Addio a Albert Maysles, il regista di ‘Gimme shelter’ dei Rolling Stones

Il regista di “Gimme shelter” Albert Maysles è morto giovedì sera nella sua abitazione di Manhattan.

Aveva 88 anni. Era stato uno dei pionieri del filone dei documentari, non solo in campo rock. “Fare un film”, diceva, “non significa cercare di dare risposta a una domanda, ma tentare di catturare la vita com’è”. Il suo principale contributo in campo rock, in coppia con il fratello David scomparso nel 1987, è “Gimme shelter” (1970), resoconto del tour americano compiuto dai Rolling Stones dell’anno precedente. Il film è passato alla storia perché immortala la morte, durante il concerto all’Altamont Speedway in California, del giovane fan Meredith Hunter, accoltellato da membri degli Hell’s Angels assoldati come servizio d’ordine. Fuori dal mondo rock la sua opera più famosa è “Grey gardens” del 1975, ritratto di Edith Bouvier e di sua figlia Edith Bouvier Beale, cugine di Jacqueline Kennedy cadute in disgrazia. La canzone di Rufus Wainwright “Grey gardens” è ispirata al film e il regista ha filmato il cantautore americano nel concerto “Milwaukee at last” del 2009.


Nato nel 1926 a Boston e cresciuto a Brookline, prima di dedicarsi al cinema Maysles aveva compiuto studi di psicologia.

Il suo primo contatto col rock risale al 1964: “What’s Happening! The Beatles in the U.S.A.”, poi riedito su dvd col titolo “The first U.S. visit”, segue il quartetto inglese nel primo, leggendario viaggio negli Stati Uniti. Il suo ultimo film musicale è “The love we make”, sul’apparizione di Paul McCartney al Concert for New York del 2001, dopo gli attacchi terroristici alle Torri Gemelle. Nel luglio 2014 Maysles aveva ricevuto la National Medal of Arts dal presidente Obama. “La sua camera” ha detto il regista Martin Scorsese “era una presenza inquisitiva, ma anche amorevole, empatica, sintonizzata sulle più delicate vibrazioni emotive”.

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