Pink Floyd, 'Their mortal remains' tra rimborsi e futuro: lo stato delle cose

Pink Floyd, 'Their mortal remains' tra rimborsi e futuro: lo stato delle cose

Non si è ancora risolto l'affaire "Their mortal remains", la mostra dedicata alla band di "The wall" che avrebbe dovuto aprirsi il 19 settembre scorso alla Fabbrica del Vapore a Milano, poi rimandata sine die nella prima metà dello scorso mese di agosto e infine annullata ufficialmente il 13 ottobre: Fran Tomasi, storico promoter della band britannica in Italia e co-fondatore della Evolve Devolve, società fattasi carico dell'allestimento dell'esposizione, in occasione della cancellazione ufficiale dell'iniziativa meneghina aveva dipinto uno scenario in piena evoluzione, rassicurando i possessori dei tagliandi non solo circa i rimborsi degli stessi ma anche relativamente alla prossima riapertura dei battenti.

Ad oggi, però, di novità circa una rinascita di quella che era stata annunciata come la mostra definitiva sui Pink Floyd non se ne sono registrate: alle cronache, per il momento, è stata consegnata solo la frustrazione di tanti fan, che - oltre a vedere sfumata l'opportunità di tuffarsi nel mondo del proprio gruppo preferito - ancora non si sono visti corrispondere il rimborso per il biglietto acquistato.

"Questo perché la gestione delle richieste di risarcimento è per sua natura molto complessa", ci ha spiegato Paolo Ambrosio, co-fondatore della Evolve Devolve: "Avevamo diversi tipi di biglietto, che includevano anche benefit 'fisici' come memorabilia, gadget e t-shirt la cui restituzione avrebbe influito sull'importo da rimborsare: abbiamo scelto di occuparci direttamente della procedura - invece che affidarci a Vivaticket, società di ticketing partner per le prevendite - per essere il più precisi e scrupolosi possibile".

Eppure, ad oggi, ancora in molti lamentano di non aver ricevuto il rimborso dei biglietti, nonostante il termine ultimo per la presentazione delle domande sia scaduto dallo scorso 30 ottobre: "Abbiamo scelto di spostare il più in là possibile la scadenza per la presentazione delle domande per andare incontro ai fan", chiarisce Ambrosio, "Al momento, a fronte di 4/5mila biglietti emessi, abbiamo ricevuto circa tremila e cinquecento richieste di rimborso: le primissime - quelle presentate tra fine agosto e inizio settembre [quando la mostra era stata solo rinviata, e non ancora annullata] sono state gestite nei giorni immediatamente precedenti le festività natalizie. La gran parte restante, invece, verrà evasa prossimamente". Entro quando, di preciso? "Date certe non mi sento di darne: stiamo mettendo a punto la macchina per l'operazione, che nel giro di una settimana entrerà a regime. Verosimilmente, nel giro di qualche settimana, o di un paio di mesi al massimo, tutte le richieste inoltrate correttamente saranno gestite".

Tomasi, lo scorso 13 ottobre, parlò anche di rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno per quanti avessero dovuto spostarsi - o dall'Italia o dall'estero - per raggiungere il capoluogo lombardo: "Queste sono situazioni particolari", ha premesso Ambrosio, che pure ha assicurato come un provvedimento del genere sia stato compreso nelle procedure di risarcimento, "La nostra policy prevede anche questo. Stiamo valutando caso per caso i casi certificati, e abbiamo già ricevuto diverse richieste in questo senso. La nostra priorità, al momento, è però un'altra, cioè quella di chiudere quanto prima il rimborso dei biglietti".

E la mostra? Sempre Tomasi, lo scorso autunno, aveva parlato di Berlino, ma soprattutto di Roma, che avrebbe potuto raccogliere il testimone mettendo a disposizione uno spazio più vasto - richiesto dalla stessa band per l'allestimento - che Milano non era stata più in grado di offrire. "Con i Pink Floyd stiamo rivalutando un possibile itinerario", ha dichiarato Ambrosio: "Uno dei progetti sarebbe quello di aprire i battenti, in Italia, in concomitanza con l'Expo, quindi tra maggio e ottobre". Milano, però, rimane non disponibile. "Il dialogo con le istituzioni capitoline, viste le recenti inchieste giudiziarie, si è fatto piuttosto difficile, quindi stiamo prendendo in considerazione - per quanto riguarda il nostro Paese - la candidatura di altre città come Bologna, Firenze e Torino. Anche se, allo studio, ci anche sono diverse soluzioni in Europa". Impossibile, però, anche solo ipotizzare tempistiche: "Scadenze non ne vorremmo dare, ma si potrebbe dire che i primi sviluppi potrebbero arrivare nel giro di sei mesi [il che, in caso di apertura italiana, vedrebbe accorciarsi di un mese la finestra temporale concomitante con l'Expo]: tutto, però, rimane ovviamente in subordine all'imprimatur dei Pink Floyd".

I Pink Floyd, appunto. Smorzatasi l'ipotesi che "The endless river" possa essere promosso dal vivo, resta aperta la questione David Gilmour: il chitarrista - ha ribadito la sua consorte (e co-autrice) Polly Samson via Twitter qualche giorno fa - pubblicherà il suo nuovo album solista nel corso dell'anno appena iniziato, e si imbarcherà in un tour per promuovere il lavoro. Possibile che questo impegno possa ulteriormente rallentare il processo decisionale per l'esame di un eventuale nuovo allestimento? "Mi sento di escluderlo", rassicura Ambrosi: "La mostra e le incombenze live di Gilmour da solista sono due entità completamente distinte: lui è un professionista di altissimo livello, non c'è pericolo che una sua eventuale tournée possa rappresentare una fonte di rallentamento dei lavori".

Questo, in sostanza, il quadro dipinto da Evolve Revolve nella prima parte di gennaio 2015: rimborsi dei biglietti entro un paio di mesi (con, in seconda istanza, presa in esame dei risarcimenti per le spese di trasferta direttamente connesse alla visita della mostra), e notizie sul nuovo allestimento di "Their mortal remains" auspicabilmente prima della fine della prossima estate. Sul Web, però, da tempo monta la protesta: i problemi che hanno allungato le tempistiche per i rimborsi e il passaggio di consegne da VivaTicket alla stessa Evolve Devolve (con la conseguente frammentazione della comunicazione con il pubblico) hanno indispettito più di un appartenente alla vasta - e transgenerazionale - comunità floydiana tricolore.



"Data la differenziazione dell'offerta di biglietti i ritardi sono anche plausibili, ma i fan dei Pink Floyd non meritavano un trattamento del genere", ha dichiarato Fabio Flecchia, irriducibile floydiano capitolino che ha lamentato nella grave carenza di comunicazione col pubblico la pecca principale nella gestione delle operazioni: "Le risposte sono state pochissime, e nella migliore delle ipotesi molto vaghe. In tanti - come me - hanno anche pensato di unirsi in una class action, che però - per l'ordinamento giuridico italiano - non può essere istruita per iniziativa di un singolo cittadino ma solo dietro l'intervento di un'associazione di consumatori, e che per il recupero di cifre non troppo alte - l'ammontare dei due open ticket che ho acquistato è di poco più di 40 euro, al netto delle spese per il viaggio (poi ovviamente annullato), pari a circa 500 euro - rappresenta un'arma a doppio taglio: nel caso il giudice decida di optare per il rigetto dell'istanza, le spese legali e di segreteria sostenute per l'apertura del procedimento ricadrebbero su chi l'ha presentato, aggiungendo al danno la beffa. Per scegliere una strada del genere bisognerebbe essere in tanti".

"Per quello che risulta a me e a molti altri fan, a nessuno sembra sia ancora stato accreditato un rimborso", ha proseguito Flecchia, al quale questa vicenda - più che spirito di rivalsa - ha lasciato una certa amarezza: "Il dispiacere per aver visto sfumare un'opportunità del genere rimane: nessuno pretendeva risarcimenti immediati, e le cifre in gioco non sono tali da portare alla rovina. Un po' di correttezza, però, sarebbe stata opportuna: ospitare un evento del genere in prima mondiale per il nostro Paese sarebbe stata un'opportunità unica e molto prestigiosa. La risonanza è stata planetaria e - nelle mie condizioni - ci sono fan residenti in tutto il mondo. Ora, sui social, ci sono stranieri che fanno su noi italiani ironie facili e stereotipate, ai quali - per come sono andate le cose - è davvero difficile controbattere". Flecchia, ad ogni modo, non abbandona la speranza di immergersi nel mondo di "Their mortal remains", pur con qualche cautela: "Se ricomprerei il biglietto nel caso una nuova apertura dovesse venire annunciata? Certo che lo farei. Questa volta, però, solo dopo la data di inaugurazione...".

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