Da riscoprire: la storia di "Darkness on the edge of town" di Bruce Springsteen

Da riscoprire: la storia di "Darkness on the edge of town" di Bruce Springsteen

Il disco più bello di Bruce Springsteen? E’ come chiedere se vuoi più bene al papà o alla mamma. “Born to run”, certo. “The river”. Ma un serio candidato è il disco che sta in mezzo: “Darkness on the edge of town”. Per certi versi, non rischia di essere solo il più bello, ma anche il più significativo.

Nel 1975 Springsteen aveva finalmente trovato il sound giusto e il successo, con “Born to run”, passando dallo status di eterna promessa a rockstar. Era trascinante dal vivo ma in studio non rendeva, si diceva. Poi arrivò quell’album e cambiò tutto. E poi cambiò tutto di nuovo. Alla fine delle registrazioni di “Born to run”, Springsteen conobbe un uomo che gli cambiò vita e carriera: Jon Landau, giornalista, che divenne il suo produttore e lo aiutò a trovare quel sound. Ma la presenza di Landau scatenò una guerra con Mike Appel, il suo manager. Una guerra lunga e sanguinosa: Appel aveva i diritti sulle registrazioni di Bruce, avendogli fatto firmare un contratto-capestro ad inizio carriera. A Springsteen venne di fatto impedito di entrare in studio per un anno e mezzo.

Quando finalmente tornò a registrare, nel ’77, si sfogò: decine di canzoni, molte delle quali solo abbozzate, alla ricerca di un suono ed un’identità diversa da “Born to run”. Tra tutte quelle canzoni scelse le più secche, le più cupe e introspettive, lasciando da parte tutte le altre (pubblicate poi nel 2010 in “The promise”, compresa quella che dà il titolo, in cui racconta proprio la fiducia tradita dall’ex manager).

“Darkness” uscì nel ’78. Venne registrato Los Angeles assieme a Jon Landau (co-produttore che era diventato anche suo manager), di Jimmy Iovine (ingegnere del suono: sì, quello che ora è a capo di Apple Music, che prima era a capo di Beats, e prima ancora della Interscope: insomma: sarebbe diventato uno degli uomini più potenti del music business) e di Chuck Plotkin (mix). Il trio elimina il “muro del suono di” Phil Spector, e fa sì che gli strumenti si sentano uno per uno, non tutti assieme. Le chitarre sono dritte e taglienti, le tastiere sono lì davanti, la sezione ritmica è ben presente a sostenere tutti: un suono più aperto, a sottolineare la drammaticità dei temi. Che non sono più quelli del sogno, della fuga, del rifarsi una vita.

“Darkness”, fin dal titolo, è un disco con brani meno epici e più disilluso.

“You spend your life waitin’ for a moment that just don’t come”, canta subito in apertura, in “Badlands”. Le canzoni parlano di lotta, della voglia del non rinunciare a quel sogno che ora, dopo il successo, è difficile da mantenere in vita. Le ossessioni di Bruce sono sempre presenti: la strada, le macchine, la notte: “Alcuni smettono di vivere e cominciano a morire un po’ alla volta, altri tornano a casa, si fanno una doccia ed escono in strada”, canta in “Racing in the street”, dove le gare diventano una metafora esistenziale - sottolineate da un finale in crescendo, dominato dalle tastiere di Roy Bittan e dal sax. .





L’epica, c’è ancora - qua come in “Badlands” e “The promised land”, che diventeranno classici dal vivo che ancora oggi non mancano mai in scaletta. Ma c’è il blues rabbioso di “Adam raised a cain” - ancora il rapporto difficile con il padre, che emergerà in tutta la sua cupezza in “Indipendence day”, su The River - la cupezza notturna di “Something in the night” e di “Streets of fire”.

E poi c’è quel finale in crescendo, che spiega il percorso dei personaggi, perché bisogna stare ai margini e attraversare l’oscurità per trovare la strada. Perché “le cose che possono essere trovate solo nel buio ai margini della città” sono quelle che poi ti salvano e ti fanno ripartire.

Nonostante tutte le difficoltà, o forse proprio per quelle, quello tra il ’75 e il ’78 è uno dei migliori periodi di Springsteen, se non il migliore in assoluto. Chi studia come sono fatte le storie - quelle dei romanzi, dei film - dice che i personaggi e la loro forza emergono quando sono messi sotto pressione, di fronte a sfide che sembrano troppo grosse. Springsteen ha dimostrato con “Darkness on the edge of town” che questa teoria vale anche per le storie vere: un capolavoro, prodotto in un periodo apparentemente buio, che regala ancora oggi emozioni e storie.

""Darkness on the edge of town” di Bruce Springsteen  è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani. 
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