NEWS   |   Italia / 11/02/2015

Esclusiva: Tony Renis racconta la vera storia de Il Volo (e torna con Bocelli)

Esclusiva: Tony Renis racconta la vera storia de Il Volo (e torna con Bocelli)

Il Volo arriva al Festival di Sanremo da vincitore annunciato della sezione Campioni. Ma quello sul palco dell’Ariston è un doppio ritorno per il trio formato da Piero Barone, Gianluca Ginoble e Ignazio Boschetto: nell’edizione 2010 vi si esibirono come ospiti. E proprio su quel palco, l’anno prima, il trio si era formato durante “Ti lascio una canzone”: lo show si svolgeva proprio a Sanremo, nelle prime due edizioni. Il trio venne assemblato da Roberto Cenci, che aveva ideato il programma condotto da Antonella Clerici e ne era regista e direttore artistico: sua l'idea di far cantare assieme i tre ragazzi, che lui stesso aveva scelto individualmente per il programma.

Nel mezzo, tra il 2009 e il 2010, il successo in America. A portare il gruppo oltreoceano fu poi Tony Renis, grazie a cui arrivò il contratto con la Geffen: era la prima volta che degli artisti italiani firmavano un contratto direttamente con la sede statunitense di una major statunitense.

Tony Renis ha prodotto i primi tre album del gruppo assieme ad Humberto Gattica: “Il volo” (2010), “We are love” (2012) e “The Christmas album” (2013). Renis non lavora più con il trio. Ora Il Volo ha un nuovo contratto con Sony Latin (e anche in italia è seguita dalla sede nazionale della major) ed è seguito sempre dal manager storico, Michele Torpedine.

Nelle parole di Renis si intuisce ogni tanto un filo di amarezza, la determinazione a non voler fare polemiche (ce lo ripete più volte), un enorme affetto per quelli che lui chiama “i miei ragazzi” e la stima nei confronti della persona che ebbe la prima intuizione musicale nel formare il trio, Roberto Cenci, appunto. E poi c’è l’enorme entusiasmo tipico del personaggio, fatto di aggettivi superlativi. Chi era a Sanremo nel 2004, quando fu direttore artistico dell’edizione di Simona Ventura (quella boicottata dalle Major  e in cui portò Celentano alla finale) se lo ricorda bene, quell’entusiasmo, con cui affrontava ogni polemica. 

Lo abbiamo raggiunto al telefono a Los Angeles, dove vive diversi mesi all’anno e dove aveva appena presenziato alla cerimonia dei Grammy. Abbiamo fatto una lunga chiacchierata su Il Volo, su Sanremo (a cui ha partecipato diverse volte, tra qui quella storica del 1961 in cui presentò “Quando quando quando”; nel 2004 ne fu direttore artistico, appunto), e su Andrea Bocelli. 

Renis ci annuncia infatti di avere riformato il trio di produttori assieme a Gattica e David Foster, che lavorò il pluripremiato “Amore” nel 2006, per il nuovo album di Bocelli. Ecco cosa ci ha raccontato. 

 

Tony Renis, lei è uno degli scopritori de Il Volo.

Oddio, a dire la verità dietro al successo non c’è mai solo una persona, ce ne sono tante. Il successo non è solo l’artista ma in effetti io sono quello che li ha portati in America e ha dato loro la possibilità di un contratto storico con la Universal statunitense. 

Sono straordinari e penso che quest’anno possano avere una grande chance di vincere il Festival di Sanremo. Me lo auguro per la loro bravura, per tutti i sacrifici che abbiamo fatto in questi anni. Abbiamo lavorato in maniera straordinaria, con la collaborazione importante di Humberto Gattica, uno dei grandi produttore americani. Ma gli esami non sono mai finiti: mi auguro che continuino a studiare: hanno un grande talento. Hanno tutte le possibilità di fare passi da gigante a livello planetario. Li chiamo i miei ragazzi perché se non ci fosse stato lo zio Tony… Hanno avuto la possibilità di avere successo sul mercato americano, cosa che solo uno dopo Luciano Pavarotti ha potuto fare, ed è il più grande in assoluto, Andrea Bocelli.

 

Come nacque la decisione di proporli prima in America che in Italia?

E’ stato casuale. Io mi trovavo a Los Angeles e li vidi in TV. Solitamente guardo RAI International per il calcio, da grande milanista quale sono, e vivo sei mesi in California e sei mesi a Roma. Facendo zapping vidi questi tre ragazzi da Antonella Clerici in quel grande show. Il grande merito fu di Roberto Cenci: chi ha avuto l’idea di mettere assieme questi tre voci è lui, grande regista e anche uno straordinario musicista. La sua intuizione fu di quella di mettere assieme un trio sul modello di Pavarotti Domingo Carreras, da lì nacque il nome “i Tre tenorini”, perché erano dei ragazzini.  Rimasi folgorato, lo chiamai e gli dissi: ho un’idea. Lui mi disse: sono tre minori, lasciami parlare con le famiglie. Le famiglie, quando sentirono il mio nome, si fidarono di me.

 

Cos’ha visto in Piero, Ignazio e Gianluca?

Sono talentuosi, e sono tre voci diverse che formano un’alchimia. Piero Barone è il vero tenore. Ignazio Boschetto è il tenore pop, mentre Gianluca Ginoble ha un timbro baritonale alla Sinatra. Uno dei segreti de Il Volo è che sono riconoscibili individualmente: spesso le voci di un gruppo si assomigliano, si confondono. Mentre quando ascolti Il Volo, senti tre voci ben distinte, che messe in armonia hanno un bellissimo risultato. Poi dipende dall’artista saper gestire il successo, e se l’artista non lo può fare, ha bisogno di qualcuno che lo gestisca per lui. Sono tre bravi ragazzi, che io sto aiutando anche se loro non lo sanno, perché il loro successo è anche un mio riconoscimento.

 

Poi ci fu il contratto negli Stati Uniti, firmato direttamente con Jimmy Iovine, leggendario discografico.

Siamo arrivati a lui con la complicità di un grande avvocato dell’entertainment americano, Peter Lopez, che purtroppo ci ha lasciato. Con lui ho convinto Iovine e Ron Fair, il boss della Geffen, con cui poi è iniziata l’avventura americana. Oggi la musica va in altre direzioni, fu rischioso. La scelta del repertorio la feci io e fu una sfida, quella di portare attraverso queste tre voci giovani, la vera melodia italiana, da “O ‘sole mio” al “Il mondo”. Una scelta che ha portato a casa grandi risultati, anche nel mercato latino dove sono molto popolari tra i ragazzini. Un successo raggiunto peraltro senza il supporto delle radio, che non trasmettono questo genere di vocalità in nessuna parte del mondo.

 

Ora sono a Sanremo. Lei deve molto al Festival.

Gli devo molto, mi ha dato questa grande chance e di scrivere al portare successo planetario la mia canzone “Quando quando quando”, nel 1961. Ognuno di noi è debitore al Festival, una grande straordinaria vetrina, un gioiello che dobbiamo tenerci caro.

 

Guarderà questo Sanremo?

Non lo so, forse qualcosa vedrò, magari nei TG. Sono molto impegnato. Io sono a Los Angeles, sono appena stato alla cerimonia dei Grammy, qua sto lavorando al Festival del Cinema prodotto da Pascal Vicedomini, di cui sono chairman e presidente onorario, e sto lavorando con Andrea Bocelli.

 

Cosa sta facendo con Bocelli?

Sto lavorando al nuovo disco, lo sto producendo insieme a Humberto Gattica e David Foster. Sarà pazzesco, con straordinari duetti, abbiamo iniziato da un mese circa, pensiamo di uscire a fine settembre, primi ottobre: questo è uno dei motivi per cui mi trovo in America. Abbiamo lavorato a Las Vegas, a Miami. Non esiste artista oggi più grande oggi di Andrea Bocelli, è forse l’unico credibile quando canta l’opera e come interprete pop, l’unico che ha la capacità di usare la sua voce e il suo diaframma in maniera diversa.

 

Tornando a Il Volo: cosa manca, quindi, ai trio?

Avendo avuto loro un grande successo all’estero, il loro cruccio è di non avere avuto il giusto riconoscimento in Italia. Questa era una loro amarezza, ma penso che anche il nostro paese riconoscerà loro quello che valgono. E’ vero che la musica va in tutt’altre direzioni, ma loro cantano una bella musica e la bella musica non muore mai. Lo zio Tony dice che sono tre bravi ragazzi, scrivilo. Poi, sai quello slogan famoso… “No zio Tony, no party”. 

(Gianni Sibilla)

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