The Voice, al via la 3° edizione: le videointerviste ai coach

The Voice, al via la 3° edizione: le videointerviste ai coach

Ritorna mercoledì 25 The Voice, il talent show di RaiDue. La terza edizione è stata presentata oggi a Milano: quasi tutto confermato, a partire dai conduttori Federico Russo e Valentina Correani, i coach Piero Pelù, J-Ax e Noemi. Tutto come prima, tranne qualche “dettaglio”, che proprio dettaglio non è: una delle poltrone rotanti dei giudici è doppia (letteralmente, nel senso che ha due sedute affiancate), per Roby e Francesco Facchinetti. Padre e figlio e valgono per un coach solo, e sono stati ribattezzati “Team Fach”: affiancheranno il rapper milanese, la cantante e il leader dei Litifiba, sostituendo Raffaella Carrà.

Anche il meccanismo è (quasi) uguale. Si parte con le “Blind audition”, a cui seguono le “Battle”, duelli tra i cantanti dello stesso giudice con l’opzione per i giudici di rubare i concorrenti agli altri, il “Knockout” (simile alla battle ma su brani diversi) e infine si arriva al "Live", con esibizioni individuali. Unica novità è le “Blind/Audition Blind”, audizioni del tutto alla cieca sia per giudici che per pubblico, in cui i candidati si esibiscono dietro un telo, senza presentazione video. 14 puntate in tutto, con le ultime 5 puntate dal vivo previste a partire fine aprile.
La preoccupazione, ripetuta da diversi coach in conferenza stampa, è di raggiungere quell’obbiettivo che finora The Voice ha mancato nelle prime due edizioni:  creare non solo un personaggio, ma un cantante affermato, in termini di vendite: “Vorrei piazzare un talento in cima di classifiche, anche se non vinco. Credo che sia il momento per The Voice per rappresentare questo obbiettivo”, dice J-Ax. A proposito di quello che succede dopo il programma agli artisti è Pelù a lanciarsi in un una polemica contro Universal, di cui vi abbiamo già reso conto, e che ha ripreso nella nostra videointervista.

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E, a proposito delle edizioni passate, lo stesso Pelù rivela di avere prodotto l’EP di Francesco Guasti, suo concorrente nella prima edizione, oltre ad avere scritto la canzone di Giacomo Voli, “Rimedio”, che a suo dire non è stata supportata da Universal, e da cui sembra nascere appunto la sua polemica.
Anche nei discorsi sulla discografia, su questa edizione aleggia soprattutto il fantasma, anzi lo spirito di Suor Cristina, trionfatrice lo scorso anno. “Sister” Cristina ha ottenuto 70 milioni di visualizzazioni per la sua blind audition su YouTube, il video di “Like a virgin” è a oltre 4 milioni e mezzo di visioni, ma il suo album (di cui parlammo qui) si è rivelato un flop: in classifica in Italia per sole 9 settimane (picco massimo la 17° posizione). All’estero Suor Cristina ha avuto una imponente rassegna stampa, ma il disco è entrato in classifica in due soli paesi: Francia (7 settimane, massima posizione 46) e Belgio (3 settimane, massima posizione 133). 
Tutti sottolineano che è un fenomeno passato, irripetibile: J-Ax, suo coach lo scorso anno, dice dice che vuole ottenere i suoi obbiettivi “senza l’intervento divino” e sottolinea che quest’anno si vuole occupare di musica, non di costume. I vertici della RAI promettono un’edizione laica: “Non ci sono né religiosi né porporati, nessuno ha preso i voti”, dicono, e promettono “solo grandi voci”. “Abbiamo alzato l’asticella della qualità vocale, è un talent che punta tutto sulla voce”, fanno eco gli autori e i conduttori. Noemi si dice alla ricerca di “fiori d’acciaio” e di una “pop story”.
Questa preoccupazione fa quasi passare in secondo il racconto principale della nuova edizione, quella che sempre gli autori definiscono “La narrazione nella narrazione”, ovvero il racconto del rapporto padre-figlio, Facchinetti & Facchinetti: “Il fatto che siamo padre e figlio aiuta molto per decidere in pochi secondi. Si creano dinamiche interessanti”, dice Roby. “Due io non fanno un noi… Con mio padre ho condiviso solo due cose: le pagelle a scuola e la partecipazione a Sanremo nel 2007, entrambe andate malissimo. Questa volta andrà benissimo”, assicura Fancesco:  I due sembrano molto affiatati, ma la discussione è dietro l’angolo anche tra padre e figlio. La recente lite tra J-Ax e Facchinetti (avvenuta a mezzo social network: aveva accusato Francesco di essere un figlio di papà) sembra ricomposta o almeno tenuta in sordina per essere usata al momento giusto nel programma.  Roby Facchinetti sta bene, dopo l’incidente occorso durante le registrazioni (che l’aveva obbligato ad un’operazione al ginocchio).  E che il personaggio "diversamente giovane" (come lo chiama il figlio) riserverà delle soprese lo si capisce quando racconta un inedito aneddoto: nell’81 i Litfiba avevano portato i loro demo ai Pooh, consegnandolo nelle mani di Facchinetti, sperando in un aiuto. Facchinetti lo aveva ignorato. Pelù conferma, ma si giustifica dicendo di essere stato costretto dagli altri membri del gruppo, contro la sua volontà.

 

 

 

 

Dall'archivio di Rockol - J-Ax, l'intervista per l'album 'ReAle'
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