NEWS   |   Italia / 23/01/2015

Sanremo 2015, l’ascolto in anteprima delle canzoni dei Campioni

Sanremo 2015, l’ascolto in anteprima delle canzoni dei Campioni

L'amore, in diverse forme e diversi sinonimi. Ballate, archi e voci che si dispiegano. Questo ci si aspettava dal Sanremo di Carlo Conti, e questo contengono (quasi tutte) le 20 canzoni in gara tra i Campioni. Le abbiamo ascoltate tutte, in sequenza, questa mattina in RAI, testi alla mano.  

La premessa è la solita: le canzoni del Festival di Sanremo le capisci solo sul palco dell'Ariston, vedendo come funzionano dal vivo, con l’orchestra e con la resa televisiva e spettacolare del luogo e del mezzo. Detto questo, il primo ascolto racconta di un Sanremo orientato alla tradizione, con un taglio più pop e popolare, volutamente meno “alto” di quello di Fazio. L'impronta di Carlo Conti e della sua squadra è evidente: “E’ una sorta di macedonia, con tanti sapori diversi, tanti ne mancano, ma quelli che ci sono sono di prima qualità. Molti brani sono nella tradizione melodica italiana che parla d’amore”, ha raccontato il presentatore e direttore artistico ai giornalisti - poi spiegando per esempio che non ci sono gruppi rock/alternativo perché nessuno di questo campo si è presentato (“Io qualcosina ho cercato, ma tutti o erano già usciti, o non erano pronti con un progetto”, ha detto citando i Subsonica e il trio Fabi Gazzé Silvestri tra i nomi che avrebbe voluto avere ma che non erano disponibili).

Già, la “tradizione melodica italiana”. La maggior parte delle canzoni rispetta una struttura classica: intro delicata, apertura enfatica per far partire la voce e sfruttare l’orchestra. Qualcuno lo fa con più classe e giocando sugli arrangiamenti, altri in maniera più prevedibile. I brani che di primo acchito mi hanno colpito di più sono quelli di Raf (gran classe), Irene Grandi per la sua irregolarità, Malika Ayane perché esce dagli schemi con una canzone delicata, mentre tra le canzoni-canzoni quella di Nesli e quella di Chiara. Altri escono da questi schemi, ma facendo quello che ti aspetti da loro: il rap-pop di Moreno, l’ r’n’b di Nina Zilli, il divertissement di Biggio/Mandelli. Qualche accenno di pop-rock con i tre brani più radiofonici (qualunque cosa voglia dire questo aggettivo, spesso usato dagli addetti ai lavoro come un mantra salvifico): quelli dei Dear Jack, di Lorenzo Fragola e di Nek. Andiamo per ordine (alfabetico) con le impressioni brano per brano (tra parentesi gli autori).

(Gianni Sibilla)

 

Annalisa, “Una finestra tra le stelle”  (Kekko Silvestre): La migliore delle tre canzoni firmate da Silvestre, con ritornello molto alla Modà, come quello della Atzei (vedi sotto). Qua è però compensato da una strofa un po’ cantilenante, meno enfatica e adatta alla voce più misurata di Annalisa. Si parla di amore, nella maniera classica: “Solo se mi baci te/ e non sentire bisogno più di niente”.

In sintesi: I Modà cantati dalla bella voce di Annalisa

 

Malika Ayane,“Adesso è qui” (Malika Ayane, Pacifico, Giovanni Caccamo, Alessandra Flora): Delicata, dall’arrangiamento particolare, basato sul piano e sulla ritmica: non parte mai davvero e gioca più sulla sottrazione e sull’essenzialità che sull’accumulo. Nel testo firmato da Pacifico si parla di vivere l’amore al presente: “Forse è già domani e questo è un sogno e non è stato male". Tra gli autori della musica, Giovanni Caccamo, in gara tra i giovani (e sempre della Sugar).

In sintesi: contemporaneamente melodica e tradizionale, ma diversa da tutto il resto 

 

Bianca Atzei, “Il solo al mondo” (Kekko Silvestre): Atra tipica canzone di Kekko Silvestre: partenza lenta e delicata con incedere a tratti marziale, crescendo con apertura plateale, sottolineata da un breve rallentamento. Tema ultra classico, così come il cantato della Atzei, molto enfatico: “Però io ti amo mentre dentro muoio, no tu non puoi capire che sei il solo al mondo con cui voglio stare”.

In sintesi: Una canzone più Modà dei Modà 

 

Biggio e Mandelli (I Soliti Idioti), “Vita d’inferno” (Biggio, Mandelli, Martino Ferro): Parte subito con ritmi circensi, rifacendosi a Jannacci e Cochi e Renato, con una gag dietro l’altra, e lì rimane fino alla fine.  Il “Un milioni di milioni” finale che fa rima con “coglioni” per decisione  del duo sul palco dell’Ariston sarà coperto dai fiati.

In sintesi: una novelty song, come era lecito aspettarsi da I Soliti Idioti

 

Alex Britti, “Un attimo importante” (Alex Britti): Inizio di chitarra elettrica (con citazione di Hendrix?) e qualche coloritura elettronica per sostenere la voce. Sempre di amore si parla (“Guardami toccami stringimi, regalami un instante”). La canzone volutamente non parte, rimane quasi sospesa, con solo la voce che si alza sul tappeto sonoro.

In sintesi: La chitarra elettrica protagonista quanto la voce

 

Dear Jack, “Il mondo esplode” (Piero Romitelli, Davide Simonetta): Pop-rock, con una melodia accattivante (ma forse un po’ già sentita) sulle strofe e ritornello che si apre, sottolineato dal muro di chitarre, e da una ritmica molto serrata (che fa molto Coldplay). Il tema? L’amore, attraverso metafore: “Niente è per sempre, il mondo esplode tranne noi che abbiamo fretta”.

In sintesi: Quanto di più vicino al rock al Festival, quest’anno (1)

 

Grazia Di Michele e Mauro Coruzzi, “Non sono una finestra” (Grazia Di Michele, Raffaele Petrangeli): La canzone del festival con il registro linguistico più alto (“Iconoclasta”, “Cangiante”, “Lasciva”), usato per parlare di diversità (“Di donna dentro un uomo eppure essere umano”). Piano jazzato e archi, atmosfere retrò da club per sostenere le due voci che si intrecciano - e quella di Coruzzi che rende bene (ma è una novità solo per chi lo conosce esclusivamente come Platinette).

In sintesi: una canzone con il doppio fondo, più da Festival di Fazio che da Conti


Lara Fabian, “Voce” (Cristiano Cremonini, Lara Fabian, Fio Zanotti): Inizio molto anni ’90, con elettronica e un coretto “turuturtuttù” (o “Ciuruciuru”, a seconda delle interpretazioni) che ti si incolla subito addosso. Poi si passa ad un ritornello aperto più classicamente da Festival, molto “bel canto” (o urlato, a seconda dei punti di vista): un’ode alla musica (“questa voce che non smette mai di dare un senso a questo tempo!). L’unica straniera in gara, e si sente: nelle strofe l’accento straniero è molto marcato.

In sintesi:  Bel canto o coretto “Ciuruciuru”? Meglio quest'ultimo

 

Lorenzo Fragola, "Siamo uguali” (Lorenzo Fragola, Fedez, Fausto Cogliati): Archi ritmati in apertura, e apertura sul ritornello con batteria dritta e un arrangiamento che punta al cantautorato “contemporaneo” per provare a sfuggire dagli stereotipi del genere: “Ma forse arriverà domani, siamo uguali, in fondo”. Funzionerà alla perfezione in radio, con quel ritmo sostenuto e quella melodia.

In sintesi:  Fragola continua ad avere come modello Ed Sheeran, ma assomiglia di più a James Blunt

 

Chiara Galiazzo, “Straordinario” (Ermal Meta, Giovanni Pollex): Una canzone che, a differenza di altre, parte subito carica, sostenuta da un muro di archi e la voce (molto bella, come sempre) di Chiara che vola alta (“E io che vedo solo il tuo sorriso che fa sembrare tutto straordinario”).

In sintesi: una Chiara molto più classica, sia dell’ultimo disco sia del primo. Funziona


Irene Grandi, "Un vento senza nome” (Irene Grandi, Saverio Lanza): Non è una canzone d’amore classica, ma una sorta di dialogo con una donna, forse con una versione passata di se stessa. Parte delicata, con il piano, che poi passa in secondo piano a favore della chitarra acustica. Molto bello il ritornello: (“Con il vento sei andata via da te, via da qui”).

In sintesi: una canzone contemporaneamente melodica e irregolare, bella ma non facile 

 

Gianluca Grignani. “Sogni infranti” (Gianluca Grignani): parte come una ballata acustica per poi aprirsi, con il tormento di sempre, tra amore e critiche “sociali”: “Uomini o santi ingannati dai tanti sogni infranti”. Bella e d’impatto l’orchestrazione finale.

In sintesi: classico Grignani, tra canzone rock e cantautorato italiano

 

Il Volo, “Grande amore” (Francesco Boccia, Ciro Esposito). Dimenticatevi i tre tenorini, i ragazzi fanno i cantanti “normali”, provando a levarsi di dosso l’aria da “giovani vecchi” del bel canto italiano che li ha portati in giro per il mondo. La canzone è stra-classica, con un’apertura pensata per far spellare le mani all’Ariston. Però il testo… “Dimmi che sei, che sei il mio unico grande amore”. 

In sintesi: Vincitrice annunciata? Fantascienza: vincono Sanremo, vanno all’Eurovision, lo vincono e lo portano in Italia

 

Marco Masini, “Che giorno è” (Marco Masini, Federica Camba, Daniele Coro). La regola delle canzoni sanremesi - inizio delicato, poi apertura - sottolineata da diversi crescendi in seguenza, pensati per permettere a Masini di spiegare la voce. Canta le difficoltà del vivere quotidiano, dagli echi quasi  vascorossiani: “E invece e tutto qua,  è qua, è come un appuntamento con la casualità”.

In sintesi: una canzone scenografica, solida, perfetta per l’Ariston

 

Moreno, “Oggi ti parlo così” (Moreno, Roberto Casalini, Roberto Dagani, Alessandro Erba, Marco Zangirolami): Un mix tra rap e pop, come ci si poteva aspettare: ritmo incalzante sulle strofe rappate e ritornello melodico, con quell’ “Oggi ti parlo così” ripetuto ad libitum, anche qua quasi alla Vasco.

In sintesi: Un brano che suona diverso dal resto delle canzoni in gara, ma a modo suo prevedibile

 

Nek, “Fatti avanti amore” (Nek, Luca Chiaravalli, Andrea Bonomo, Luigi Fazio): Inizio con piano ritmato alla Coldplay, con ritornello che si apre, e porta la canzone più verso gli U2: le due facce della stessa medaglia pop-rock. “Siamo due braccia con un cuore, solo questo avrai da me, fatto avanti amore”:  Molto dritta, ritmata e radiofonica, con un bell'arrangiamento.

In sintesi: Quanto di più vicino al rock al Festival, quest’anno (2)

 

Nesli, "Buona fortuna amore mio” (Nesli, Brando): Il rap ormai definitivamente alle spalle, Nesli canta dall’inizio alla fine e si presenta con una breakup song dritta, classica eppure non banale, che va subito in crescendo: “Buona fortuna amore, nel viaggio che farai, ovunque tu sarai”.

In sintesi: Una canzone emotiva, sentita, dritta, sulla linea dell'ultima produzione di Nesli

 

Raf, "Come una favola” (Raf, Saverio Grandi, Emiliano Cecere): Scrivere canzoni è un mestiere, richiede esperienza: e questa canzone, che parte con piano e archi, è un concentrato di classe ed esperienza nella scrittura musicale e delle parole (“Attraversando spirali di un mondo in disordine puoi inventarne un’altra se vuoi”).

In sintesi: la classe non è acqua, anche quando si scrivono canzoni molto dirette come questa

 

Anna Tatangelo, “Libera" (Kekko Silvestre, Enrico Palmosi). Apertura delicata con piano e chitarra appena accennata, con una spruzzata di elettronica sul ritornello. Siamo lontani anni luce da “Muchacha”: Anna presenta una ballatona molto classica e anche questa molto tipica della scrittura di Kekko: “Sono libera, libera, come una nuvola nel vento”.

In sintesi: Anna torna alla canzone classica, dopo le incursioni nel bitch-pop

 

Nina Zilli, “Sola” (Nina Zilli), Piano jazz e ritmi da ballata r ’n’ b, Nina Zilli si presenta nel genere che le è più comodo. Non stupisce, a tratti sembra ricordare molto “Feeling good” di Nina Simone e “Fallin' ” di Alicia Keys.

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