Franc Roddam, da ‘Quadrophenia’ a Masterchef: intervista al regista dei Mod / 2

Perché secondo te dopo oltre 35 anni “Quadrophenia” continua a destare tutto questo interesse? C’è una relazione tra l’essenza di quel progetto e le nuove generazioni?
Questo è un punto molto interessante, e sorprendente. Mia figlia di quattordici anni e le sue amiche adorano il film, e lo hanno scoperto senza di me. Gli adolescenti lo adorano. E credo che ci sia un paio di ragioni che spiegano perché. Innanzitutto è onesto a livello emotivo. E poi parla di fallimento. La maggior parte dei film che venivano fatti all’epoca, soprattutto americani, parlavano di successo. Ma gli adolescenti sono sempre alle prese col fallimento, perché per loro è tutto nuovo – l’alcol, la droga, il sesso. Quindi provano e sbagliano, falliscono. Cercano di liberarsi dei genitori, di trovare il primo lavoro, e tutte queste cose non note implicano un senso di fallimento. E il film racconta questo. Il protagonista del film, Jimmy, non è uno di successo, non è particolarmente bello, non sa fare a pugni bene, non conquista le ragazze. E litiga con gli amici, i genitori, il collega al lavoro. Credo che molti giovani possano identificarsi con quelle emozioni, con quei sentimenti, con quegli incidenti – e il risultato, paradossalmente, è che così acquisiscono fiducia. Il film, dunque, rappresenta un conflitto per i giovani e racconta bene le loro emozioni. Credo dipenda da vari fattori. Innanzitutto da Pete Townshend, dall’originalità del suo concetto. Poi da Phil Daniels, che è un grande attore. E in parte anche da me, per avere messo tutto ciò a fattore comune riuscendo a farlo emergere.

Dove sarebbe Jimmy oggi?
Ah! Questa è una domanda interessante! Secondo me Jimmy oggi sarebbe un elettore dello UKIP. Perché sai, il movimento mod non era rivoluzionario, ma ribelle – e c’è una bella differenza. Se mi passi la metafora, non erano i tipi che volevano uscire di galera, ma in cella volevano la branda in alto sul letto a castello. A loro piacevano i soldi e spenderli in bei vestiti, per le ragazze, per lo scooter. Non volevano sconfiggere il sistema, ma dominarlo. In qualche modo, credo fossero conservatori… Trovi che sia ingeneroso?

Beh, è originale in qualche modo. Devo ammettere che per certi versi è un’affermazione corretta, considerando la loro vena edonista...
Credo che oggi Jimmy farebbe il tifo per la Lazio!
Ma fammi precisare una cosa – non sono anti-mod in alcun modo. Oggi il mod è molto popolare in Inghilterra, i ragazzi adorano vestirsi come loro. Sta tornado. E ha il merito di avere introdotto molte ottime cose. La musica, lo stile e soprattutto la relazione tra ragazzi e ragazze, che prima dell’epoca del film – 1964 circa – erano molto più separati tra loro.

Gli Who venivano sul set durante le riprese?
Devo dirti innanzitutto che furono molto gentili. Venivano, certo, Come dicevo, parlai prima con Pete, e poi anche con Roger, per avere il loro consenso su come procedere. E poi incontrai anche John, e poi Keith Moon. E una volta che divenne chiaro che potevo essere io quello che faceva il film, posso dire che mi lasciarono in pace. Purtroppo Keith morì proprio due settimane prima dell’inizio del film. Per la musica trascorsi più tempo con John, ci occupammo insieme della post-produzione.


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Parliamo del cast: so che eri determinato a non utilizzare attori noti e che volevi dei giovani a ogni costo, ma come decidesti di scegliere Phil Daniels come protagonista?
Avevo un ottimo direttore del casting, devi sapere. Volevo giovani, dunque non potevano essere attori famosi se erano giovani. E non volevo nemmeno qualche giovane star televisiva, né qualcuno che recitasse in maniera troppo teatrale, con enfasi. Volevo gente grezza. Uno dei primi attori che incontri fu Phil. Aveva un aspetto orribile, era appena tornato dalle riprese di un film in Africa, era malato, aveva la lingua verde, non potevo nemmeno guardarlo. Nel frattempo visionai qualcosa come cinquecento aspiranti e trovai diversi attori adatti ad altre parti, ma non avevo ancora individuato il mio Jimmy. E il direttore del casting mi pregò di visionare un’altra volta Phil, così lo rividi. Facemmo un po’ di improvvisazione insieme e a quel punto mi dissi che era effettivamente fantastico, pensai che con lui avrei potuto far funzionare il film.

Hai parlato di Johnny Rotten. Qual è la vera storia su John Lydon e il film – si è sempre sentito dire che fosse la tua prima scelta come protagonista…
La storia vera è che lo presi in seria considerazione, e ci incontrammo. Tieni presente che Johnny Rotten/John Lydon è un tipo super intelligente, un personaggio unico, molto originale. E voleva fare il film: era pronto a tagliarsi i capelli e indossare abiti mod, ed era pronto a sostenere un provino – cosa che fece (la tragedia è che non l’abbiamo conservato, qualcuno deve averlo buttato via... non c’era eBay al tempo!). Ma fu bravissimo, e sono sicuro che avrebbe funzionato benissimo – magari non bravo come Phil Daniels, ma sono certo che sarebbe stato interessante. Purtroppo accadde una cosa semplice: la società di assicurazioni del film non lo accettò, non fu disposta a correre rischi con lui, così dovemmo salutarlo. Un paio di settimane dopo, come dicevo, ritrovai Phil. Ma di nuovo: ero molto serio nei confronti di John, ero entusiasta. Lui è un furfante, ma molto interessante, unico.

E dimmi di Sting, invece. Come andò e che opinione hai di lui come attore?
Sting… Cercavamo un attore che potesse fare Ace Face e, al contrario che per le altre parti, qui mi serviva qualcuno di speciale, qualcuno di cui tutti parlassero, che spiccasse, non un personaggio realistico come gli altri, qualcuno che sembrasse subito diverso dagli altri. Incontrai Sting attraverso una delle signore che lavoravano al film che mi disse: “Devi incontrare questo tizio che fa le pulizie in casa mia, è molto interessante!”. Devi capire che il mio casting è sempre un processo aperto – se un tassista mi suggerisce suo figlio, io lo incontro. Così incontrai questo Sting e in effetti lo trovai interessante. Siccome pensavo che il suo personaggio dovesse intimidire, convocai i due attori più grossi a disposizione e chiesi loro di improvvisare insieme a Sting una situazione in cui avrebbero dovuto minacciarlo e intimidirlo - e lui avrebbe dovuto resistere. Due omoni, ma quello che accadde fu che lui intimidì loro, era troppo cool. Quindi mi dissi, ok, il ruolo è suo! So che Sting ha ricevuto parecchie critiche per la sua recitazione, ma credo che in “Quadrophenia” sia stato molto bravo e che funzioni perfettamente nel film, anche se è diverso da tutti gli altri. Nel film indossa i colori grigi delle Sturmtruppen SS. Credo stia molto bene in divisa…

Leggi qui la prima parte dell'intervista a Franc Roddam, regista di "Quadrophenia" e ideatore si "Masterchef".

Leggi qui la terza parte dell'intervista a Franc Roddam, regista di "Quadrophenia" e ideatore si "Masterchef".

Leggi qui la recensione dell'album "Quadrophenia: the director's cut"

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