Elliott Murphy, l'ultima delle rock star: "Acquashow deconstructed", Live@Rockol

Ci sono dischi che hanno segnato un'era, che sono rimasti nella memoria collettiva degli appassionati di rock, anche se apparentemente minori: uno di questi è uscito nel 1973, e fu il debutto di Elliott Murphy "Aquashow". Pressoché in contemporanea con il debutto di Springsteen, Murphy si affermò subito come una delle più importanti voci rock di quella generazoine. Murphy, americano che ora vive a Parigi, ha recentemente rivisitato quell'album: "Acquashow deconstructed" contiene le canzoni reincise in forma minimale, acustica. E in questa forma, dalla sua casa di Parigi, ci ha fatto il regalo di presentarlo, inviandoci due stupende versione acustiche di "Hangin' out" e "Last of the rock stars".  Ci siamo fatti raccontare la genesi del disco .

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Come è nata l'idea di rivisitare "Aquashow"?
Molte di queste canzoni sono rimaste parte del mio repertorio dal vivo per per più di 40 anni. "Last of the Rock Stars" credo di averla cantata più di duemila volte. Ma, ironia della sorte, l'album è diventato difficile da trovare, negli ultimi tempi, l'ultima ristampa è del 1996. I miei fan mi chiedevano da tempo una versione live o unplugged, e io facevo sempre resistenza. Alla fine, mio figlio (e il mio produttore) Gaspard Murphy, che conosce la mia musica meglio di chiunque altro, ha suggerito di tornare in studio e reinciderle. Una volta scelta la direzione, è stata un disco facile da incidere

Quindi come hai inteso il “deconstructed” nel titolo?
Ho voluto smontare le canzoni di "Aquashow", portandole alle loro fondamenta emotive, cantandole con una voce più matura, per vedere cosa veniva fuori. Ovviamente la mia voce è cambiata immensamente tra i 24 e i 65 anni: nel 1973 la mia voce era piena di speranza e innocenza, stavo entrando nel mondo del rock ‘n roll. Ora che ci ho vissuto per tutta la mia vita adulta, nei sogni comincia la responsabilità, e io sento la responsabilità di cantare queste canzoni nella maniera più onesta  possibile. Ho registrato quell'album alla stessa età di mio figlio Gaspard, oggi: spero che questa versione porti le nuove canzoni ad un'altra generazione. Quando un ragazzo di 20 anni mi dice che si ritrova in parole come quelle di "Hometown", so che ho avuto successo..

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Quali sono i tuoi ricordi di quel periodo?
La metà degli anni '70 è stato un periodo davvero bello per me. Mi è sembrato di entrare in Terra Santa, quando sono arrivato ai leggendari Record Plant Studios di New York. John Lennon stava incidendo lì, l'ho incontrato diverse volte. Mi ricordo che aprii concerti per i Kinks e incontrare Ray Davies fu un'emozione, così come  Bruce Springsteen con cui è iniziata un'amicizia durata una vita, dopo che lo vidi suonare al Max’s Kansas City. Il mio secondo album venne prodotto da Paul Rothschild a Los Angeles, dove aveva lavorato con i Doors. Onestamente: troppo, da gestire emotivamente, per un ragazzino di Long Island. Incontrare Lou Reed mi fu d'aiuto, perché era disincantato sul mondo della musica. Ma credo che il momento più bello sia stato sentire" Last of the Rock Stars" alla radio, a New York. Ho capito che non stavo sognando.

L'etichetta di "Nuovo Dylan" fu un bene o ti danneggiò?
Fece soprattutto confusione. "Aquashow" era il mio primo disco e c'era chi lo paragonava a "Blonde on Blonde", che era il suo settimo. Cosa potevo fare, dopo paragoni del geenere? Un grande complimento, ma un bel fardello: ero bravo quanto Bob Dylan? Come fai a dirlo? Non ci sono parametri come nello sport. Ma credo che "Aquashow" sia un miglior album di debutto di quello con cui esordirono Dylan, Bruce o chiunque mi venga in mente. Il merito fu  non solo mio, ma del team di musicisti che ci suonò e della produzione di Peter Siegel. Ma la radio e la TV volevano davvero un nuovo Dylan, nel 1973? Dopo un singolo da sei minuti come "Like a Rolling Stone" e la sua uscita polemica dall'Ed Sullivan Show quando gli negarno di suonare "Talkin’ John Birch Paranoid Blues", c'era molta resistenza: gli anni '70 erano culturalmente meno aperti dei '60. Ma tutti i "nuovi" Dylan (e lui in persona!), stanno ancora suonando e facendo musica. In qualche modo quell'etichetta è stata una garanzia di impiego a vita.


Dopo questo album cosa ti aspetta?

Magari inizierò un periodo retromaniaco, e reinciderò tutti i miei 35 dischi... Seriamente: c'è un bravissimo direttore d'orchestra e arrangiatore che mi ha proposto di incidere "Night Lights" con un'orchestra. Ma dall'altro lato continuo a scrivere canzoni, e so che le inciderò. Ma "Aquashow Deconstructed" mi ha fatto bene, e le reazioni positive sono state enormi: qualunque cosa farò, la farò in maniera diversa. Alla mia età posso permettermi di buttare via la cautela, e prendermi qualche rischio...

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