Musicultura, i sedici finalisti del 2015 (e qualche riflessione)

Sono stati resi noti i nomi dei 16 finalisti della ventiseiesima edizione del Festival della Canzone Popolare e d'Autore, meglio noto come Festival di Recanati. In quarantasei sono stati ascoltati dalla giuria con audizioni dal vivo in nove serate in un teatro di Macerata, e torneranno ad esibirsi il 23 aprile prossimo al Teatro Persiani  di Recanati.
Ecco i loro nomi e le loro canzoni:
Davide Di Rosolini (Rosolini, SR): "Che fine ha fatto la poesia?"
Paolo Russo (Barrafranca, EN): "U friscu"


Mujura (Roccella Jonica, RC): "Amir"
Artù (Roma): "La vecchia ha un dente di bronzo"
Gianmarco Dottori (Roma): "Dannata felicità"
Chiara Dello Iacovo (Savigliano, CN): "Soldatino"
Ivan Talarico (Petronà, CZ): "Carote d'amore"
Pierpaolo Mazzulla (Cosenza): "L'amore ai tempi della crisi"
Turkish Café (Macerata): "L'amore cade addosso"
Stefano Vergano (Bernareggio, MB): "Un'estate all'ombra"
Flo (Napoli): "A ogni femmina un marito)
Tempo Antico (Orta Di Atella, CE)    : "Terra avvelenata"
Hilimoni (Dolo, VE): "Le ragazze come te"
Valerio Millefoglie (Terlizzi, BA): "L'uomo Pan di Stelle"
Makay (Roma/Cagliari): "Riempire il vuoto"
Lettera 22 (Recanati, MC): "Continentale"

Il Direttore Artistico di Musicultura, Piero Cesanelli, dice:


“Una panoramica affascinante di temi e di linee musicali, quella proposta dai 16 finalisti di questa edizione. Dalle emozioni sentimentali alle sofferte storie di disagi sociali la nuova generazione della canzone d’autore esiste e gode di grande creatività”

La successiva fase del concorso porterà alla selezione degli 8 vincitori che accederanno alle serate conclusive di Musicultura 2015 all’Arena Sferisterio di Macerata il 19, 20 e 21 giugno. Gli 8 vincitori saranno scelti dal pubblico dei social e dal Comitato Artistico di Garanzia di Musicultura. Al vincitore assoluto,  decretato  durante le serate finali, andranno in premio i 20.000 euro del Premio UBI – Banca Popolare di Ancona.

 

Musicultura è un'iniziativa benemerita, e il suo patron è una gran brava persona. Detto questo, bisognerà pur fare una riflessione, che non riguarda solo Musicultura ma un po' tutte le manifestazioni che si autodefiniscono "di canzoni d'autore". Ho già scritto più volte in passato che l'espressione è stucchevole e autocelebrativa (tutte le canzoni sono canzoni d'autore, non solo quelle che partecipano ai festival specializzati), e che preferisco parlare, come i francesi, di "canzoni di parole": ma ormai ogni distinzione è desueta, e con i tempi che corrono sarebbe meglio parlare di canzoni buone o cattive, e basta.
Nel comunicato stampa, si ricorda che da Musicultura sono transitate "tante meritevoli promesse, come Simone Cristicchi, Renzo Rubino, Mannarino, Pacifico, Gian Maria Testa,  Povia, Avion Travel, Patrizia Laquidara, Erica Mou, Paolo Simoni, Momo, Giua, Amalia Grè, L’Orage". Tutto vero, come no. Ma dei citati - che non sono poi tantissimi, considerando che parliamo di ventisei edizioni, con 122 vincitori complessivi (alcuni hanno vinto due volte) - solo Povia, Giua e Simone Cristicchi sono risultati vincitori assoluti; e Patrizia Laquidara, ad esempio, ha ricevuto tre premi, ma da interprete, cantando una canzone di Bungaro, che non era certo più una giovane promessa ma un autore di professione.
Vado un po' a memoria e fidandomi di quel che trovo su Wikipedia, cosa che non bisognerebbe mai fare, ma insomma, il senso del mio discorso è che saranno tutti pur bravi (lo è anche Pilar, vincitrice nel 2007; lo è a modo suo anche Dante Francani, vincitore lo scorso anno; lo è in un altro modo anche Folco Orselli, vincitore nel 2008); ma evidentemente il criterio con cui viene individuato il vincitore è ampiamente perfettibile.

Del resto, Simone Cristicchi - forse, fra i vincitori, l'unico che si è costruito una carriera robusta e consolidata e rispecchia lo spirito e il senso di Musicultura (su Povia bisognerebbe fare un discorso più articolato, e non è questo il momento), a Musicultura c'è arrivato dopo almeno un paio di tentativi di essere ammesso al Festival di Sanremo (il secondo, nel 2003, proprio con la "Studentessa universitaria" che poi vinse Musicultura nel 2005), e alla notorietà c'è arrivato con una novelty song arguta intitolata "Vorrei cantare come Biagio Antonacci".
Quel che voglio dire, e mi rendo conto di averci girato un po' intorno senza essere troppo esplicito, ma non vorrei essere scortese nei confronti di Cesanelli, è che, insomma, Musicultura, come rampa di lancio per i giovani artisti, non funziona.
Forse bisognerebbe mettere mano al regolamento di selezione, forse bisognerebbe rivedere un po' il pur prestigioso Comitato di Garanzia (formato da Enzo Avitabile, Claudio Baglioni, Edoardo Bennato, Luca Carboni, Ennio Cavalli, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Teresa De Sio, Tiziano Ferro, Max Gazzé, Giorgia, Maurizio Maggiani, Dacia Maraini, Marta Sui Tubi, Gino Paoli, Pau dei Negrita, Vasco Rossi, Enrico Ruggeri, Michele Serra, Daniele Silvestri, Paola Turci, Roberto Vecchioni, Antonello Venditti, Sandro Veronesi, Federico Zampaglione dei Tiromancino) o almeno accertarsi che i suoi componenti, auspicabilmente ridotti di numero, ascoltino davvero le canzoni presentate in concorso e se ne prendano la responsabilità. O forse, più semplicemente, bisognerebbe smetterla di fregiarsi della definizione "canzone d'autore", che ormai è diventata quasi masturbatoria, e cominciare ad ascoltare le canzoni dei giovani autori con orecchie un po' diverse.
Oppure si può rimanere così come si è, serenamente, onorandosi e un po' vantandosi di "garantire uno spazio trasparente ai nuovi talenti e contribuire al ricambio artistico-generazionale della canzone italiana di qualità"; ma anche domandandosi quale sia il contributo "vero" che in questo modo si sta dando alla crescita della canzone italiana, a parte i (benemeriti) ventimila euro che al vincitore risolvono, auspicabilmente, qualche problema di bolletta del gas.

(Franco Zanetti)

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