Concerto del Primo Maggio 2015 a Roma: i set di Almamegretta, Mario Venuti, Levante

Concerto del Primo Maggio 2015 a Roma: i set di Almamegretta, Mario Venuti, Levante

Con la breve citazione della marleyana "Iron Zion Lion" sul finale di "O sciore cchiù felice", gli Almamegretta mettono subito in chiaro quella che sarà la cifra del loro set: il dub compatto che da sempre è loro marchio di fabbrica viene sciorinato da Raiz e compagni su "Sanghe e anema" e l'immancabile "Sole", prima che la palla passi a Mario Incudine e Mario Venuti. I due cantautori siciliani si alternano su "Italia Talia" (Incudine, con un cameo vocale di Venuti) e "Il ventre della città" (Venuti, con Incudine a chitarra e cori), prima della chiusura corale su "Sulu": un duetto "espanso" dalla trama strumentale sofisticata e tutto sommato ben calibrato, specie in un contesto piuttosto caotico come è solitamente quello della maratona capitolina.

Danno una bella scossa a piazza San Giovanni i Tarantolati di Tricarico, che da bravi veterani si lanciano nel loro set tenendo alti ritmo e attenzione con consumata abilità: "40 di taranta", "Tarantatrain" e "La gatta mammona" vengono allineate tutte d'un fiato, in un set forse troppo angusto per i loro standard, ma in ogni caso ben speso. A seguire, patchanka e e molto altro con la Med Free Orkestra, la classica band la cui resa andrebbe valutata correttamente da sotto il palco più che dietro lo schermo: volutamente caotici, l'ensemble multietnico capitolino gioca in casa e si vede, guardando la platea. Qualche ingenuità - i controcanti sul rap di "Background", per dire - non manca, ma con tutta la carne messa al fuoco era praticamente inevitabile.

Seconda esperienza per il secondo anno consecutivo sul palco del concertone per Levante, che parte con il suo cavallo di battaglia "Alfonso" per poi passare alla nuova "Ciao per sempre": e sarà forse per l'inevitabile "rodaggio" indispensabile su palchi di queste proporzioni a musicisti e tecnici, la resa del primo estratto dal nuovo album della cantante siculo-torinese risulta ancora più convincente del primo brano in scaletta, che comunque era già di per sé abbastanza una certezza.

I Santa Margaret, che dal vivo affidano una parte importante della propria presenza all'energia, in contesti come il Primo Maggio rischiano di dare più del massimo e risultare scomposti: era successo anche ai Kutso, lo scorso anno, e dopo solo dodici mesi hanno dimostrato di aver imparato la lezione, ma dopo un anno pieno di impegni. Il loro set - due canzoni, "Riderò" e "Voglio urlare i miei sogni" - fila comunque liscio, senza picchi e senza inciampi: per una prima esperienza al concertone è già un buon risultato.

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