Patti Smith canta "Horses" a Villa Arconati: il report del concerto

Patti Smith canta "Horses" a Villa Arconati: il report del concerto

Patti Smith è disarmante. Ti toglie ogni difesa quando canta, quando parla, persino quando sbaglia o quando fa fatica. Quando mostra la sua età e la sua fragilità e soprattutto quando mostra la sua forza. Si chiama carisma.

Il concerto di Villa Arconati di ieri, 20 giugno, si è chiuso con una travolgente versione di “My generation” degli Who. La cantava già 40 anni fa, quando uscì “Horses”, il disco che ha suonato per intero nel concerto (e in questo tour). A fine show, Patti Smith imbraccia una chitarra elettrica, la percuote. Ma non la rompe come faceva Pete Townshend. “Have no fear!”, urla, mentre cerca di strappare le corde, con fatica. L’ultima sembra non venire via. Ma il messaggio è chiarissimo, anche se arriva da una donna di 68 anni che ha i capelli completamente bianchi. L’intensità è quella di una ragazza che ha tutta la vita davanti, eppure ha l’esperienza per parlare come una zia saggia.

Villa Arconati è un posto magico, alle porte di Milano. Ora i concerti si svolgono nella cavalleria, il prato a fianco della villa. Non più nel parco, quello dove nel ’96 Patti Smith fece un concerto memorabile, il primo da queste parti dopo il ritorno dalla lunga pausa. Ne sono seguiti tantissimi: io credo di averla vista più o meno più di 15 volte, in questi 19 anni. Da noi, ha suonato solo lo scorso inverno, in una serie di concerti acustici (che ora vengono venduti in un CD autografato, "Live in Italy" a 10€, disponibile solo al banchetto del merchandising). Ma quando la serata è magica, Patti Smith non ha rivali, e fa dimenticare ogni uscita discutibile di questi anni, ogni sovraesposizione.

E questa serata è magica: lo si capisce dalla luce che illumina la villa, che bisogna percorrere per intero, come un in labirinto. Arrivati nel prato, a destra del palco, dietro il muro, si intravede uno stupendo tramonto, e un quarto di luna che sale in cielo, con Venere e Giove al suo fianco, visibili come puntini luminosi. Si capisce che c’è un po’ meno gente del solito: l’ultimo concerto in questo posto, nel 2012 per presentare “Banga”, era stato decisamente più affollato (ma anche molto scarico).

L’inizio è “Gloria”, ovviamente. La band inizia un poco traballante: a fianco ci sono Lenny Kaye e Jay Dee Daugherty, membri originali del Patti Smith Group, Tony Shaanhan e il figlio Jackson, che nel ’96 era un ragazzino capellone che suonava “Smoke on the water”, sotto lo sguardo della madre, e oggi è un uomo che si prende buona parte degli assoli di chitarra, e lo fa con stile.

Ma già da “Redondo beach” inizia il crescendo, che culmina sul finale dell'esecuzione in sequenza del suo album di esordio. In “Land”, Patti Smith riesce a declamare nella stessa canzone la famosa frase “Jesus died for somebody’s sins, but not mine” e a citare Papa Francesco. Ma lo fa con naturalezza, come se le cose non fossero in contraddizione: disarmante, appunto. Come è disarmante quando anticipa “Elegie” dicendo: “Una piccola canzone che ho scritto per Jimi Hendrix. Ma sono passati 40 anni, e noi tutti nel frattempo abbiamo perso qualcuno che amiamo: questa è per Jimi, e per tutti i vostri cari”. Alla fine della canzone declama i nomi dei Ramones, di Joe Strummer, di icone scomparse della cultura americana, fino ad arrivare a Lou Reed: è il momento più intenso del concerto.

Subito dopo inizia la sezione “Greatest hits”, con “Dancing barefoot”. Patti Smith sbaglia l’entrata, ma fa un sorriso e riprende la canzone. Una bella versione di “Beneath the southern cross” e “Privilege” anticipano dopo un medley dei Velvet Underground cantato da Lenny Kaye e Tony Shanahan. Poi arriva “Because the night” presentata come “Una canzone che ho scritto con un amico, pensando a Fred Sonic Smith”, ovvero quello che sarebbe diventato suo marito. Il finale è ovviamente “People have the power”, poi “My generation”: due ore scarse di concerto, ma di quelle da ricordare.

Nel 2015 c’è ancora chi non ha visto dal vivo Patti Smith: le facce di chi ieri l’ha vista per la prima volta erano trasfigurate, come lo era la mia in quel 12 luglio 1996. E come lo era anche ieri sera, nonostante fosse l’ennesima volta che la vedevo. 

(Gianni Sibilla)

SETLIST
Gloria (In Excelsis Deo) 
Redondo Beach 
Birdland 
Free Money 
Kimberly 
Break It Up 
Land: Horses/Land Of A Thousand Dances/La Mer(de)/Gloria 
Elegie 
Dancing Barefoot 
Privilege (Set Me Free) 
Beneath the Southern Cross 
Rock & Roll / I'm Waiting for the Man 
Because the Night 
People Have the Power 

BIS
My Generation 

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