Giorgio Ciccarelli, la vita (prima e) dopo gli Afterhours con i Colour Moves: 'Ritrovarsi tra amici dopo 30 anni di apnea'

La storia dei Colour Moves è quella di compagni di scuola che si ritrovano dopo trent'anni pieni di storie separate - lauree, mogli, figli, impieghi normali (tranne uno) e tutto il resto - che, nonostante la separazione pluridecennela, da subito capiscono che quella complicità per la quale basta un sguardo per dirsi tutto non si è mai sopita.

I Colour Moves erano il gruppo di Giorgio Ciccarelli - Sux!, Carnival of Fools (con Mauro Ermanno Giovanardi, poi nei La Crus e successivamente solista) e soprattutto Afterhours - quando Giorgio Ciccarelli non era ancora un musicista professionista. Oggi, a ventotto anni di distanza da quello che fu il (momentaneo) epilogo della formazione, la band è tornata in attività con un doppio album, "A loose end" pubblicato dall'etichetta berlinese Interbang Records: "E' un disco doppio perché abbiamo voluto scattare due istantanee da due prospettive differenti", ci spiega lui: "I brani sono stati tutti composti negli anni Ottanta. Alcuni sono incisioni originali, all'epoca usciti in varie compilation. Ce n'è uno, 'Cloud like', che rappresenta il trait d'union tra il 'vechio vecchio' e il 'vecchio nuovo, perché è stato remixato ex novo dal master originale su 24 piste. Poi ce ne sono altri che avevamo sotto forma di demo, ma che non avevamo mai inciso seriamente, e per registrare i quali siamo tornati in studio: è stata la parte più divertente, perché tre di noi non prendevano in mano uno strumento da quasi trent'anni...".

Un'astinenza che è stata, sorprendentemente, il punto di forza: "I miei compagni di gruppo pensavano che in studio si lavorasse come allora, quando acceso il registratore per catturare la presa diretta si era costretti tutti insieme a produrre una corale take senza errori. Non immaginavano che con Pro Tools e con i software oggi disponibili si potesse tagliare, incollare, sostituire e tutto il resto, così sono arrivati in studio preparatissimi, come se non ci fosse un margine di errore". La stessa "apnea musicale" causa prima della particolarità del suono del gruppo: "Usiamo gli stessi strumenti e le stesse attrezzature di allora: solo, le abbiamo registrate con la tecnologia di oggi. Da questo punto di vista, non ci siamo sforzati di attualizzare il nostro sound: gli arrangiamenti, le chitarre e gli effetti che usiamo sono gli stessi di allora".

Arrivati alla Interbang grazie "a un'amica comune, che ci ha messo in contatto con l'etichetta che desideravamo per il nostro progetto, che essendo cantato in inglese ha orizzonti internazionali", i Colour Moves, nonostante tutto, hanno ripreso il loro discorso esattamente dove lo avevano lasciato: "Come ci organizziamo per i live? Come facevamo allora: gli altri hanno lavori normali, quindi cerchiamo di sfruttare al massimo i weekend, evitando di stare lontani da casa per troppi giorni. Facciamo quello che si può, ma va bene così. Ritrovarsi è stata un'esperienza eccezionale, soprattutto umanamente. Per noi fare musica è più che altro una scusa per stare insieme. Quando lo si fa per lavoro, invece...".

Impossibile, a questo punto, non affrontare il discorso Afterhours: sodale di Manuel Agnelli da quindici anni, Ciccarelli, dal novembre dello scorso anno, non fa più parte del gruppo di "Non è per sempre". "La decisione di allontanarmi è stata unilaterale e per quanto mi riguarda, assolutamente inaspettata, sicuramente non 'frutto di un lunghissimo periodo di tentativi, discussioni laceranti, ripensamenti e contraddizioni', come si legge nel comunicato apparso sulla pagina Facebook degli Afterhours", spiega Ciccarelli: "E' stato il classico fulmine a ciel sereno. Quando mi sono visto con Manuel, pensavo di dover parlare dei due nuovi ingressi nel gruppo, cioè di Fabio e di Stefano, uno come sostituto di Giorgio Prette e l’altro come sostituto di Roberto Dell’Era, che sarebbe stato troppo impegnato a seguire l’uscita e la promozione del suo disco solista per essere dei nostri nel tour dei teatri. Invece, il benservito, Manuel l’ha dato a me. Ci sta, siamo esseri umani e soprattutto il mondo del rock è pieno di queste storie: non vedo perché, se uno si stufa di stare con un altro, non debba avere il diritto di cambiare. E' comprensibile e legittimo, soprattutto se sei il conduttore della baracca. Credo però che me ne sarei fatta una ragione più rapidamente e che tutto sarebbe finito nel giro di poco tempo - e senza polemiche - se si fossero dette le cose per come sono andate veramente. Invece così non è stato: nel famoso comunicato si è voluto far intendere che la mia uscita sia stata volontaria. Successivamente, nelle interviste, [Agnelli] ha voluto far intendere che i rapporti tra me e gli altri elementi della band si fossero ormai deteriorati: una falsità, questa, che mi ha lasciato veramente di stucco. Anzi, per come la vedevo io, i rapporti erano più che buoni anche con lui. Ho trovato davvero di cattivo gusto, poi, che in un'intervista Manuel abbia dichiarato che 'il membri rimasti nel gruppo' sia 'i più talentuosi'. E' una mancanza di rispetto, sia nei miei confronti che ho suonato con lui per 15 anni, sia nei confronti di Giorgio Prette, che di anni con lui ne ha suonati 25. Tra l’altro io, non ho idea di come si misuri il talento, ma uno spunto si potrebbe avere dando un'occhiata ai crediti e agli autori delle canzoni dei dischi, soprattutto di 'Padania'". 

"E' normale che le storie finiscano, è normale anche che ci si rimanga male, ma c’è modo e modo di lasciarsi", conclude Ciccarelli, "Credo che l’unica verità, nella sua incredibile semplicità, sia quella che a Manuel si sia presentata un'opportunità incredibile di rinascita artistica per se stesso e per gli Afterhours - con questi avvicendamenti più o meno pilotati - e che lui l’abbia colta al volo. Sinceramente, gli auguro di proseguire come ha sempre fatto per il bene della band, che rimane a mio giudizio un gruppo superiore, che ha fatto la storia di un certo rock italiano e di cui mi onoro di averne fatto parte".

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