Imagine Dragons a Sanremo, intervista: "Non siamo né indie né rock"

Imagine Dragons a Sanremo, intervista: "Non siamo né indie né rock"

Gli Imagine Dragons arrivano al Festival di Sanremo da superospiti, forti dei tre miioni e mezzo di copie vendute nel mondo del loro disco di debutto, "Night visions" (2012) e di un Grammy nel 2014. La band capitanata da Dan Reynolds sta per pubblicare il secondo album, l'atteso "Smoke + Mirrors", in uscita la prossima settimana.

Li abbiamo incontrati in un albergo della riviera: quattro "all american boy" che ridono, si divertono e parlano tranquillamente del loro successo: "Cosa ci distingue dalle altre band? abbiamo delle brutte barbe" scherzano. E ironizzano sui frequenti paragoni con i Coldplay, che hanno anche attirato un po' di critiche alla band. "E' un complimento", dice Reynolds, camicia nera abbottonata con catenina d'argento. "Siamo contenti quando ci paragonano ad artisti che non ci fanno schifo. Suoniamo troppo come loro?.  No, se paragoni le canzoni, sono diverse. ". "Credo che sia difficile categorizzare la musica oggi, per come gira non ci sono steccati. E’ normale", gli fa eco Wayne "Wing" Sermon.

Come hanno reagito a tutta questa pressione, nell'incidere il nuovo disco, gli chiediamo? “Abbiamo scritto molto dell’album mentre eravamo in tour, abbiamo catturato molte delle emozioni che provi mentre la tua vita esplode e prende quota. Davvero non abbiamo avuto tempo di avere pressione”, spiega Reynolds. “Abbiamo prodotto un disco onesto, con più evoluzione musicale, credo. In fin dei conti siamo una band da sette anni”. “Abbiamo potuto usare il nostro studio di registrazione fuori da casa, a Las Vegas, e abbiamo potuto fare delle canzoni esattamente quello che volevamo. Credo che si possano sentire la maturità e la tranquillità, in questo album”, aggiunge Sermon.

Inevitabile la domanda sul successo: “Ci ha dato la possibilità di sostenere le famiglie, e non è banale: ci sono molti musicisti che fanno fatica a sbarcare il lunario. Ogni volta che ti lamenti del successo ti senti stupido, perché ci sono tutti questi altri lavori duri nel mondo. Poi, certo, ci sono lati negativi: ho perso molte amicizie, a dire la verità non so più se ne ho, fuori dalla band. Sono inevitabilmente molto diffidente. Ma sono dettagli, rispetto a quello ci ha portato".

E inevitabile anche la domanda su cosa ne pensa oggi di “Demons”, la loro canzone simbolo assieme a “Radioactive”. “Tutti hanno i loro demoni”, spiega Reynolds. “Oggi con la rete tutti giudicano le storie altrui in fretta, ma tutti hanno una loro storia privata. Non sono necessariamente demoni spaventosi, sono le storie di ognuno. La mia è che ho combattuto con la depressione per anni e quello è qualcosa ti segna. Quella canzone è come una pagina di diario, per me. Non volevo scrivere una canzone che parlasse a tutti, volevo solo parlare di me. E' un tema costante della mia musica ed è terapeutico. In questa nuovo disco ho provato ad andare in luoghi della mia psiche in cui avevo paura di andare, mi sentivo poco comodo. Una canzone come 'Dreams', per me è stata terapeutica, anche se in modo diverso".

Se gli chiedi punti di riferimento, rispondono con nomi classici. “Ognuno di noi ha gusti molto personali, ma quello che ci mette d’accordo è il classic rock: Harry Nilsson, Paul Simon, Tom Waits”, spiega Sermon. “Ma anche gli Outkast, i Nine Inch Nails, e anche Šostakovič. “Amiamo il songwriting melodico, non siamo ne né indie né rock, vogliamo solo suonare come noi stessi”. Dopo i complimenti di rito all'Italia (Reynolds dice che sua moglie Aja Volkman è italiana, ma non si ricorda di dove), il prossimo appuntamento con il nostro paese è il 23 novembre al Forum di Assago, data unica del loro tour europeo.

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