Marco Mengoni, videointervista: "'Parole in circolo': un progetto, non un disco"

Marco Mengoni, videointervista: "'Parole in circolo': un progetto, non un disco"

“Progetto”: la parola viene ripetuta decine di volte, come un mantra. “Parole in circolo”, il nuovo lavoro di Marco Mengoni, non è un album, ma un progetto, un work in progress, una playlist in divenire. 

Il cantante di Ronciglione  ha incontrato la stampa oggi, in una libreria di Milano, per presentare la punta dell’iceberg di questo progetto, che comprende anche un’app, un tour - già diffusi e annunciati - e una seconda puntata di studio, prevista presumibilmente entro il 2015. Per il momento ci sono 10 canzoni, di cui 8 cofirmate dallo stesso cantante: un lavoro che viaggia tra sperimentazione (i suoni di “Guerriero”, la canzone che ha anticipato il disco) e tradizione, con ballate che riprendono il discorso là dove si era fermato “L’essenziale” e “#Prontoacorrere”, l’album di due anni fa.

“ E' un lavoro vario musicalmente e nella struttura”, spiega rilassato Mengoni alla stampa. “Sono contento di chiamarlo progetto o playlist, non disco. Ci ho messo più mondi possibili, quelli che hanno segnato la mia crescita di questi miei purtroppo 26 anni”. Parla della sua età con un po’ di ironia, ma è lontano mille miglia dal ragazzo che ha vinto X Factor nel 2009: risponde ai giornalisti con padronanza e con battute, spiegando la filosofia del progetto (e svicolando abilmente le risposte che non può ancora dare sul seguito).

“La musica sta cambiando, questa è una fase di transizione”, ripete: un concetto che ribadisce nella nostra videointervista, dove spiega anche che che la varietà musicale, l’assenza di un concept musicale forte, è voluta: “Dall’inizio della mia carriera ho sempre difeso la diversità. E ho cercato di metterla nel disco, di evitare che abbia tutto lo stesso suono con un filo logico. Ho preferito mettere dentro tutto quello che i nostri occhi vedono, quello che le nostre orecchie sentono”. Tra le sue influenze di questo periodo  cita più volte le Haim, ma anche Stromae e Franco Battiato.

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Nelle 10 canzoni, oltre allo stesso Mengoni, si alternano come autori team stranieri (come quello formato da Norma Jean Martine - già al lavoro con Giorgia - con Adam Argyle e Martin Brammer, autori di James Morrison e Olly Murs, che firmano “Come un attimo fa") a ritorni come quello di Ermal Meta (già presente in "#Prontoacorrere”) e altre firme italiane: Matteo Valli. Dario Faini, Fortunato Zampaglione, Matteo Buzzanca, Alessandro Raina. Di Luca Carboni dice: “All’inizio non siamo riusciti ad entrare in comunicazione simbiotica e pragmatica, non siamo riusciti a scrivere niente dagli appunti che gli avevo mandato. Abbiamo lasciato passare qualche mese, per fortuna avevamo tempo. Poi lui è arrivato semplicemente dicendomi 'io ho scritto questo'. ‘Se io fossi te’ era esattamente il pezzo che mancava all’album”.

Di “Guerriero”, che con il suo uso dell’elettronica lasciava intuire una direzione più sperimentale dell’album, invece dice: “E’ un grande buffet. E’ una canzone con 162 tracce musicali diverse. Avevamo persino paura a farlo uscire come primo singolo, perché è una canzone densa che contiene tante cose, anche nel testo, molto impegnativo per me, per quello che volevo raccontare. E’ una canzone che ha segnato anche un modo diverso di approcciare la mia vocalità. Ci sono state discussioni accese su questa scelta, ma è una scommessa vinta”. 

“Questo’ il primo disco in cui davvero mi confronto con il mondo esterno”, continua. “Cerco di guardare alla realtà per quello che è. Sono un giovane che si batte e si batterà sempre di più per i diritti degli uomini, stando attento a quello che dice. Una parola è poca, due sono troppe, e dalle parole si scatenano dei movimenti: questo disco esce dopo due anni, e ho cercato di fare attenzione proprio a questo, al verbo che ne esce, al messaggio”.

La prossima tappa del progetto è il tour - il primo con organizzato con LiveNation - che vede un ritorno nei palazzetti dopo i teatri del 2013. Partirà il prossimo 7 maggio - con Milano che ha già raddoppiato con una seconda data l’8. E poi la nuova musica, un work in progress: “Ci sono delle basi già pronte, degli spunti da elaborare… Ringrazio la Sony che mi ha permesso di non chiudere praticamente mai la fase di studio. Abbiamo cambiato testi e parole fino alla fine; abbiamo scritto e riscritto fino  al momento dei missaggi. E il lavoro ricomincia da oggi. Non so quando si chiuderà quest’altra parte: aspetto di vivere, di avere altri input, soprattutto dal live e dai fan, il centro del progetto sono loro, gli esseri umani. A me serve guardare quello che si scrive sui social network, per cambiare il mio percorso, la mia scrittura. Tutto è input, e non c’è input più forte di chi ascolta la mia musica”.

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