Rock in Idro 2015, il promoter: 'La sospensione purtroppo è un'opzione, ma...'

Potrebbero non essere la crisi o la mancanza di nomi disponibili a portare Rock in Idro a rivivere l'incubo del 2013, quando una sfortunata serie di circostanze costrinse l'agenzia organizzatrice del festival più nomade che la storia del rock italiana ricordi - nato nel 2005 sulle sponde dell'Idroscalo, a Milano, poi trasferitosi al Palasharp, sempre nel capoluogo lombardo, poi ancora spostatosi a Rho, in una parte dell'area che nei prossimi mesi ospiterà Expo 2015 e infine ospitato, a partire dallo scorso anno, dall'Arena Joe Strummer del Parco Nord, a Bologna - a sospendere la prossima edizione: a mettere i bastoni tra le ruote della creatura di Hub Music Factory sono infatti questioni legate alla riqualificazione dell'area intitolata allo scomparso leader dei Clash rimaste sul tavolo del municipio del capoluogo emiliano da oltre un anno e non ancora risolte.



"La prossima settimana sarà decisiva per il Rock in Idro 2015", racconta Alex Fabbro, che di Hub Music è socio fondatore: "Un incontro con l'assessore in programma nei prossimi giorni ci dirà se e quando il progetto che avevamo in mente sarà praticabile". Già, perché i presupposti dello spostamento in quel di Bologna avrebbero previsto un accordo triennale comprendente (anche) lavori di sviluppo e riqualificazione dell'area: "Lavori che lo scorso anno ci sobbarcammo noi, perché l'Arena fosse considerata agibile", spiega Fabbro, "Facendo fronte a un investimento molto oneroso, ma con la speranza che l'intervento del Comune risolvesse la situazione". Invece, a quasi un anno dalla chiusura della passata edizione, ancora nulla: "Al momento il bando per i lavori di ristrutturazione non è ancora stato assegnato, e di fatto non abbiamo un interlocutore col quale rapportarci per organizzare il festival".

Perché il tempo corre, e ogni giorno che passa è prezioso. Con i cast dei maggiori eventi in via di definizione, il non poter contare su una location sicura rappresenta un handicap quasi insormontabile. "Al momento abbiamo diverse opzioni", spiega Fabbro: "Per esempio, quella di spostarci altrove. Abbiamo due canali aperti con altrettante realtà alternative, una sempre in Emilia Romagna e una in un altra regione. I tempi, però, si stanno facendo sempre più stretti, e se non dovessimo riuscire ad avere la certezza di una location per l'evento saremmo purtroppo costretti a sospendere il Rock in Idro per il 2015. Cosa che ci addolorerebbe molto, un po' per veder sfumare la possibilità di mettere in piedi il festival, un po' per il fatto di essere restati soli, ancora una volta, nella ricerca di una location che di diventare stabile - purtroppo - non ne vuole sapere".

A cascata, la mancanza di un semaforo verde definitivo incide anche sull'assemblaggio di un cast, dati i tempi di "prenotazione" - sempre più lunghi - delle realtà di primo piano: "Da questo punto di vista, il periodo che noi avremmo intenzione di prendere in considerazione - giugno - è tutto sommato propizio, perché la grande quantità di festival in Europa ci offre la possibilità di intercettare qualche grande gruppo già nel nostro continente. Di compromessi, tuttavia, non abbiamo intenzioni di prenderne: senza un cast all'altezza della situazione la nostra scelta sarà quella di saltare l'edizione 2015".

Le trattative già avviate - e tutte, ovviamente, in subordine al buon esito dell'affaire location - sono tante, conferma Fabbro, e di alto livello. Compresa quella con uno dei "nomi più caldi per la prossima estate", che - va da sé - in molti potrebbero identificare in uno dei pochissimi grandi gruppi con un disco nuovo da promuovere, in tour a giugno in Europa, che ancora non abbia annunciato date italiane e già ospitato in passato da Rock in Idro: "C'è ancora una piccola possibilità", conferma Fabbro, "Che, però, diventa sempre più piccola ogni giorno che passa...".

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