Temple of the Dog, si va in tribunale per i diritti del loro unico eponimo album

L’ennesima causa legale legata ai diritti di proprietà affligge la cittadella del rock, in questo caso del grunge. Stiamo parlando dei Temple of the Dog.

Il gruppo fu fondato per inziativa di Chris Cornell come sorta di omaggio all'amico Andrew Wood, frontman dei Mother Love Bone (nei quali miliavano anche i futuri Pearl Jam Stone Gossard e Jeff Ament, anche loro coinvolti nei Temple of the Dog insieme a Mike McCready, Matt Cameron e Eddie Vedder - solo per alcuni cori - che di lì a poco avrebbero unito le forze per registrare "Ten") scomparso nel marzo del 1990.

Mai attiva come vera e propria band, la formazione registrarò un solo eponimo album nel 1991, per poi mettere fine al progetto nel 1992 e vedere i propri componenti approdare in nuove formazioni che negli anni a venire sarebbero state iscritte negli annali come pietre angolari della prima ondata grunge.

E proprio quell’unico album è al centro di una controversia legale tra l’etichetta A&M, che lo registrò nel 1991 e lo ripubblicò nel 1992, e Rajan Parashar co-fondatore dei London Bridge Studios di Seattle dove la band incise il disco.

L’etichetta era convinta che i master delle registrazioni fossero nelle mani dei componenti del gruppo fino a quando, nel 2013, un rappresentante degli artisti la contattò e la informò che erano in possesso dei fratelli Parashar, Rajan e Rick. Quest'ultimo produsse il disco e vi suonò il pianoforte nelle canzoni “Call me a dog”, “Times of trouble” e “All night thing”.

La A&M sostiene di aver versato a Rick Parashar 35.000 dollari nel 1993 per la proprietà dei master, ma Rick è scomparso prematuramente lo scorso anno e Rajan, che non faceva parte dell’accordo non intende cederli perché ritiene essere suoi.

I Temple of the Dog si riuniscono per interpretare “Hunger strike” lo scorso 27 ottobre allo Shoreline Amphitheater

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