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NEWS   |   Pop/Rock / 18/12/2014

Gov’t Mule, 20 anni e un disco di cover dei Pink Floyd - INTERVISTA

Gov’t Mule, 20 anni e un disco di cover dei Pink Floyd - INTERVISTA

C’è un genere, di nicchia, tanto di nicchia non è: in America muove centinaia di migliaia di persone ai concerti, ogni anno. In italia la si guarda perlopiù po’ da lontano, come una di quelle stranezze tutte a stelle e strisce. La “Jam music”, I figliocci dei Grateful Dead, gente che suona centinaia di concerti ogni anno, scalette lunghissime, improvvisazioni, cover. E fan adoranti disposti a seguire le band ovunque.

“E’ fondamentalmente una porta parte per le band per non doversi adeguare a nessuna formula prestabilita”, ci spiega Warren Haynes a Rockol. I suoi Gov’t Mule sono forse il nome più noto e più rispettato della “Jam band scene”, assieme ai Phish. E compiono 20 anni in questi giorni celebrando con una serie di pubblicazioni che rispettano appieno la libertà musicale del genere. Un disco dal vivo di cover dei Rolling Stones (diffuso per il Record Store Day), ma soprattutto “Dark side of the mule”, un live registrato ad Halloween nel 2008 a Boston: tutte cover dei Pink Floyd.

Haynes minimizza il ruolo della sua band nella “scena”: “Abbiamo sempre pensato di avere un piede tra le jam band e un piede nel mondo del rock ‘n’ roll”, dice, e certamente l’ultimo album di studio “Shout!” lo dimostra. “Credo che la scena si dovrebbe evolvere in altre direzioni ancora, per rimanere fresca: jazz, bluegrass ,reggae, funk. Ogni genere va esplorato”. Poi torna a raccontare questi vent’anni, uno spaccato di un percorso alternativo nel rock: “Abbiamo iniziato nel ’94, come un side-project: io ero un membro a tempo pieno della Allman Brothers Band. Con Allen Woody avevamo molto tempo libero tra un tour e l’altro, così ci siamo inventati qualcosa per divertimento, senza aspettative. Nel giro di qualche tempo è diventata non solo un progetto a tempo pieno, ma un nome di cartello, nel suo genere. Credo che il nostro successo sia stato arrivare a fare esattamente quello che volevamo, nella maniera in cui volevamo, senza compromessi”, spiega ancora Haynes a Rockol. “Stiamo usando questo anniversario come scusa per far festa. Normalmente non pubblicheremo mai dischi solo di musica altrui, ma le quattro pubblicazioni, ‘Stoned Side of the Mule’, ‘Dark Side of the Mule, 'Sco-Mule', ‘Dub Side of the Mule’ dimostrano quanto ci piace esplorare e suonare musica altrui”.

Già, perché proprio i Pink Floyd, e perché proprio adesso, nel momento del loro “ritorno” (virgolette d’obbligo)? “I nostri concerti di Halloween hanno un solo parametro: fare qualcosa di pazzo e tematico. In passato abbiamo per intero ‘Houses of the Holy” dei  Led Zeppelin”, o ‘Who’s Next’. Im altri casi abbiamo scelto le canzoni che ci piacevano di più: lo scorso ottobre abbiamo suonato due ore e mezza di Neil Young. Amiamo i Pink Floyd, amiamo quello show, che è del 2008. E no, non ho ancora sentito ‘The endless river’, ma sono certo che mi piacerà”.

Haynes chiude la chiacchierata spiegando che suonare cover è salutare, per una band, almeno per loro: “E’ qualcosa che non ti aspetti, cambia l’atmosfera del concerto e il mood sul palco. Ne suoniamo due o tre per sera e ogni cover ha una sua ragione: canzoni che vorremmo avere scritto, canzoni che avrei sempre voluto cantare, canzoni che non ti aspetti da noi o delle quali pensiamo di poter dare una lettura unica. L’unico criterio è che sia musica unica e senza tempo”.

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