Lenny Kravitz e Gary Clark Jr. in concerto al Lucca Summer Festival - LIVE REPORT

Lenny Kravitz e Gary Clark Jr. in concerto al Lucca Summer Festival - LIVE REPORT

Ore 22:10. Lenny Kravitz ha appena eseguito “Frankenstein”, primo pezzo del suo set. Pausa. Inizia l'intro di basso e batteria di “American Woman”, la canzone dei Guess Who che l'artista fece sua nel 1998. Parte il suo riffone di chitarra ritmica, ma non è la “sei corde” giusta. Quindi ferma tutto: luci spente e cambio chitarra. Riparte l'intro, Lenny fa per suonare le sue note, ma non esce alcun suono. “What a fuck!!”. Al terzo tentativo, dopo che Lenny ha un po' gigioneggiato col pubblico per farsi passare l'incazzatura, tutto riparte. L'errore sulla chitarra non è assolutamente consentito, perché quella che si è svolta ieri sera al Radio2 Lucca Summer Festival è stata una sorta di notte della chitarra elettrica.


Ma partiamo dall'inizio. Ad aprire le danze alle 20:00 sono i London Souls, duo (chitarra e batteria) di New York che in questi ultimi anni si sono fatti notare suonando con Roots e Black Crowes, riempiendo luoghi simbolo del rock come la Bowery Ballroom a Manhattan. Il loro è un bel rock sporco, più vicino come impostazione a quello dei White Stripes piuttosto che ai Black Keys: sono solo in due ma il loro suono riempe il palco come un quartetto particolarmente potente.


Il breve set dei London Souls è un viaggio nel rock più ancestrale: dentro c'è molto Led Zeppelin ma anche echi più soul e psichedelici, Sly Stone e Zombies: la conclusiva “Steady” ricorda la già citata “American Woman”, e anche la voce del chitarrista Neal Tash somiglia molto al Kravitz di “Let love rule”, non è quindi un caso che l'abbia voluti come band di supporto del suo ultimo tour. Nome assolutamente da tenere in mente.


Dieci minuti di cambio palco ed ecco che arriva direttamente da Austin Gary Clark Jr. Per molti è una novità, ma per chi segue con attenzione la scena rock blues sa che è un'assoluta certezza. Lo conferma anche qui nella Piazza Napoleone che nel frattempo si sta rapidamente riempiendo. Il viaggio nella chitarra rock blues immaginato dai tipi di D'Alessandro & Galli per questa serata continua e il texano è forse oggi una delle scelte migliori che potessero fare.


Parte subito con “Bright lights” forse la sua canzone più bella, tratta dal suo primo ep, così roots e grezzo, attirando l'attenzione di Keith Richards e Clapton che al tempo vollero assolutamente suonare con lui. Il quartetto gira benissimo, con l'altro chitarrista - Erick “King” Zapata, con addosso un poncho che sfida le leggi della termica – con il quale alterna i lunghi assoli che prendono ispirazione da Jimi Hendrix ma anche dal Prince più rock. Ma non è solo la tecnica chitarristica che stupisce: Gary Clark ha anche una bella voce potente e uno straordinario falsetto che tinge di caldo soul alcune sue composizioni.


Dispiace che in studio non sia ancora riuscito ad esprimere tutto il suo potenziale; il suo "Blak and Blu" del 2012, prodotto addirittura dal presidente della Warner Rob Cavallo che voleva far diventare quel ragazzone di due metri il nuovo Kravitz, era un pasticciaccio brutto pop rock. Il talento di musicista e le qualità di composizioni ci sono, e quindi lo aspettiamo al varco del prossimo disco.
Ora però il palco è tutto per Kravitz e la sua band di 10 elementi per far divertire la piazza che alla fine conta circa 8500 presenze.
A parte l'incidente iniziale, il concerto non ha avuto nessun altro intoppo. Anzi. In questa calda estate di live e festival rock più di una volta ci siamo lamentati del volume spesso troppo basso (è successo a Pistoia per Sting e anche a Lucca per Dylan), ma non è il caso di Kravitz: un tecnico del suono coraggioso ha sparato bassi e alti fino al massimo, mantenendo un suono pulito ma mettendo a dura prova le orecchie di chi si aspettava un concerto più pop glamour. Invece il set messo su da Kravitz è stato molto più rock e “chitarroso” di quello che ci si aspettava.


Il tour si intitola “Strut live” come il suo ultimo album, anche se la già citata “Frankestein” è l'unica canzone tratta dal disco, per un set che pesca in gran parte dai primi tre suoi lavori degli anni 90: poche le canzoni eseguite, solo undici in quasi due ore di concerto, alcune delle quali dilatate fino all'inverosimile, ed è un peccato perché il canzoniere mostrato da Kravitz nei suoi dieci dischi è ricco e di gran qualità. “Sister” parte come una classica ballata acustica e termina con una lunga coda con soli di chitarra hard rock, “Always on the run” dura circa venti minuti con tutta la band che si esibisce in lunghi assoli ad effetto – il trombettista intona anche “Fratelli d'Italia” e il tastierista si esibisce in uno efficace molto seventies con il Fender Rhodes – anche “Let love rule” sembra non finire mai, con Kravitz che scende dal palco, tra lunghi soliloqui di sax molto funk e code gospel.
I brani più soul come “It ain't over til it's over” o pop come “I belong to you” durano invece i canonici quattro minuti. L'impressione generale è che Kravitz voglia togliersi di dosso quella patina più pop mainstream per tornare ad essere considerato un musicista rock.
Per un paio di volte il buon Lenny Kravitz si toglie i suoi Ray-ban (cosa che Antonello Venditti non farebbe mai, neanche sotto tortura) rivelando i suoi 51 anni, che il suo fisico atletico e le sue mossette da gigione tradivano.


Tra i musicisti della band svettano il sassofonista Harold Todd, il chitarrista solista Craig Ross, la potente batterista Cindy Blackman. Un po' sottotono invece, al basso, Gail Ann Dorsey, famosa ai più per la sua carriera solista e per aver accompagnato in tour David Bowie per quasi 15 anni.
Si replica questa sera a Roma e mercoledì all'Hydrogen Festival di Padova.


(Michele Boroni)


SETLIST
THE LONDON SOULS
She's so mad
Certain appeal
Honey
The river
Steady

GARY CLARK JR.
Bright lights
Ain't messin' around
Hold on
Our love
When my train pulls in
Next door neighbor blues
Cold blooded
Numb
Don't owe you a thing
Grinder

LENNY KRAVITZ
Frankestein
American woman
It ain't over til it's over
Dancin' til dawn
Sister
Believe
Always on the run
I belong to you
Let love rule
Fly away
Are you gonna go my way

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