Da riscoprire: la storia dell'album di debutto dei Rage Against The Machine

Nei primi anni ’90 un paio di parole e di generi musicali andavano di moda. Uno era “grunge”, ovviamente (vi abbiamo raccontato settimana scorsa della storia di “Ten” dei Pearl Jam). Poi c’era il “Crossover”. In realtà la parola si usa da sempre, in musica: ovviamente indica chi mischia i generi, li incrocia, li sovrappone. Ma nei primi anni ’90 andò ad indicare soprattutto chi univa ul rock con il funk, il rap, il metal, il punk.

In questo panorama c’erano i Rage Against The Machine, ed erano un mondo a parte, rispetto ai Red Hot Chili Peppers e agli nomi del genere. Il loro disco di debutto eponimo, datato 1992, è di quelli che hanno segnato una generazione. almeno quanto “Nevermind” dei Nirvana. Perché la rabbia, l’antagonismo, la ribellione avevano trovato una voce non nichilista, ma semplicemente incazzata, che usava suoni contemporanei, e per certi versi inaspettati.

I RATM, come verranno poi semplicemente chiamati, si formano all’inizio degli anni ’90 a Los Angeles: Zack de la Rocha cantava già in diversi band, Tom Morello suonava nei Locked Up, Brad Wilk suonava la batteria per Eddie Vedder quando questo viveva in California, prima dei Pearl Jam; poi arriverà anche Timmy Commerford. Il gruppo ci mise poco a farsi notare: una cassetta, con i brani di quello che sarebbe diventato il disco, iniziò a circolare già nel ’91. E poco dopo la Epic mise sotto contratto il gruppo. Il che fece storcere il naso: i riferimenti del gruppo erano l’hardcore, il punk. I testi espliciti. E la band firmava con una major: “La Epic ci diede tutto quello che volevamo, e continuò a farlo. Non vedemmo mai un conflitto ideologico, perché avevamo il controllo creativo”, dichiarò Tom Morello, anni dopo.

Dell’intransigenza la band fece una bandiera. In copertina c’era una famosa foto, premio Pulitzer, di un monaco vietnamita che si dava fuoco per protesta. E nelle note di copertina si leggeva “All sounds on their albums were produced using only guitar, bass, drums, and vocals”. Tutto naturale, nulla di contraffatto. E la musica, esplosiva: una unione di rap (la voce di Zack de la Rocha), una sezione ritmica che non aveva rivali, e i Tom Morello, uno dei migliori chitarristi degli ultimi decenni, le cui invenzioni e i suoni inusuali con lo strumento giustificavo quella frase nelle note di copertina. Questa miscela divenne pure un successo, grazie ad un brano non di certo leggero come “Killing in the name”: erano gli anni ’90, quelli in cui radio e TV non si facevano problemi a passare brani con le chitarre.



Il successo fu tanto e tale che la band ci mise ben 4 anni a dare un seguito. Proprio ciò che rese grande questo primo album rischiò di far scoppiare il gruppo: da un lato lo spirito barricadero di Zack De La Rocha, che mira ad una carriera solista - e per questo abbandonerà nel 2000. Dall’altro il resto della band, che si riformerà come Audioslave, con Chris Cornell alla voce, e con un approccio più tradizionale. I RATM torneranno a suonare qualche anno più tardi, ma senza produrre musica nuova. D’altra parte, mantenere i livelli di un primo album storico devastante come questo è un’impresa che avrebbe fatto impallidire chiunque. “Rage against the machine" rimane uno degli album più significativi degli anni ’90.

"Rage against the machine" dei Rage Against The Machine è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani. 
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