Lettera aperta della famiglia di Marvin Gaye sul caso 'Blurred lines'

Lettera aperta della famiglia di Marvin Gaye sul caso 'Blurred lines'

Continua il dibattito sulla sentenza di un tribunale californiano che ha accolto l'istanza della famiglia di Marvin Gaye - che accusava di plagio Pharrell Williams, Robin Thicke e T.I. per il brano "Blurred lines". La giuria, come noto, ha stabilito che la canzone sarebbe copiata da "Got to give it up" di Gaye e ha condnnato Thicke e Williams a corrispondere la benna somma di 7,4 milioni di dollari agli eredi del cantante scomparso. I legali degli sconfitti nella causa hanno annunciato battaglia e ricorreranno in appello, mentre la famiglia Gaye sta cercando di bloccare vendita e distribuzione di "Blurred lines" fino a che non sarà raggiunto un accordo economico sulla ripartizione delle royalty.

Ora, tramite l'edizione statunitense online di "Rolling Stone", gli eredi di Gaye hanno diffuso una lettera aperta sul caso. Il loro intento è, dichiaratamente quello di chiarire alcuni aspetti della vicenda che li ha visti protagonisti in tribunale e di raddrizzare alcune storture causate dal modo in cui i media hanno, a loro dire, trattato e raccontato il tutto.

CLICCA QUI PER LEGGERE LA LETTERA DEGLI EREDI DI GAYE (IN INGLESE)

La lunga lettera è firmata dai figli di Marvin - Nona Gaye, Frankie Gaye e Marvin Gaye III - e fra le varie cose si sofferma a ragionare su come l'artista, se fosse ancora vivo, avrebbe affrontato la situazione:

Se oggi lui fosse ancora fra noi, crediamo che apprezzerebbe le nuove tecnologie disponibili per gli artisti e le molteplici scelte che i fan hanno di accedere a servizi che offrono musica in streaming sul momento. Ma sappiamo anche che sarebbe molto attento a salvaguardare i propri interessi. Lui ha sempre dato credito agli altri, quando era la cosa giusta da fare.

Spiegano anche che la causa legale non sarebbe stata necessaria se Thicke e Williams avessero chiesto di utilizzare il brano:

Come fanno la maggior parte degli artisti, avrebbero potuto chiedere autorizzazione per utilizzare il brano. Ma non è accaduto. Saremmo stati lieti di discutere con loro prima che pubblicassero la loro canzone. Non è accaduto.

E continuano:

Invece di chiedere autorizzazione e dare a nostro padre il credito dovuto come autore del pezzo, Robin Thicke e Pharrell Williams hanno pubblicato "Blurred lines" e poi hanno intentato una causa preventiva contro di noi, portandoci in tribunale. Loro volevano che fosse dichiarato, velocemente, che il loro pezzo era molto diverso da "Got to Give It Up". Il giudice però ha rifiutato la loro richiesta di rito abbreviato e ha incaricato una giuria di determinare se ci fossero similitudini e somiglianze fra i due pezzi. E la giuria si è espressa.

Inoltre Nona Gaye, Frankie Gaye e Marvin Gaye III specificano, in risposta ai commenti fatti dai legali di Williams e Thicke:

In questa era digitale, la minaccia di violazioni di copyright sempre più grandi è tangibile per tutti gli artisti. Noi desideriamo che la musica di nostro padre, ma anche tutta la grande musica del passato, presente e futuro, sia apprezzata e protetta, con la certezza che aderendo alle regole del copyright i nostri tesori musicali saranno per sempre tutelati.

Gli eredi, in chiusura, assicurano che non hanno intenzione di fare alcuna causa relativa per "Happy" di Williams, ma il loro legale ha fatto richiesta di risarcimento anche contro T.I. e la Interscope - la label che ha pubblicato il lavoro di Thicke.

 


 

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