NEWS   |   Pop/Rock / 19/02/2015

Pussy Riot, 'sepolte vive' nel video di 'I can't breathe'

Pussy Riot, 'sepolte vive' nel video di 'I can't breathe'

Le Pussy Riot, il collettivo femminista punk russo, hanno pubblicato la loro prima canzone in inglese: si intitola "I can't breathe", è stata ispirata dalla morte di Eric Garner per mano della polizia di New York avvenuta il 17 luglio del 2014 ("I can't breathe", "non riesco a respirare", è la frase pronunciata da Garner mentre un poliziotto lo teneva bloccato con una presa al collo), ed è dedicata "a tutti quelli che muoiono a causa della violenza della polizia, ai prigionieri politici e a quelli che per le strade combattono perché le cose cambino".
Il brano, di indubbia suggestione (con vaghi echi di Peter Gabriel e Brian Eno epoca "My life in the bush of ghosts"), è stato registrato a New York da due delle Pussy Riot, Nadya Tolokonnikova e Masha Alyokhina, con Nick Zinner degli Yeah Yeah Yeahs e Andrew Wyatt dei Miike Snow. Importante il contributo di Richard Hell, protagonista leggendario del punk newyorchese (Neon Boys, Television, Heartbreakers, Voidoids): è lui a ripetere le ultime frasi pronunciate prima di morire da Garner, che rendono drammatico il finale del brano.
Il video di "I can't breathe" è altrettanto drammatico e angoscioso; è stato girato in Russia, e le due Pussy Riot vi vengono sepolte vive.


Da notare che all'inizio si vede sulla scena del seppellimento un pacchetto di sigarette (un'allusione all'attività di vendita di sigarette di contrabbando esercitata da Eric Garner), e che Nadya e Masha indossano una uniforme da OMOH; gli OMOH sono un corpo speciale (noto anche come "Berretti Neri" o "Killer della Mafia") creato per prevenire eventuali attacchi terroristici durante le Olimpiadi di Mosca del 1980 e poi impiegato per combattere il crimine organizzato e il terrorismo. E' costituito da ex soldati dell'esercito e da veterani della guerra fra Russia e Afghanistan; sono gli OMOH ad aver risolto con la forza, nel 2002, l'attacco di cinquanta ribelli indipendentisti ceceni che avevano preso in ostaggio 700 persone in un teatro di Mosca (nell'attacco, compiuto utilizzando del gas narcotico - altro riferimento a "I can't breathe", "non riesco a respirare" - morirono quasi tutti i ribelli e 120 ostaggi).

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