NEWS   |   Italia / 19/01/2015

Carmen Consoli presenta dal vivo "L'abitudine di tornare": videointervista

Carmen Consoli presenta dal vivo "L'abitudine di tornare": videointervista

“Cosa hai fatto tutti questi anni?”, chiesero a Patti Smith, al suo primo concerto italiano in quasi due decenni. “Il bucato”, rispose lei, che aveva seguito la famiglia per tutti gli anni ’80 e ’90, con rare incursioni nella musica. Poi, tornare alla musica (soprattutto in Italia), per Patti Smith è diventata un abitudine, ma questa è un’altra storia.

Carmen Consoli pubblica “L’abitudine di tornare”, primo disco di inediti da “Elettra”, 2009. “Che cosa ho fatto in questi anni? Mi sono occupata delle cose di famigghia”, dice la cantante siciliana marcando l’accento della sua terra, con un sorriso. Le cose di famigghia di cui si è occupata sono quelle del vuoto lasciato da suo padre, agronomo, scomparso nel 2009, poco prima della pubblicazione di "Elettra": ha dato una mano alla madre nella produzione di olio e ciliegie e nella gestione di qualche appartamento per turisti a Catania. Qualche rara  incursione nella musica, ma sempre sottotraccia, producendo gruppi locali con la sua piccola etichetta.

Certe volte, la vita ti porta altrove, anche se fai la cantante, pardon la “cantantessa”. Carmen Consoli, è tornata, ma non ha perso l’abitudine a incantare con la voce e la chitarra: entra dal fondo della sala, gonna di pelle e stivali neri. Un  “Benvenuti” e imbraccia la sei corde. E suona tutto “L’abitudine di tornare”, in acustico, in sequenza, senza dire una sola parola, o quasi - lasciando fuori solo due delle dieci canzoni nuove. La musica, prima di tutto, di fronte alla stampa, radunata sui Navigli Milanesi, per presentare “L’abitudine di tornare”, il disco del ritorno dopo 5 anni: sala gremita, e tutti in religioso silenzio ad ascoltare quella voce, quel modo di cantare e quel modo di raccontare.

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“Non ho mai vissuto questa mia carriera come fosse un lavoro. Mi sono sempre detto che se non avessi avuto ispirazione, mi sarei ritirata”, spiega Carmen ai giornalisti. “Non ho sentito l’esigenza di esibirmi, di fare interviste: se volevo suonavo per gli amici. Sono stati cinque anni bellissimi di incontri, di nuove amicizie. Mi sono goduto la mia città. La musica è stato un regalo immenso, ma avendo iniziate a 19 anni mi sono persa anche tante cose. Ho recuperato un po’ di tempo che avrei dovuto dedicare alla leggerezza, a fare le minchiate. Ma sono contenta di essere qui: si vede che la mia carriera non era finita...". 

 

“L’abitudine di tornare”, racconta, non è frutto di un lavoro durato 5 anni, ma è stato realizzato di getto: “Queste canzoni sono state scritte nei mesi di luglio e agosto della scorsa estate, a settembre sono entrata in studio. In questi cinque anni ho vissuto, e queste canzoni sono espressioni di queste esperienze”. Non necessariamente autobiografiche, però: “Quando parlo di vissuto parlo di esperienze filtrate, di compassione con le esperienze altrui. Questi anni li ho passati tra la gente, qualche telegiornale in più, qualche programma in più, andando in strada. Tutte cose che la mia vita precedente non mi permetteva di fare”.

Si definisce una cronista, con canzoni che parlano delle difficoltà della vita odierna (“E forse un giorno”), di amore (“Oceani deserti”), scritta con i fratelli Gazzé), di migranti e media (“La notte più lunga”), della sua Sicilia (“Esercito silente”), di femminicidio (“La signora del quinto piano”): “Non credo che l’album abbia toni più pessimisti. Ci sono cose che non si possono negare: le scarpette rosse, il PIL, le barche malandate dei migranti…”, quasi si giustifica. L’unico cenno autobiografico diretto è la finale “Questa piccola magia”, dedicata alla recente maternità: “Mi figghiu è masculo”, dice, rispolverando il siciliano. “E’ vero che in questo disco canto di più l’universo femminile, mi viene ovviamente più naturale. Ma per me l’universo maschile è fantastico, ho avuto un padre femminista spero di poter fare quello che miei genitori hanno fatto per me, farò la copiando di quello che hanno fatto loro - se sbaglierò è perché non saprò fare quello che hanno fatto loro. Sono un’educatrice severa, ma anche serena”.

L’avevamo lasciata vicina ai suoni acustici e al folk. Nel nuovo disco, la cantante siciliana è invece tornata alle sue origini, al pop-rock dei primi dischi, rivisitato con la maturità narrativa acquisita negli anni: “Le canzoni sono state scritte in acustico, ma poi ho prodotto il disco con Massimo Roccaforte e Gianluca Vaccaro che ha messo in luce la mia dimensione più aggressiva. Massimo più jazzista, Gianluca più aggressivo, più rock che io non volevo fare. Il disco è frutto di queste tre personalità”. Appuntamento dal vivo ad aprile, con partenza il 9 a Porto San Giorgio.

(Gianni Sibilla)

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