Phil Rudd (AC/DC) si dichiara colpevole di detenzione di droga e minacce

Phil Rudd (AC/DC) si dichiara colpevole di detenzione di droga e minacce

Nuovo step nella vicenda giudiziaria che ha coinvolto Phil Rudd, batterista dei rocker veterani AC/DC (al momento sostituito, non si sa se temporaneamente o del tutto, da Chris Slade). L'uomo, come noto, è sotto processo e accusato di avere minacciato di morte un uomo che lavorava per lui e la figlia, oltre a essere stato trovato in possesso di sostanze stupefacenti illegali durante un raid della polizia in casa sua; nella mattina del 21 aprile (per noi italiani era notte fonda, per via del fuso orario della nuova Zelanda) Rudd è comparso di fronte a un giudice per un'udienza durante la quale - contrariamente a quanto fatto in precedenza - si è dichiarato colpevole delle due accuse rimaste in piedi (un paio sono, infatti, cadute negli ultimi mesi).

Stando a quanto riportato dal The New Zealand Herald, il batterista si è riconosciuto colpevole di minacce di morte e di detenzione di stupefacenti (per la precisione, si parla di quantità piuttosto modiche: 0,478 grammi di metamfetamina e di 91 di marijuana). Per tutta l'udienza non ha detto altro e ha rifiutato di rispondere alle domande dei giornalisti uscendo dall'aula.

Ora la sentenza definitiva del giudice arriverà il prossimo 26 giugno; Rudd rischia - nella peggiore delle ipotesi - qualche anno di carcere: un'eventualità che gli precluderebbe, senza possibilità di appello, ogni possibilità di ritornare negli AC/DC, come lui ha detto di volere fare. Al momento il musicista è difeso (ha cambiato avvocato all'inizio dell'anno) dal legale Craig Tuck, un nome piuttosto noto in patria per avere difeso alcune personalità dello spettacolo in vari processi tenutisi in Nuova Zelanda.

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