Appello dei discografici al Parlamento per la legge Urbani: 'Non cambiatela'

Mentre in Parlamento si discute ancora di modifiche sostanziali alla recente “Legge Urbani” in tema di file sharing e di pirateria elettronica (gli ultimi emendamenti al testo sono attualmente all'esame della Commissione Istruzione Pubblica del Senato), dodici associazioni di categoria dell'industria musicale, cinematografica e audiovisiva tra cui AFI, ANEM, FEM, FIMI, FPM, IMAIE, SCF e UNEMIA hanno redatto un “position paper” con cui intervengono nel vivo della querelle dal loro punto di vista di titolari o custodi dei “contenuti” scambiati in rete: replicando, sul piano dei principi, a quella fetta dell'opinione pubblica, del mondo politico e della comunità on-line che difende il diritto alla copia privata anche su Internet; e difendendo, su quello pratico, la stesura originaria del testo di legge (che prevede sanzioni penali per chi scarica illecitamente file a “fine di profitto”) dalle modifiche in discussione, che ipotizzano la sostituzione di quel termine con quello più circoscritto di “lucro”, unica fattispecie che farebbe scattare la possibile pena detentiva, e dunque il carcere, a carico dei trasgressori. Sottigliezze linguistiche, per chi non è esperto di linguaggio giuridico. Ma, sostengono invece i firmatari del documento, il concetto di “profitto” è l'unico “in grado di colpire quei soggetti che commettono violazioni su larga scala e che, pur non svolgendo attività commerciali con fini di lucro, arrecano danni all'industria a volte più rilevanti del traffico illecito di prodotti contraffatti”: in altre parole, coloro che (e sono molti, anche in Italia), usano caricare e prelevare gran quantità di file dalle più popolari reti peer-to-peer applicando una sorta di tacito baratto on-line con altri utenti della rete. Un costume diffuso, quest'ultimo, che in molti ritengono quantomeno tollerabile, se non legittimo: ma che invece case discografiche, editori musicali, produttori cinematografici e di audiovisivi vogliono trattato alla stregua di un illecito penale, utilizzando il deterrente più blando della sanzione amministrativa per i soli casi di uso “personale” dei file illeciti, scaricati sul disco rigido del computer di casa e tenuti gelosamente per sé. E' l'unica soluzione, secondo le imprese del settore, per “porre un argine ad un fenomeno che genera ogni mese circa 2 miliardi e 300 milioni di files in rete, la cui stragrande maggioranza è rappresentata da opere tutelate dal Diritto d'Autore”, e che rischia di stroncare sul nascere l'offerta legale di musica e di opere cinematografiche on-line. E che, aggiungono, non contraddice al diritto alla copia privata previsto dal nostro ordinamento giuridico: ipotesi che, a loro modo di vedere, riguarda il solo caso di duplicazione ad uso personale di un supporto fisico lecitamente acquistato sul mercato, e non la sottrazione gratuita dalla rete di file illecitamente messi in circolazione. La norma, secondo i firmatari della carta, dovrebbe colpire soltanto chi carica e scarica dal Web grandi quantità di materiali protetti da copyright (ma allora bisognerebbe fissare dei limiti alla “modica quantità”?): “Ingiustificato”, concludono, “agitare lo 'spauracchio' delle 'migliaia di ragazzini da mandare in galera', con il solo vero obiettivo di sottrarre ogni minima protezione ai diritti di proprietà intellettuale veicolati su Internet”. E propongono una soluzione di compromesso: evitare l'introduzione nel testo di legge del “fine di lucro” (che “non porterebbe altro risultato che quello di legittimare il file sharing e tutte le sue devianze”), applicando la multa come sanzione di riferimento per chi mette in circolo su Internet opere dell'ingegno senza organizzare un'attività “imprenditoriale” dolosa e sistematica. Così da accontentare al tempo stesso garantisti e interessi artistico/industriali, assicurando “quel necessario equilibrio tra le esigenze di protezione della proprietà intellettuale sulle reti telematiche e quella di lecita circolazione dei prodotti culturali”. “I media, alcune parti politiche del Paese e il 'popolo della rete' ”, si legge nel documento, continueranno a sostenere il “processo di sostanziale depenalizzazione della condivisione e dello scambio abusivo di opere protette da copyright in ambito telematico”. L'industria stessa sembra rendersi conto che la guerra è appena cominciata.
Dall'archivio di Rockol - 1991, l'ultimo anno d'oro del rock
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.