Marco Mengoni, il report del concerto al Forum di Milano - FOTOGALLERY

Marco Mengoni, il report del concerto al Forum di Milano - FOTOGALLERY

La voce maschile diffusa dagli altoparlanti invita con garbo a spegnere i telefoni cellulari, “per non arrecare disturbo ai vostri vicini”. È subito smentita da Marco Mengoni che chiede di tenere accesi gli “smooortphone”. L’idea è usare i telefoni per essere parte integrante del concerto, e non solo scattare foto, postare video, "periscopare". E così, grazie alla app ufficiale del cantante di “Parole in circolo”, gli schemi dei telefoni si accendono e si spengono a tempo durante “Dove si vola” oppure nella “Theme song” strumentale che introduce “Stanco (Deeper inside)” trasmettono un buffo videogame, un Super Mario Guerriero che viene riprodotto sul megaschermo. L’effetto non è sempre travolgente (quando per la terza volta appare il logo dello smartphone qualcuno sbuffa) ma è significativo della voglia di Mengoni e della sua manager Marta Donà di stare dentro il loro tempo usando segni famigliari al pubblico. E così chi inquadra il biglietto con lo smartphone vede il cantante arrivare al Forum e il concerto non ha un’introduzione, ma viene caricato come un software: “Loading data”, recita la scritta sul megaschermo. Eppure non è difficile percepire un contrasto fra i richiami alla contemporaneità dello spettacolo, un mondo fatto di app ed elaborazioni grafiche digitali, e le ballate sentimentali che rappresentano il cuore della serata. Manca un po' di ironia, ma al pubblico non importa: i cori sono impressionanti, l’affetto per il cantante è travolgente. Un trionfo. Anzi, “una figata mondiale”, dice Mengoni.

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Superato un momento di panico (“Buffering”?!), uno dei tre pannelli-luce semoventi si alza svelando la presenza del cantante. Il Forum sold out – per la data di stasera c’è ancora qualche biglietto – accoglie con un boato “Guerriero”. Sentita qui, nell’aria bollente di un palazzo dello sport con 11 mila persone che cantano “per te io mi rialzerò” producendo un coro assordante, diventa qualcosa di diverso: è meno “La cura” e più celebrazione del rapporto col pubblico. Sulle tribune appaiono cartelli gialli e rossi, in platea fogli bianchi con scritto “grazie”. Il palco di 200 metri quadri voluto da Mengoni, che ha anche curato gli arrangiamenti col pianista Gianluca Ballarin, è semplice e moderno. Presente le scrivanie di una volta cariche di cancelleria, fogli e faldoni? E le postazioni di lavoro di oggi, dove stazionano solo un portatile e uno smartphone? Ecco, il palco è la moderna workstation di Mengoni: essenziale, elegante, arioso, tecnologico. Gli schermi alle sue spalle trasmettono su una superficie di 140 metri quadri grafiche digitali sovrapposte a immagini del concerto e durante “Invincibile” una serie di loghi traducono graficamente il testo (treno, temporale, aereo, mondo). Il cantante è accompagnato da nove musicisti, fra cui una sezione fiati di tre elementi. Vestiti di scuro, precisi e professionali, producono un ibrido fra moderno pop elettronico, sonorità acustiche di pianoforte e chitarra per l’introduzione delle ballate, vecchia black music. Ma tranne rare eccezioni, come l’assolo di Les Paul molto anni ’70 su “La valle dei re”, restano sullo sfondo.

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Vestito con completo scuro e camicia bianca, alla fine di “Se sei come sei” Mengoni va a prendere applausi sulla passerella che s’allunga in platea. “Sono logorroico e ho promesso di non parlare troppo in questo tour”, afferma. “Spero usciate con un sorriso stampato sulle labbra”. Introduce “Solo” intonando “La llorona” con chitarra e fiati che portano dritti in Messico. La sequenza di ballate è interrotta da pezzi fra funk e vecchio r&b, diciamo fine anni ’70/inizio anni ’80, zona Michael Jackson, in cui sax, tromba e trombone hanno un ruolo centrale. Il momento più sentito è “Esseri umani” con un’introduzione parlata preregistrata con riferimenti alla lotta per i diritti civili degli afroamericani, al perdono, ad Andrea Spezzacatena che veniva schernito per i suoi pantaloni rosa e si è impiccato tre anni fa. E all’amore, “che ha vinto, vince e vincerà”. Mengoni la canta seduto in poltrona, sospeso sopra il palco tra le parole della canzone che animano lo schermo, con una visione prospettica che crea un effetto simil-3D. Il pubblico è eterogeneo, l’affetto per la pop star è assoluto. Mamme e figlie cantano con pari trasporto e durante certe canzoni Mengoni potrebbe tranquillamente lasciare il microfono. Ed è quello che effettivamente accade durante “L’essenziale” che chiude il concerto prima dei bis ed è intonata dal pubblico dalla prima all’ultima parola. Sister Cristina lascia la tribuna e si perde il Forum che balla “Io ti aspetto” con enormi palloni colorati che rimbalzano sulle teste di quelli in platea. “Che bellezza”, dice Mengoni. “Anzi, #LaBellezza”. La ragazza davanti a me sta già twittando.

(Claudio Todesco)

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SET LIST
Guerriero
Non me ne accorgo
Se sei come sei
Pronto a correre
Invincibile
Mai e per sempre
Dove si vola
La llorona / Solo
La valle dei re
Ed è per questo
Bellissimo
20 sigarette / Natale senza regali
Come un attimo fa
I got the fear
Non passerai
Esseri umani
La neve prima che cada
Theme song
Stanco
Una parola
L’essenziale
In un giorno qualunque
Io ti aspetto

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