Sonisphere 2015: Metallica, Faith No More, Meshuggah, Gojira - il report

Sonisphere 2015: Metallica, Faith No More, Meshuggah, Gojira - il report

Sonisphere 2015: Metallica + Faith No More + Meshuggah + Gojira
Live @ Postepay Milano, Assago
02.06.2015

Una stima l’ho fatta a occhio e ho concluso che, attenzione, la gente è tanta. Anzi, dirò di più: la gente è pure troppa. Sarà che il ponte ha contribuito non poco, e mettiamoci anche la festa della Repubblica… fatto sta che ad Assago i parcheggi esterni registrano il sold out già dal primo pomeriggio, quello invece dedicato al concerto si avvicinerà al nono mese giusto prima dei Metallica. Non male come prima giornata: un battesimo come si deve per la location chiamata a prendere il posto di quella che fu la mai troppo rimpianta Arena concerti di Rho. Quindi ecco, se saltiamo a piè pari l’avvicinamento al concerto, il primo impatto è legato alla mole di pubblico che si è presa la briga di incremarsi il naso già di prima mattina per poter dare il meglio di fronte a un bill di cotanto livello. E non mi riferisco al fatto che il primo nome sul poster è quello dei Metallica, evidentemente una testa di serie, ma perché il girone in cui si trovano a giocare è di quelli di ferro: Gojira, Meshuggah, Faith no More. Una tripletta consistente da affrontare sotto il sole cocente di un’estate che finalmente inizia a farsi sentire. C’è chi ha inaugurato la bella stagione con i primi tuffi, c’è chi ha preferito farsi dieci ore di musica.

Noi che siamo di questo secondo partito dobbiamo fare i conti con un caldo speciale, quello dato dal sole che sbatte contro i container che fanno da cornice alla distesa di cemento e polvere. Quello che fa bollire gli amplificatori arroccati sulle sei torrette. Quello che ti sale dentro quando parte il primo riff.

Il mio arrivo coincide con l’inizio del set dei Gojira. Partiamo da qui e vediamo di capire cosa ne è stato di questo Sonisphere 2015 senza andare troppo per le lunghe, anche perché le band presenti si sono perse molto poco in chiacchiere e hanno preferito sparare le loro cartucce a raffica. Con alti e bassi aggiungerei, ma va capito anche il perché.

I Gojira sono dunque il primo nome di rilievo a prendere il palco. A loro spetta una mezzoretta abbondante che i ragazzi francesi gestiscono in maniera sostanzialmente standard, portandosi comodamente a casa il risultato: il pubblico non è ancora cotto e i pezzi proposti sono una buona iniezione di adrenalina. I Gojira sono una band tosta: hanno appeal, tecnica e concretezza. Dal vivo funzionano bene proprio perché questa concretezza si traduce in pezzi granitici ma abbordabili. Il che non è un male, vista la grande varietà di pubblico presente ad Assago. Davanti le fila sono serrate: non c’è movimento e si comincia a patire una certa carenza di volumi. La musica arriva, ma non effettivamente come dovrebbe. E qui entrano in gioco i Meshuggah, purtroppo non per i loro infiniti meriti di band colossale (e mi sia perdonato il giochetto di parole), più che altro perché saranno loro quelli a patire i problemi tecnici più fastidiosi; sono tante le interruzioni da mettere a referto, dovute principalmente proprio a questioni di audio. Davanti il volume è palesemente troppo basso, il microfono non collabora neanche dopo la sostituzione e per giunta le casse decidono spesso e volentieri di prendersi delle piccole pause. Risultato: set frammentato e chiusura anticipata di una decina di minuti sulla tabella di marcia. Ora, per come la vedo io i Meshuggah sono seriamente una band che vale la pena di vedere sempre, a prescindere dal contesto; tecnicamente pazzeschi e dotati di una potenza che non può lasciarti indifferente. Va detto che sono però una band per appassionati del genere, e come già detto peri Gojira, il pubblico di Assago è sì farcito di afecionados, ma per la buona parte è composto da persone che sono venute beh… per sentire i Metallica e  stop. Quindi fate due conti e capirete perché i Meshuggah se ne vanno sotto la doccia senza voto.

Capitolo Faith No More. Il tempo avanzato dagli svedesoni serve ai ragazzi in bianco della crew di Patton per allestire il palco per la cerimonia. Drappi candidi, amplificatori rivestiti di un velo che grida a gran voce “lo voglio!” e fiori manco fossimo a quell’altro festival. La band prende possesso del palco con grande eleganza, si sistema dietro gli strumenti e fa partire i due spettacoli. Da una parte abbiamo una band di livello superiore sotto ogni punto di vista, in grado di mettere in piedi un live che nel panorama musicale odierno ha davvero pochi eguali in quanto a impatto e, soprattutto, qualità. Dall’altra un frontman degno di questo nome, benedetto da dio con un talento vocale sovrannaturale, che come sempre ci ricorda che l’italiano lo sa parlare piuttosto correttamente. I pezzi dell’ultimo, ottimo disco girano molto bene integrandosi in una scaletta sostanzialmente ben bilanciata. Momenti topici? “Evidence”, “Digging the grave”, “Midlife crisis”, “Ashes to ashes” e la nuova “Superhero”, cui vado ad aggiungere “Epic”, “We care a lot” e “Easy” per questioni affettive. Tutto come sempre molto, molto bello, ma va detto che la partecipazione del pubblico non è stata delle migliori; per carità, uno lo capisce che la giornata è lunga e che non è che si deve dare di matto vita natural durante, però l’atmosfera è effettivamente moscetta: la scarica di simpatici insulti in lingua rivolti da Patton alle prime file diciamo che sì, ha fatto ridere e non è cosa nuova, ma a questo giro l’ho visto accanirsi particolarmente. Se poi si scopre che in scaletta è stato tolto un pezzo, “Matador”, previsto prima di “Ashes to ashes” (ecco il perché del conciliabolo), allora si passa dall’impressione alla certezza. I ragazzi hanno spaccato prima e tagliato corto poi, promettendo però di rivedersi presto. Facciamo che va più che bene così e punto.

Calato il sole arrivano i Metallica. Il loro spettacolo dura due ore e venti abbondanti. Sul palco, dietro la band, vengono piazzati un centinaio di fan a mo’ di cornice; un bel trick, letteralmente avvolgente. Di fronte ai tot mila di Assago (non mi sbilancio sui numeri e ripeto: davvero tanta, quasi troppa gente) i quattro cavalieri. E l’apocalisse. Una violenza quasi fisica si abbatte sulla platea: “Fuel”, “For Whom the Bell Tolls”, “Metal Militia” (ottima) arrivano come un pugno diretto sul muso, e a seguire le restanti quindici senza tregua. Una mitragliata. La differenza tra chi sa fare uno show e chi no, la riconosci immediatamente. Quella tra chi sa fare uno show e chi un fottutissimo metal show da pazzi, beh… pure. Quindi largo a chi sa fare per chi sa apprezzare. Scaletta quasi tecnica, con particolare gradimento per: “King Nothing”, “Lords of Summer”, “The Frayed Ends of Sanity” e “One”. E ok, “Master of Puppets” che fa sempre gara a sé. I quattro cavalieri sono in forma, tutti quanti. James, Lars, Kirk e Robert insieme sono una macchina da guerra con ormai quei trentacinque anni di esperienza sulle spalle che, credetemi, fanno completamente la differenza. Potenti, violenti, ruvidi, spettacolari. Si fa fatica a stargli dietro dal momento in cui il primo riff esplode dalle casse. Questa è la forza dei Metallica: il loro metal show non ha eguali. In tutto questo marasma di complimenti di cui io stesso mi rendo conto (ma tant’è: se non ci si lascia un po’ andare con chi se lo merita allora cosa stiamo qui a fare? Perché scriverne? I primi veri appassionati siamo noi che chiediamo di poter andare a sentirci i Metallica (perché sono vent’anni che li vogliamo ringraziare faccia a faccia), va però fatto un appunto non da poco: tutto bene, tutto perfetto, tranne i maxi schermi che per tutto il live hanno trasmesso le immagini dal palco con un secondo e mezzo abbondante di… anticipo. In altre parole ci siamo sentiti il concerto in leggera differita. Mai capitata una cosa simile, e non è stato facilissimo reggerla. Non ho idea del perché. Capito che stare nelle retrovie giovava all’audio mi sono fatto da parte per lasciare spazio alla grande famiglia dei Metallica. Arrivato in fondo però non sono riuscito a capire a cosa fosse dovuto questo scarto tra audio e video. Me ne sono fatto una ragione, ovviamente, ma diciamo che la cosa mi ha pesato non poco. Mistero. Ad ogni modo, al netto di qualsiasi considerazione più o meno positiva, al netto del clima, della location che ha cose buone (agibilità) e altre meno (comfort), delle persone e di tutto quanto si porta appresso un evento come questo: i Metallica rimangono una delle band monstre della scena internazionale. Perché se su disco magari non ci convincono sempre, dal vivo sono effettivamente impressionanti. La “stecca”, la “garra”, l’onda d’urto… chiamatela come volete: per me sono solamente sinonimi di Metallica.

[Marco Jeannin]

Setlist Metallica

The Ecstasy of Gold
Fuel
For Whom the Bell Tolls
Metal Militia
King Nothing
Disposable Heroes
The Unforgiven II
Cyanide
Lords of Summer
Sad But True
The Frayed Ends of Sanity
One
Master of Puppets
Fight Fire with Fire
Fade to Black
Seek & Destroy
Creeping Death
Nothing Else Matters
Enter Sandman

Setlist Faith No More

Motherfucker
Be Aggressive
Caffeine
Evidence
Epic
Sunny Side Up
Digging the Grave
Midlife Crisis
Spirit
The Gentle Art of Making Enemies
Easy
Separation Anxiety
Last Cup of Sorrow
Ashes to Ashes
Superhero
Sol Invictus
We Care a Lot

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