Alabama Shakes & Paolo Nutini al Lucca Summer Festival: il report del concerto - FOTOGALLERY

Alabama Shakes & Paolo Nutini al Lucca Summer Festival: il report del concerto - FOTOGALLERY

Quella di ieri sera, 8 luglio, al Lucca Summer Festival è stata la serata delle voci; quella delle grandi voci dove il bianco e nero si mescola e si confonde. Voci nere con il graffio rock, voci bianche con il calore soul e poi falsetti, urla, estensioni vocali da brividi, in un crocevia di rhtythm & blues, pop e funk. Anche se con risultati ed esiti differenti.
Ma partiamo dall'inizio.

Iniziamo dicendo che la formula del doppio concerto adottata quest'anno per alcune date del Radio2 Lucca Summer Festival funziona. Non più supporter debole + headliner forte come si è soliti fare, bensì due artisti/band di pari rilevanza, quanto meno per pubblici attigui tra gli appassionati di musica: alla fine quindi si vedono più o meno due concerti al prezzo di uno. E' questo il caso della combo Alabama Shakes + Paolo Nutini andata in scena ieri sera in Piazza Napoleone.

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Gli Albama Shakes sono una delle cose più fresche uscite negli ultimi anni della scena “indie rock” anche se mai etichetta fu meno appropriata, per attitudine e contenuto. La loro forza sta infatti nell'essere totalmente fuori da qualsiasi scena o moda del momento (se non forse quella del suono analogico di Jack White) e, proprio per questo, sono molto amati sia dai fan dei classic rock sia dagli hipster barbuti (e pure dal presidente Obama che li ha invitati a suonare alla Casa Bianca dopo il disco d'esordio). Questa era la loro unica data italiana in un tour che li vede presenziare nei principali festivaloni rock d'Europa e d'America.

Ma parlavamo di voci. Ecco, La Voce è quella di Brittany Howard, 26enne cronicamente sovrappeso, un passato da postina e giornate intere chiusa in camera a imparare a suonare la chitarra. Un talento non transitato dai talent e che oggi si presenta con un southern sound composto da soul magnetico, arrembante rhythm & blues e rock rurale. La sua voce arsa e fiammeggiante infuoca la piazza già di per sé ad altissima temperatura. E' difficile scegliere tra la decina di canzoni eseguite dalla band, spalmate in poco meno di un'ora: c'è il rock graffiante di “Dunes”, l'inno “Hold on”, c'è “Rise to the sun” tra atmosfere  sixties e muro di chitarre, l'arrangiamento articolato e modernissimo di “Future People”, e per finire le due perle del loro ultimo “Sound & Color”, “Give me all your love” e  “Don't wanna fight” in un equilibrio perfetto tra rock-soul, r&b e pop, con Brittany nella parte di una Janis Joplin contemporanea, leggera e non tossica.

C'è la voce, ma c'è ovviamente anche la band, qui in versione ampliata da fiati e coristi, affiatata e solida più che mai, con un suono che arriva dalla profonda Alabama e che punta dritto al cuore.

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Paolo Nutini invece qui gioca in casa. Nonno e padre sono di Barga, nelle colline montagnose della Garfagnana che sovrastano Lucca, anche se lui è nato e vissuto a Glasgow. Anche questa è la sua unica data italiana di questo tour estivo (la data di Trieste di fine giugno era stata annullata per maltempo).  
Giunto al terzo disco, in Inghilterra è diventato una celebrità al punto da fare più di un sold out all'O2 di Londra, senza per questo ricorrere a nessun espediente pop trash o puntare troppo sulla propria avvenenza (che obiettivamente c'è e colpisce molto il pubblico femminile): solo integrità, onestà emotiva e la sua genuina voce soul.  

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La scaletta del concerto pesca in gran parte dal suo ultimo “Caustic Love” - disco di platino in Uk –  un lavoro che alterna rivisitazioni del soul della Stax a pezzoni di pop contemporaneo.
L'impressione è che Nutini abbia litigato con le canzoni del suo primo album “These Streets”, o comunque non abbia più una gran voglia di risuonarle nella loro versione originale, così “New shoes” sembra irriconoscibile dentro “Jenny Don't be hasty”, e quelle perle pop come “These Streets” e “Last Request” vengono eseguite in modo scarno e acustico, forse per prendere ancora più la distanza dai vari James Morrison e James Blunt con cui spesso viene confuso. 
Poi però si cimenta in un pop sontuoso e cinematico come “One day” e “Iron Sky” che un po' stridono rispetto alla semplicità di modern classic come “Better man”.

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La sua voce è come sempre straordinaria, specialmente nelle venature più soul che ricordano davvero da vicino la potenza e la densità di Otis Redding e il “tiro” di Wilson Pickett. Sul palco Nutini è ancora un po' goffo tra una canzone e l'altra, specialmente quando c'è da interagire vocalmente con il pubblico o durante le presentazioni della band (che fa un ottimo lavoro di accompagnamento senza nessun elemento che spicca sugli altri) e questo ce lo rende più simpatico.

Il pubblico sembra gradire questo suo atteggiamento un po' sottotono - c'è anche una rumorosa e festante delegazione dalla Garfagnana – e durante i bis rende omaggio all'Italia cantando una versione chitarra e tromba di “Guarda che luna” di Fred “The Maestro” Buscaglione, canzone che gli cantava il nonno quando era piccolo.

Continuo a pensare che Paolo Nutini sia un artista talentuoso ma ancora in lotta con se stesso e alla ricerca della sua vera identità musicale, che deve ancora trovare. E' anche da leggere sotto questa luce il sincero ringraziamento che durante i bis Paolo Nutini ha voluto fare agli Alabama Shakes, una “delle band più forti di sempre”.

(Michele Boroni)

 

SETLIST - ALABAMA SHAKES
Dunes
Hang loose
Future People
Rise to the Sun
Hold on
Always Alright
Shoegaze
Be Mine
Give me all your love
Don't wanna fight

 

SETLIST -  PAOLO NUTINI
Scream (Funk My Life Up)
Let Me Down Easy
Coming Up Easy
Alloway Grove
Jenny Don't Be Hasty / New Shoes
Looking for Something
Better Man
These Streets
Diana
One Day
Cherry Blossom
Pencil Full of Lead
No Other Way
Iron Sky

Encore:

Tricks of the Trade
Numpty
Candy
Someone Like You
Last Request

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