Gruppi britannici negli USA, è (un piccolo) boom

Gruppi britannici negli USA, è (un piccolo) boom

Alexis Petridis, lucido commentatore di cose pop sul quotidiano britannico "The Guardian", afferma che negli USA, terra che negli ultimi anni per i gruppi targati UK ha dispensato ben poche soddisfazioni (due sole le eccezioni: Radiohead e Coldplay), si sta assistendo ad un piccolo boom degli artisti con la Union Jack.

Non si tratta di una vera invasione. Petridis, lanciando una gustosa frecciata ai suoi colleghi, scrive che quando l'NME annuncia che una band sta conquistando l'America, in realtà significa che ha attirato una decina di spettatori al suo concerto di New York; e che, quando una formazione rap britannica riesce a portare a termine uno show senza essere assalita, si parla di "eccezionale successo". Però per le band composte dai sudditi di Sua Maestà vi sono ugualmente segnali incoraggianti. E' ad esempio il caso degli scozzesi Franz Ferdinand, il cui primo album si trova al numero 32 delle chart a stelle e strisce, e dei Darkness, il cui "Permission to land" è stato smerciato in 500.000 copie. E che dire dei gallesi Lostprophets, il cui ultimo CD ha conquistato il disco d'oro? O delle londinesi Mis-teeq, che fino a poco tempo fa negli States erano senza contratto ed ora la loro "Scandalous" si ritrova ai piani alti? Il giornalista osserva che uno dei motivi per i quali i gruppi UK negli Stati Uniti negli ultimi anni hanno ottenuto scarso successo è da imputarsi, probabilmente, al fatto d'essere stati troppo provinciali. Il pubblico USA non è particolarmente noto per la sua attenzione nei riguardi delle sottigliezze sociali delle altre nazioni, quindi non si capisce come mai avrebbe dovuto interessarsi ai commenti dei Pulp od ai proclami politici dei Manic Street Preachers. Interessante la riflessione di Andy Pemberton, direttore (nato in Inghilterra) della rivista musicale statunitense "Blender". Secondo il giornalista, più che ad un improvviso attacco di anglofilia, il pubblico USA risponde ad una variazione del mercato. "Penso che con la morte del nu-metal si sia creato un vuoto. C'è un vuoto rock e la chance di riempirlo", dice Pemberton. Il direttore racconta quindi un simpatico aneddoto. Simpatico, ma anche emblematico perché segnala che il boom, magari anche a causa di questioni di pronuncia (quella regionale britannica per gli americani è decisamente ostica), potrebbe rimanere circoscritto. Pemberton: "Ho fatto ascoltare l'album degli Streets (Mike Skinner, il rapper UK) al nostro managing editor. Alla fine mi ha detto: 'Non ho capito neppure una parola'".


E' curioso ricordare come, pochi giorni fa, osservatori statunitensi avessero rilevato un fenomeno inverso di "invasione a stelle e strisce" della Gran Bretagna (vedi News).
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