Mika presenta “No place in heaven”: “Un album personale, ma non voglio diventare un modello per qualcuno”

Mika presenta “No place in heaven”: “Un album personale, ma non voglio diventare un modello per qualcuno”

“Ogni volta che presento un album c’è un po’ di malinconia: è rendere pubblico qualcosa a cui ho lavorato da solo. C’è sempre un po’ do nervosismo, non è mai passato, anche se questo è già il quarto album”. Il mondo di Mika, la sua musica e lo spazio in cui presenta il nuovo album “No place in heaven” è fatto di questi contrasti: i colori pop della copertina, del suo abito e dei cartelloni che arredano un capannone nella periferia milanese sono sfumati dalle luci basse e dalle foto in bianco e nero del libretto e degli eroi citati in "Good Guys", da Walt Withman a David Bowie, appese al soffitto. Il solito sorriso aperto del cantante di origini libanesi tradisce emozione, ma qualche insicurezza: parla in Italiano, ma si fa spesso correggere dai giornalisti.
“No place in heaven” arriva a 3 anni da “The origin of love”, ed è il primo album di inediti dopo “Songbook vol. 1”, raccolta prodotta ad hoc per il mercato italiano dopo la prima esperienza da giudice di X Factor.

E anche questo album unisce solarità e un filo di malinconia: un disco pop, ma più personale, più intimo, sia nei temi che nei suoni: “‘The origin of love’ era una sorta di rottura, musica un po’ lavorata. Per questo album ho fatto un lavoro più dritto, più trasparente. Senza 'deflection', senza metafore o giri di parole. Il titolo non è triste. Se c’è spazio in paradiso bene, se no va bene lo stesso. Le mie origini mediorientali mi trasmettono un senso di vergogna, e scrivere un album intimo è un modo di buttare fuori questa paranoia. E’ un album che parla di libertà, del diventare adulto: le persona che vogliamo diventare è sempre più interessante di quella che siamo”, spiega. Poi aggiunhe:  “ma non voglio essere un role model, un modello per gli altri, è una cosa che mi fa paura. Scrivo le canzoni per me, per gestire la mia vita”.

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L’album è stato scritto in California, nel Laurel Canyon: “Dove viveva e scriveva gente come Carol King e Gerry Goffin. Le mie ispirazioni sono il primo Elton John, Billy Joel, gli anni 70 e l’epoca d’oro del pop, dei cantautori. Ho iniziato a lavorarci in uno studio a Los Angeles, ma dopo una settimana scappato, perché non era il posto dove volevo scrivere un album. Così ho comprato un computer, ho chiamato i miei musicisti e ci siamo trasferiti in una casa degli anni ‘50 a L.A., ma non sapevo che era quella di Orlando Bloom - infatti avevo sempre i turisti fuori dalla porta”

L’album esce con 8 tracklist diverse per 8 paesi. C’è molta Italia, dai Benassi (con cui aveva lavorato già a “Stardust”, incisa con Chiara Galiazzo), alla presenza di Lucio Fabbri come arrangiatore. Tra gli autori di “Talk about you” sono accreditati Pupo e Daniele Pace, per quella che il libretto definisce una "interpolation" di “Sarà perché ti amo” (di cui i due furono autori per i Ricchi e Poveri). Quattro brani in francese, ma nessuna canzone in Italiano, nonostante l’esperienza di X Factor: “Senza il francese, che fa parte delle mie origini, non so come avrei potuto imparare così velocemente l’italiano. Ma non riesco a cantare in Italiano. Anche quando ho inciso ‘Stardust’ ho fatto molta fatica sulla pronuncia, facevo ascoltare e me la correggevano sempre”.

Per i compagni di X Factor ha solo buone parole: “Con Morgan siamo stati in studio assieme: lì ho visto la persona, il ragazzino che gioca con gli strumenti, con gioia, senza reattività. Ma nel contesto e con la pressione di X Factor è ovviamente tutto diverso. Mi piacerebbe fare qualcosa di bello, intimo, ma separato da tutto. Abbiamo provato a lavorare assieme quella che poi è diventata ‘Andiamo a Londra’, che originariamenye avevo scritto con Guy Chambers:  lui l'ha riadattata e riscritta, facendola diventare una cosa nuova”, dice del nuovo singolo dei Bluvertigo. E di Fedez (e dei suoi recenti problemi) dice “La sua vita è un po’ complicata, e questo provoca situazioni difficilo da gestire. Lavora tanto e vuole fare tante cose cose:  quando parla di musica, di politica come di cibo, c’è sempre passione e ambizione”.

Prima ancora di X Factor, però, c’è il tour: questa sera concerto al Fabrique, a luglio date a Taormina (il 23) e Cattolica (il 27). Poi tre date nei palazzetti a settembre (27, Forum a Milano, 29 settembre a Roma, 30 a Firenze). Quella di questa sera sarà una data semplice, poi una produzione maggiore nelle prossime: “La mia firma, anche nei concerti, è di fare qualcosa fatto a mano, semplice ma efficace, qualcosa che arriva dalla strada. Per questo non uso schermi LED. Sarà come la scenografia di un balletto, più che quella di un concerto”.

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