John Legend al Lucca Summer Festival: il report del concerto

John Legend al Lucca Summer Festival: il report del concerto

Oltre la voce profonda, oltre la competenza dei musicisti sul palco, oltre uno spettacolo ricco ed elegante, le sfumature più sottili di ciò che mi aspettavo dal concerto di John Legend si sono manifestate fin da subito, durante l’esecuzione del secondo pezzo, “Hard times”. Il brano risale al 1971, scritto da Curtis Mayfield per la voce accattivante di Baby Huey e recuperato da Legend nel 2010 a fianco dei The Roots. L’interpretazione di questo classico del soul vecchio stile incarna la modalità di ascolto più pertinente per guardare a questo gigante del mondo della black music. Provare per credere: si conserva lo stesso smalto e lo stesso groove sensuale ma il suono attuale fa letteralmente “rotolare” il pezzo e la voce è personalissima, con gli accenti gloriosi del gospel e la morbidezza dei bassi.

In questa felice unione di origini e modernità, John Legend ha incantato Piazza Napoleone. Tutto ricorda il passato elegante dei grandi della musica soul, a partire dalle immagini del cantante e del gruppo, che vengono proiettate su uno schermo in bianco e nero. Ma non è tutto qui: le contaminazioni che restituiscono il suono al tempo presente si palesano già nei primi brani, con la cassa che rimbomba in quarti in “Tonight (Best you ever had)” o nelle parti di improvvisazione della sola voce in “Prelude”. Legend si muove sul palco circondato da due sinuose coriste, basso, batteria/percussioni, tastiera, chitarra e fiati. L’insieme è potente, regala un suono ben legato e coinvolgente in brani come “Love in the future”, ma l’atmosfera non si perde neanche nei momenti in cui il cantante si trova da solo sul palco con il pianoforte a coda, interpretando l’ultima novità “Please don’t go” o la più celebre “Ordinary people” in un vero e proprio tete-a-tete con il pubblico.

Tornano gli echi dei personaggi dai quali senza dubbio John Stephens ha tratto ispirazione prima di diventare “leggenda”: viene eseguita la cover di “Let’s do it again”, brano degli Staple Singers datato 1975 (anche qui c’è stato lo zampino di Curtis Mayfield!), e una azzeccatissima “What’s going on”, omaggio a Marvin Gaye che testimonia senza ombra di dubbio la predilezione di Legend per il tradizionale soul della Motown.

Legend rientra in solitaria per il bis e già dal primo accordo il pubblico sta già acclamando la delicata “All of me”: la piazza tira fuori la voce e il pezzo viene eseguito in coro. Ultima tappa della serata è “Glory”, singolo estratto dalla colonna sonora di “Selma” (2014) che ha portato il compositore alla vittoria dell’Oscar per la miglior canzone. L’andamento è epico, le coriste alimentano i crescendo dei ritornelli sopra l’immancabile pianoforte di Legend e i fiati antifonali contribuiscono a dare al pezzo la giusta aria solenne per terminare un concerto di grande qualità.

(Vittoria Polacci)

SET LIST:
Made to love
Hard times
Tonight (Best you ever had)
Prelude
Used to love you
Alright
Let’s do again (cover degli Staple Singers)
I can change
Love in the future
Save the night
Save room
P.D.A. (We just don’t care)
Please don’t go
Ordinary people
Green light

Who do we think we are
What’s going on (cover di Marvin Gaye)
Lay me down
You and I (Nobody in the world)
Caught up
So high

BIS:
All of me
Glory

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