Da riscoprire: la storia di "Siamo solo noi" di Vasco Rossi

Da riscoprire: la storia di "Siamo solo noi" di Vasco Rossi

Per essere uno che ha già scritto "Albachiara", "Fegato, fegato spappolato" e "Colpa d'Alfredo", alla fine del 1980 Vasco Rossi è ancora un rocker di culto. I suoi tre album hanno realizzato vendite modeste e lui va su e giù per la penisola facendo cento, anche duecento concerti all'anno. Il 14 dicembre arriva una buona occasione per il cantante di Zocca: è chiamato a cantare "Sensazioni forti" durante 'Domenica In', il programma pomeridiano di Rai 1 condotto da Pippo Baudo, fortino del gusto nazional-popolare. Appare in collegamento dal Motor Show di Bologna aggrappato al microfono, l'aria trasandata, il piglio menefreghista. Canta "Non importa se la vita sarà breve... vogliamo godere!" con un accompagnamento musicale che ricorda "Sex & drugs & rock & roll" dell'inglese Ian Dury più che i cantautori di casa nostra. Il giornalista Nantas Salvalaggio prende nota e dieci giorni dopo pubblica un articolo velenoso sul settimanale 'Oggi' intitolato "Anche alla tv c'è l''ero' libera". Per Salvalaggio, Rossi è "un ebete piuttosto bruttino, malfermo sulle gambe, con gli occhiali fumè dello zombie, dell'alcolizzato, del drogato 'fatto'", e conclude che "se non possiamo metterlo 'dentro', abbiamo almeno il diritto di non invitarlo a tavola, né di farlo sedere in salotto, fra le persone per bene".

Vasco Rossi non vuole essere una persona per bene. È affamato di successo e si sta incamminando a passi veloci verso lo stile di vita del rocker. L'incidente diventa il pretesto per calcare la mano sul suo personaggio e mettere in pratica un'idea di rock italiano emancipato dall'influenza della canzone colta e depurato da ogni riferimento letterario. Al posto di opporsi all'immagine del maledetto, Rossi la coltiva con piacere e la rilancia col quarto album, il primo co-prodotto da Guido Elmi e il primo, anche, a stazionare nella classifica italiana per quattordici settimane. Pubblicato nell'aprile 1981, "Siamo solo noi" porta a compimento il percorso iniziato tre anni prima con l'album di debutto "Ma cosa vuoi che sia una canzone", ancora fortemente legato agli stilemi del cantautorato. Questo è più rock. Lo diventa anche Vasco: occhiali da sole, giubbotto di pelle, atteggiamenti da duro. Cambia anche linguaggio. I tempi richiedono che sia più veloce, diretto, sloganistico, riflesso della parlata quotidiana. Vasco non è un letterato, punta allo stomaco. E si scrolla di dosso, anche, le storie di provincia che hanno costellato i suoi primi tre dischi. Ci sono anche una frattura generazionale da cantare e una profonda ferita sentimentale da sanare. "Siamo solo noi" è il primo vero album rock di Vasco Rossi, contiene un inno generazionale - per una volta la definizione non è eccessiva - e fa del suo autore "il Lou Reed italiano", come lo definiscono all'epoca. Non diventa una star: per quello ci vorranno due apparizioni a Sanremo e il boom di "Bollicine". Ma in "Siamo solo noi" c'è già tutto, o quasi.

La prima a dispiacersi per l'articolo di Salvalaggio è la madre di Rossi, che risponde con una lettera garbata in cui definisce il figlio "né un santo, né un diavolo, ma un ragazzo onesto come suo padre. [...] Le auguro che sua moglie e sua figlia possano pensare altrettanto di lei". In privato, la signora Novella rimprovera il figlio per la vita scapigliata che conduce. È solita dirgli "Sei solo te che fai così". Dopo un concerto andato male, sull'onda della rabbia Vasco trasforma quell'accusa in una rivendicazione collettiva: "Siamo solo noi". Per dare una struttura al testo s'ispira alle reiterazioni di "Quelli che" di Enzo Jannacci. Sotto ci mette accordi simili a quelli di "Colpa d'Alfredo", per dimostrare "ai critici che ai tempi sostenevano che io non avevo uno stile, che con gli stessi tre accordi sono possono scrivere tante canzoni diverse" (dal libro 'Le mie canzoni'). E così "Siamo solo noi" diventa il ritratto a tinte forti di una "generazione di sconvolti" senza più santi né eroi, un inno strafottente e al contempo struggente. "Quando canto 'Siamo solo noi'" dirà una dozzina d'anni dopo al 'Sabato' "è una generazione che canta una canzone di rabbia nei confronti dei grandi. Non come negli anni '70 in cui c'era la palla al piede della politica. È una risposta al moralismo di gente come Salvataggio".

Nel 1981 l'onda lunga del punk sta ancora facendo sentire i suoi effetti sulla musica anglo-americana. Nel vocabolario di Vasco Rossi e del gruppo che lo accompagna, la Steve Rogers Band con i due chitarristi Massimo Riva e Maurizio Solieri, "punk" è un atteggiamento più che uno stile sonoro. Quando si tratta di fare musica dura attingono soprattutto all'hard rock. E così il cui riff di "Dimentichiamoci questa città", un incitamento a vivere "in un attimo solo" figlio dell'ansia di consumare vita e relazioni, ha qualche assonanza con quello di "Living after midnight" dei Judas Priest. Viene girato in economia un video, con sketch ironici girati sull'autostrada. L'ironia è uno dei tratti dell'album e canzoni musicalmente più leggere come "Che ironia" e "Voglio andare al mare" stemperano il carattere drammatico di altri pezzi. L'ultima, in particolare, è un reggae. "Era esploso Bob Marley e, soprattutto, erano esplosi di Police", scrive Rossi in 'Le mie canzoni'. "Ero in camera mia, a Bologna, con Massimo. Era un'estate infuocata. Non potevamo andare al mare, non ne avevamo il tempo, Facevano 250 concerti all'anno per non farci mancare niente. E ci divertivamo".

"Siamo solo noi" è anche il disco di un uomo innamorato e arrabbiato che raccoglie le scorie di una serie di rapporti finiti male. In particolare, Vasco ancora riflette sul primo grande amore, consumato verso i 20 anni (nel 1981 Rossi ne ha 29), con una femminista che si vendica di un suo tradimento lasciandogli una ferita profonda e difficile da rimarginare. Lui si vendica a sua volta scrivendo "Brava", una canzone sulla fine dell'innocenza. "Nella vita mi sarò innamorato almeno una ventina di volte, ma alla fine a rimetterci ero sempre io. Allora ho detto: 'Basta. Perdere la testa per una donna non ne vale davvero la pena'" (da "Io, Vasco"). "Brava" offre un ritratto diametralmente opposto a quello della ballata "Incredibile romantica", che sembrerebbe figlia dell'amore per i grandi del rock inglese anni '70. Se la paura per le reazioni al titolo "Ieri ho sgozzato mio figlio", un altro pezzo dall'impronta hard rock dove si ascolta un riff simile a quello di "Brown sugar" dei Rolling Stones, suggerisce in un primo momento di accreditare la canzone sul retrocopertina come "Ieri ho sg. mio figlio", il pezzo che chiude il disco "Valium" riproduce anche musicalmente l'effetto ottundente della medicina che, scriverà Vasco, "ai tempi prendeva solo mia zia". Nel 1997 la canzone, che contiene una citazione ironica di "La gatta" di Gino Paoli, verrà remixata e pubblicata col titolo "Valium 97" in un cd promozionale dalla grafica simile a quella dei medicinali, accompagnato dalla scritta "Tenere il compact disc fuori dalla portata dei bambini". Il 'Corriere della Sera' riporta reazioni sdegnate: "Non rispetta chi usa il Valium per curarsi" (Giorgio Maria Bressa, psichiatra); "Così si cavalcano i guai dei ragazzi solo per vendere dischi" (Don Vinicio Albanese); "Bisogna stare attenti a certi messaggi" (Ernesto Caffo, Telefono azzurro).

Quando Vittorio Salvetti ascolta "Siamo solo noi" decide di invitare Vasco Rossi al 'Festivalbar'. Quando si tratta di stampare i 45 giri per i jukebox, però, il cantante e il suo discografico Mario Rapallo scelgono "Voglio andare al mare", una leggerezza che provoca l'estromissione di Rossi dalla manifestazione. L'appuntamento col successo è solo rimandato. Trentaquattro anni dopo la pubblicazione, l'album "Siamo solo noi" è considerato fra i migliori del Vasco pre "Vita spericolata". Nel 2013 è stato ripubblicato nella nuova edizione: "Siamo solo noi reloaded" contenente la versione in cd e quella in vinile, un 45 giri con "Brava" e "Voglio andare al mare", un libro di 128 pagine, la riproduzione di poster e pass del tour del 1981. Quando, nel 1984, Vasco Rossi pubblica il live "Va bene, va bene così" chiudendo di fatto la parte più spericolata della sua carriera, piazza "Siamo solo noi" nel finale in una versione disperatamente sentita. Superata una certa età, comincerà a dedicarla al pubblico come farebbe un fratello maggiore che certe esperienze le ha messe alle spalle: "Siamo solo noi" diventa "Siete solo voi".

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"Siamo solo noi" di Vasco Rossi è disponibile su Legacy Recordings. Sul sito dedicato all’immenso catalogo italiano e internazionale di Sony Music, puoi scoprire tantissime news, curiosità e promozioni dal mondo della musica. Un archivio con tutti i protagonisti, la loro discografia e l’opportunità di pre-ascoltare moltissimi brani. 
La rubrica settimanale Legacypedia, poi, ti permette di esplorare a fondo album e brani che hanno fatto la storia della musica. Per rimanere sempre aggiornato, iscriviti alla newsletter.

 

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