Esclusiva Rockol: Briga sulla vicenda della fan "maltrattata", "Una storia che mi fa male"

Esclusiva Rockol: Briga sulla vicenda della fan "maltrattata", "Una storia che mi fa male"

Questa intervista è un'esclusiva di Rockol. Informiamo i colleghi delle altre testate, nel caso intendano riprenderne delle parti, che è obbligatoria la citazione della fonte.

Prima ancora di lasciare spazio all'amarezza mista a rabbia "per i giornali preoccupati solamente di riempire le pagine di stronzate" Briga si permette di dare voce al suo sconforto: "E' una cosa che mi fa stare male: sono stato per sei mesi in TV, sto cercando di lavorare dopo un talent. E' come se qualcuno o qualcosa volesse mettersi di traverso tra me e i miei sogni".


Oggetto della riflessione del rapper è il clamore suscitato da un video diffuso in prima battuta via social e poi ripreso da molte testate giornalistiche online e non: ad accompagnare la clip, una nota di una ragazza, che sostiene di essere stata maltrattata dal cantante a un non meglio identificato "in store", evento promozionale - detto anche "firmacopie" - che prevede la presenza fisica di un artista in un negozio di dischi a beneficio dei proprio fan. E da qui Briga parte per raccontare la sua versione: "Eravamo in un centro commerciale di Napoli. Ci sono stato sei ore, dalle cinque alle dieci passate, perché i fan erano davvero tanti. Ora, io non ricordo esattamente cosa sia successo, perché in frangenti del genere può capitare di firmare anche dieci autografi in venti secondi".


Un'idea di cosa sia successo, però, il rapper ce l'ha: "Era verso la fine, ero stanco. Un addetto alla sicurezza del centro commerciale mi ha fatto una domanda relativa al funzionamento del 'firmacopie', che prevede che la precedenza venga data a chi si presenti munito con una copia del disco da firmare. Io ho risposto a lui che chi non aveva il disco doveva rimettersi in coda, dando priorità ai possessori dell'album, non di andarsene. Per il resto io la ragazza che ha girato il video non l'ho nemmeno vista. E comunque non mi sarei mai sognato di mandare via una persona solo perché non ha il mio album da farsi autografare: a Napoli ho firmato di tutto, dai cartelloni promozionali ai semplici foglietti di carta che mi venivano tirati da dietro le transenne. Non ci sto a passare per uno che manchi di rispetto a una fan che - magari - non possa permettersi di comprare il mio disco, perché non fa parte del mio carattere. Sarò anche stronzo di mio, ma le spine le tiro fuori solo quando mi rompono i coglioni. E i firmacopie non sono il caso, perché io in mezzo alla gente ci sto bene. E coi miei fan il più delle volte sono più disponibile che con la mia famiglia. A Napoli c'erano 3500 persone e sul fatto che 3499 si siano divertite posso giurarci".


Eppure, evidentemente, non basta. "Dall'altra parte della barricata non mi ci sono mai trovato, perché non sono mai stato il tipo da inseguire gli artisti che amo. Però, pur con tutta la buona volontà e l'affetto, è normale che ci siano delle regole. I 'firmacopie' si chiamano così perché sono occasioni dove un artista firma autografi. Non posso presentarmi e mettermi a completa disposizione delle volontà del pubblico. Un domani potrebbero presentarsi 2000 ragazze e tirarmi per il collo per darmi ognuna un bacio: io ho già la mia fidanzata e mia mamma che mi danno i baci, e solo quelli voglio. Non è giusto rimanere alla totale mercé del pubblico. Lo ripeto, comunque: quella ragazza non l'ho vista, probabilmente è stata fatta passare avanti dalla sicurezza. Ma la storia che le abbia negato un autografo perché non aveva il disco non è vera, semplicemente perché a Napoli di autografi non sui dischi ne ho firmati una marea".


Curioso che questa settimana si sia aperta e si sia chiusa con due incidenti che abbiano avuto per protagonisti due rapper: "Sì, Fedez l'ho sentito, qualche giorno fa, ma di quello che gli è successo non abbiamo parlato. Non so, non credo che il problema siano i social: se una cosa nasce e muore lì ha la portata che ha. Ma quando una cosa nata sui social viene rilanciata da testate giornalistiche la sua portata cambia. Io vengo da quel mondo, sui social ero noto prima ancora di 'Amici'. Dopo sei mesi in televisione, però, per un fatto del genere - che prima, appunto, sarebbe rimasto sui social - si sono scomodati addirittura i telegiornali". Il prezzo della fama, verrebbe da dire: "Sono comunque molto avvilito, questa storia mi ha fatto male. Ci sono artisti che agli 'in store' non guardano nemmeno in faccia i fan, che non si fanno nemmeno toccare. Io, anche dopo sei ore di 'firmacopie', un sorriso non l'ho negato, non lo nego e non lo negherò mai a nessuno. Non merito di essere dipinto così".

Questa intervista è un'esclusiva di Rockol. Informiamo i colleghi delle altre testate, nel caso intendano riprenderne delle parti, che è obbligatoria la citazione della fonte.

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