Il verdetto: 'Blurred lines' di Robin Thicke è un plagio ai danni di Marvin Gaye

Il verdetto: 'Blurred lines' di Robin Thicke è un plagio ai danni di Marvin Gaye

Pessime notizie per Robin Thicke, Pharrell Williams e T.I.: si è concluso il processo che vedeva i tre chiamati in causa dalla famiglia di Marvn Gaye, che li accusava di plagio. La grande hit del cantante californiano, "Blurred lines", infatti, somiglia non poco al brano "Got to give it up" di Gaye.

Ora, dopo tre settimane di udienze, testimonianze (in aula si sono presentati tutti: Thicke, Pharrell, T.I. e anche l'ex moglie di Thicke, Paula Patton) e di tentativi di dimostrazione pratica (Thicke a un certo punto ha eseguito un variegato medley di canzoni al piano per dimostrare alla giuria che le somiglianze fra moltissimi grandi successi del pop e del rock non costituiscono necessariamente un plagio) è giunto il verdetto finale.

La Corte ha stabilito che "Blurred lines" sarebbe una copiatura, dando ragione alla famiglia di Gaye, a cui viene riconosciuto il diritto di ricevere ben 7,4 milioni di dollari a titolo di risarcimento.
I rappresentanti legali di Gaye (che è deceduto nel 1984) hanno anche fatto sapere di avere intenzione di bloccare le vendite e la distribuzione del brano finché non sarà raggiunto un accordo soddisfacente sulla ripartizione di futuri introiti derivanti da "Blurred lines".

A poche ore dal verdetto, è giunto un comunicato congiunto di Thicke, Williams e T.I., che dice:

Rispettiamo il procedimento in aula, ma siamo estremamente delusi dal verdetto di oggi, che crea un orribile precedente per il mondo della musica e della creatività. "Blurred lines" è stata creata dai cuori e dalle menti di Pharrell, Robin e T.I. e non rubata a qualcun altro o da qualche altro posto. Stiamo valutando il verdetto e prendendo in considerazione le nostre future mosse: avrete presto nostre notizie a riguardo di questa faccenda.

Stando a quanto riportato dalla testata "Billboard", il legale di Thicke e Williams avrebbe messo in guardia la giuria dicendo che "una decisione sbagliata, in questo caso, reprimerà i musicisti e le etichette che li finanziano perché stabilirà che non è possibile rendere omaggio a un genere, uno stile o un groove". E avrebbe anche aggiunto: "Questa faccenda è più importante del denaro. Va a influire sulla creatività dei giovani musicisti".

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