Kodaline, intervista: quattro irlandesi nel club dei ricchi & famosi

Kodaline, intervista: quattro irlandesi nel club dei ricchi & famosi

“Qual è il motivo del nostro successo? Pura fortuna. Non dovremmo neanche essere qui”. E invece i Kodaline sono in Italia, preceduti dalla fama di band emergente e divisiva. Da noi non sono ancora esplosi, ma a casa loro i quattro irlandesi sono piuttosto famosi. Contrariamente al loro stile, un pop-rock melodico, serio ed enfatico che ha fatto guadagnare loro più di un paragone con Coldplay e Snow Patrol, i quattro ridono parecchio. Anche di sé. Due membri ancora vivono in Irlanda, il cantante Steve Garrigan e il chitarrista Mark Prendergast. Il batterista Vinny May e il bassista Jay Boland, si sono trasferiti in Inghilterra. Il loro secondo album “Coming up for air” è uscito a metà febbraio e i quattro sono a Milano per raccontarlo e per esibirsi ai Magazzini Generali. “Tutto merito di Jay, che si è rotto il braccio”, spiega Garrigan. “Eravamo sempre in tour. La pausa forzata causata dall’incidente ci ha permesso di concentrarci sull’album. L’abbiamo finito in otto settimane. Il titolo racconta come ci siamo sentiti dopo le tournée e le session. C’è sembrato finalmente di risalire in superficie, a respirare”.

Coi loro coretti, i suoni carichi, i ritornelli ipermelodici e l’atmosfera magniloquente, è facile immaginare le canzoni di “Coming up for air” cantate in un’arena. Il disco è stato inciso in parte con Jacknife Lee in America e in parte in Europa. Le session col produttore di U2, R.E.M. e Snow Patrol si sono svolte nel suo studio di Topanga Canyon, California, un tempo rifugio di Neil Young. “Da lui” spiega il cantante “abbiamo imparato che nella musica non esistono risposte sbagliate e che vanno lasciate aperte tutte le opzioni. Ci ha insegnato a pensare in modo creativo e a non avere paura di sperimentare, come usare i sintetizzatori, gli archi o un coro di bambini, tutte libertà che non ci eravamo mai presi”. I testi delle canzoni sono per lo più personali. “Raccontano di noi. Come ‘Lost’, che parla della sensazione di sentirsi perduti quando si è lontani da casa. Oppure delle persone che ci circondano, come ‘The one’, scritto per il matrimonio di un amico”. Prendergast aggiunge che “è molto più semplice dire una cosa in una canzone che a voce. E poi grazie alla musica puoi avvolgere il messaggio in un involucro di bellezza”.

Non tutti però apprezzano il romanticismo agli steroidi e il rock-col-cuore-in-mano del quartetto. Abbasso lo sguardo e leggo ad alta voce una recente stroncatura dell’Observer, il domenicale del quotidiano inglese Guardian: nel nuovo album i Kodaline “emulano e sorpassano i clichè dei testi” dei Coldplay e infilano “una raffica implacabile di luoghi comuni romantici”. Rialzo lo sguardo e i quattro non mi sembrano arrabbiati. Anzi, sghignazzano. Jay minimizza: “Mi va benissimo stare nella stessa frase coi Coldplay”. Mark la mette sul ridere: “Questa non l’avevo letta. In genere ignoriamo le recensioni negative, però leggiamo le stroncature perché sono comiche”. Steve è realista: “Non puoi piacere a tutti, ci sarà sempre qualcuno là fuori che scrive male di te perché ti odia sinceramente o magari ha avuto una giornata storta”. Vinny contrattacca: “Crediamo profondamente nel disco. Dai fan ci arrivano solo feedback positivi. E poi, indipendentemente dalle recensioni, noi continuiamo a suonare in locali sold out”. Morale: “Fare musica significa tirare fuori quel che hai dentro, e non importa se qualcuno non capisce”.

Figli di “una nazione piccola ed estremamente orgogliosa della sua tradizione di drammaturghi, musicisti e scrittori”, i Kodaline nascono col nome di 21 Demands a Swords, un piccolo centro a una dozzina di chilometri da Dublino. Nel 2006, giovanissimi, partecipano al talent della RTE “You’re a star”. L’anno dopo, il singolo “Give me a minute” arriva al numero uno in Irlanda. “Quando abbiamo cominciato” dice Steve “eravamo piuttosto ingenui. Ma in fin dei conti l’ingenuità è una buona cosa, ti spinge a buttarti senza farti troppe domande. Forse siamo ancora naif”. Cambiato il nome di Kodaline, nel 2013 pubblicano l’album d’esordio “In a perfect world”, primo in classifica in Irlanda, terzo nel Regno Unito. “Il nostro sogno di ragazzi” racconta Mark “era riempire il Whelan’s, un locale di Dublino da 350 persone. Oggi le arene e un giorno, chissà, gli stadi. Ma non credere, siamo guidati dalla stessa urgenza di scrivere e suonare che avevamo agli inizi. Vorremmo fare come Bruce Springsteen che a 65 anni non ha ancora perso la fame di musica”. O come gli U2, aggiunge Jay: “Se non fosse per loro non saremmo qui. Hanno aperto la strada per tutti noi”.

Non saranno delle star, però i Kodaline hanno cominciato a saggiare la vita nel club esclusivo dei ricchi & famosi. Ne vanno matti. “Leggevo un’intervista a Lewis Hamilton”, spiega Garrigan. “A un certo punto gli hanno chiesto quale musica ascolta prima di affrontare un gran premio. E lui ha citato i più grandi, Michael Jackson, Prince, Jay-Z… e i Kodaline”. La canzone che chiude il disco, “Love will set you free”, è stata scritta con Johnny McDaid degli Snow Patrol. “Siamo andati a casa sua a Los Angeles e ad accoglierci c’era la sua fidanzata, Courteney Cox di ‘Friends’, con in mano una bottiglia di champagne. Ma t’immagini?”. I quattro si sono fatti consigliare da Ed Sheeran e hanno visto Nicole Scherzinger cantare a un loro concerto. Mentre si trovavano a Los Angeles hanno tenuto uno show acustico. “A un certo punto si presenta Sacha Baron Cohen e comincia a fare lo scemo, esattamente come in uno dei suoi film. Pensa alla scena: quattro ragazzini irlandesi arrivano a suonare a Los Angeles e trovano Borat che disturba il concerto. Surreale”. E ora, a cosa mirano i Kodaline? “Continuare a fare musica”, risponde Steve. “È una terapia. Mi fa sentire meglio. Non è diverso dal golf. Ci sono persone che alla fine di una giornata no si sfogano sul green, io lo faccio con la musica”. È una delle cose meno rock’n’roll che abbia sentito, ma non ditelo all’Observer.

(Claudio Todesco)

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
Scheda artista Tour&Concerti Testi

© 2019 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini fotografiche rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, quindi, libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.