla sintassi del soul di quanto siamo abituati a sentirli. Un altro pezzo forte è “Bring it on home” del bluesman Willie Dixon, qui in un’esecuzione dell’estate del 1969 veemente, selvatica, eccitante, da pugno nello stomaco, molto diversa da quella contenuta in “Led Zeppelin II” e simile al modo in cui la facevano dal vivo. Le versioni alternative dei pezzi già contenuti nell’album del 1982 possono suonare ridonanti e un solo cd aggiuntivo sarebbe bastato a contenere tutto il materiale interessante e mai pubblicato prima, ma questo nuovo “Coda” è divertente da ascoltare nella sua leggerezza e nella sua incoerente varietà.

I tre album sono riediti in varie versioni: cd (o vinile) singolo con l’album album originale rimasterizzato; deluxe edition con l’aggiunta del cd (o del vinile) di inediti; download digitale; super deluxe box set con compact disc, vinili, libro hardcover. Le copertine delle versioni deluxe sono state rimaneggiate rispetto alle originali giocando sulle variazioni cromatiche. Al centro di quella di “Presence” resta sempre l’oggetto misterioso che all’epoca fece scervellare i fan, un monolito modello “2001 Odissea nello spazio” che rappresenta plasticamente il potere misterioso dei Led Zeppelin. Queste saranno anche le loro incisioni meno convincenti, ma quasi quarant’anni dopo emanano ancora un fascino speciale.

(Claudio Todesco)

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