Fabri Fibra, l’ascolto di ‘Squallor’

Fabri Fibra, l’ascolto di ‘Squallor’

“Squallor. Fuori ora su iTunes”. Bastano meno di 140 caratteri per lanciare un disco, oggi. Anche in Italia. È quel che ha fatto ieri notte Fabri Fibra con “Squallor”, che arriva due anni dopo “Guerra e pace”: niente anteprime centellinate, nessun singolo, zero interviste (per ora), solo un tweet col link ai 21 pezzi venduti su iTunes. L’esatto contrario della presentazione-evento di Jovanotti. In copertina ci sono il nome dell’artista e il titolo disegnati a mano libera su sfondo nero, una scelta cromatica simile a quella dell’album lanciato a sorpresa Beyoncé nel dicembre 2013.

“Squallor” è un disco elettronico spregiudicato, diretto, vario. Spesso cupo e piuttosto scarno. Pieno di rime provocatorie e molto lungo: oltre un’ora e mezza di musica, anche se la versione su compact disc fuori il 14 aprile avrà tre tracce in meno. L’abbiamo ascoltato e riascoltato, e ci è parso un lavoro importante, calato nel suo tempo, che offre un Fabri Fibra decisamente diverso. “Ogni disco mio fa reset”, cantava due anni fa. Ecco.

Basi. “Un tiro prima di iniziare? Anche due”. L’album comincia così e si capisce dalle prime canzoni – un un-due-tre di grande effetto – che sarà differente. Registrato al Platino Studio di Milano, a Parigi e ai Red Bull Studios di Los Angeles, dove sono passati tra gli altri Big Boi e Awolnation, “Squallor” ha un respiro internazionale. Il cast di produttori è ricco. D-Ross e Star-t-Uffo curano cinque pezzi; Medeline e Dot the Genius hanno già lavorato su “Guerra e pace”. C’è anche il team americano HS87 formato da Rey Reel, HazeBanga e Hit-Boy, che in passato hanno lavorato su materiali di Jay Z, Kanye West, A$AP Rocky, Kendrick Lamar, Drake, Beyoncé. E poi, Amadeus, Major Seven, De Capo Music Group. Il risultato è un disco arrabbiato, ma in modo sottile. I suoni sono stilizzati, perfetti per essere ascoltati anche compressi, dalle cuffie di uno smartphone o dalle casse di un computer. Le basi elettroniche sono costruite sulla ripetizione ostinata di frasi sonore semplici e potenti come in “Troie In Porsche”, bordoni e suoni sintetizzati riescono a dipingere scenari drammatici (“Amnesia”), c’è pure della dance su cui è difficile ballare (“Lamborghini / Rime Sul Beat”). Qualche pezzo i s’interrompe, cambia natura, si rigenera, trasgredendo le regole elementari del pop. La rabbia è strisciante, i colori sonori vividi, le ambientazioni metropolitane. Le tracce sono a volte abbinate a voci prese da film, programmi televisivi, pubblicità. La vitalità debordante di altre produzioni del rapper lascia spazio a un’espressività cupa, a suoni intensi. L’essenzialità come rifiuto di ogni ammiccamento è la cifra stilistica di “Squallor”, che ha tutta l’aria del disco col quale Fibra taglia la testa alla sua fama, perché “altrimenti è lei che si prende la mia”.

Featuring. Ce ne sono dieci, distribuiti in otto canzoni. Come dire che in metà dell’album o quasi Fabri Fibra è accompagnato da qualcuno. Gue’ Pequeno è l’ospite di “E Tu Ci Convivi”, ritratto nell’anno di EXPO di una Milano da incubo fatta di affari sporchi, droga, puttane, papponi, ladri, sbirri, e di italiani “più morti che vivi”. Lucariello aggiunge uno skit in dialetto fra “Pablo Escobar” e “Squallor” su noi che “ci scanniamo per una squadra di pallone e intanto l’Italia si squaglia in questo squallore”. Marracash è ospite del pezzo più facile dell’album, “Playboy”, Clementino rappa sull’eterno rapporto rap-soldi in “E.U.R.O.”, Gemitaiz & MadMan animano fra mille riverberi il pezzo più scarno dell’album, “Non Me Ne Frega Un Cazzo”. Le sorprese sono Gel, che in autunno aveva annunciato il ritiro dalle scene su Facebook, e Youssoupha, rapper francese nato a Kinshasa da padre congolese e madre senegalese che immagina una mélange Youssou N’Dour-Paolo Conte in “Rock That Shit”, una rivendicazione “fibradelica” di cosa significa fare hip-hop. Sorpresa nella sorpresa: in “Dexter”, dove appare anche Salmo, Nitro annuncia che il suo prossimo album s’intitolerà “Suicidol”, gioco di parole fra “suicide” e “idol”.

Le rime. “Squallor” è il ritratto di un mondo dove “tutti gareggiano, tutti danno il peggio” e dove “non c’è posto per il talento”. Alcune rime sono destinate a fare parecchio rumore. A partire da questa, tratta da “Il Rap Nel Mio Paese”, la canzone scelta per il primo video che è stato messo on line da questo pomeriggio: “Odio i rapper banali, chi li produce e chi li segue. Dieci in comunicazione, non uso mai l’inglese, ora faccio un’eccezione: fuck Fedez”. C’è un precedente: “Ascolti del rap un po’ di merda”, aveva detto, ridendo, il rapper pop-hoolista durante una puntata di X-Factor a Mika, che in uno sketch aveva confessato di ascoltare Fibra. Nella stessa canzone c’è un riferimento a Vacca, protagonista di un dissing con Fibra, e sembra in qualche modo conciliatorio: “Tutti dicevano è troppo / Ci siamo messi in gioco / Il contrario del mondo del pop / Ora sto meglio e scommetto anche lui”. In “Squallor”, la canzone, si cita Moreno, il rapper uscito da “Amici”, e un altro testo racconta che Fibra vorrebbe tanto essere come Vasco Rossi, uno cui basta “schiacciare un tasto” per riempire uno stadio. E poi, in ordine sparso, attacchi frontali e confessioni candide: “L’artista è come il cazzo sotto coca: prima o poi si ritira” (“Il Rap Nel Mio Paese”); “Io faccio il rap, mica lo indosso” (“Amnesia”); “Il punk è morto in un incidente, guidava una Lamborghini” e “Quanti iPhone puntati sulla mia faccia, il vero talento è fingere che mi piaccia” (“Lamborghini / Rime Sul Beat”); “Il 99% della scena rap è finzione” (“Alieno”); “MC copia anche tu queste rime, mela C mela V” (“Squallor”); “Ormai l’Universal produce cani e porci” (“Playboy”); “Mi faccio una sega e schizzo in classifica sopra al singolo pop” (“Dexter”). E una delle più forti, da “Troie In Porsche”: “Ripensavo a questa polemica delle femministe mentre scopavo lei distesa sopra a sei riviste”. Se l’album inizia con un tiro, “anche due”, finisce con una scena in camerino, una ragazza che si fa una striscia di coca e chiede al rapper se ne vuole. “Ma sì, fanculo”, dice lui.

Squallore. “Squallor” è un viaggio nello squallore del nostro tempo. Fibra lancia uno sguardo tagliente soprattutto al mondo che lo circonda. Negli ultimi due anni – da quando cioè ha pubblicato “Guerra e pace” – il mondo del rap italiano ha visto Moreno andare a Sanremo e Fedez sedere fra i giudici di X-Factor. Il rap è entrato nella cultura popolare e Fibra è qui per ricordarci due o tre cose. Ce n’è per tutti. I rapper che esistono solo se le telecamere sono accese. I giornalisti “presi male se non parli di politica”. Le radio e i meccanismi dell’industria discografica. Le “fighe” che “vogliono scopare uno famoso solamente per raccontarlo”. Un’ora e mezza di musica è tanta da essere recepita dopo pochi ascolti, ma è evidente che Fabbri Fibra ha scritto un album importante e molto intenso, specie nella prima parte. Si è tenuto lontano da giovanilismi, scorciatoie, ammiccamenti. Ha succhiato via quasi ogni traccia di pop dalla sua musica per restituircela cruda e dotata d’un fascino sinistro. Ha alzato l’asticella un po’ più in alto. Ora tocca agli altri saltare.

(Claudio Todesco)

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2021 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.