Smashing Pumpkins dal vivo a Londra (con Marylin Manson): il report del concerto

Smashing Pumpkins dal vivo a Londra (con Marylin Manson): il report del concerto

Il freddo non è pungente quanto ci si aspetterebbe da un pomeriggio di dicembre a Londra e la lunga fila di persone che accompagna e “doppia” il lato del Koko, zona Camden Town, non ha troppo di che lamentarsi. Le porte aprono solo alle sette, con un’ora di ritardo, concessa agli Smashing Pumpkins per estendere il soundcheck, e alla fine la zona dedicata alla Guest list (stampa e affini) consta di uno sparuto gruppetto di nemmeno dieci persone. Sembra che per Corgan sia ancora più facile comunicare col suo pubblico, piuttosto che con critici e facenti funzione.

Quella al Koko del 5 dicembre è una delle sole cinque tappe previste dalla formazione improvvisata dal leader degli Smashing Pumpkins per promuovere l’uscita di Monuments to an Elegy. Quando le luci si spengono, dopo una prevedibile e quasi tradizionale ripassata di Black Sabbath promossa direttamente dalla band con un apposito mixtape, ad accomodarsi dietro le pelli della batteria c’è Brad Wilkinson (Rage Against the Machine), il fianco che sorregge il basso è quello di Mark Stoermer (The Killers) e davanti, naturalmente, Corgan in camicia e cravatta, affiancato dall’efficiente e invisibile Jeff Schroeder. Passano circa 90 minuti abbondanti di musica tirata, in cui la band dimostra una buona affiatatezza, ma soprattutto può affidarsi a una potenza e a un volume davvero da brividi.

Soprattutto i nuovi pezzi, che in queste serate perdono spesso l’accompagnamento del sintetizzatore, quasi sempre sostituito da semplici inserti di chitarre elettriche, si rivelano ancora più ruvidi e selvaggi di quanto registrato in studio assieme a Tommy Lee. Il rapporto tra Corgan e il pubblico rimane comunque di quelli conflittuali e complessi da decodificare, così quando pensi che il tizio alto di Chicago sia definitivamente venuto a patti con le esigenze di una scaletta più generosa in quanto a grandi classici… ecco che spariglia le carte. La serata si è aperta senza discussioni: l’onda di "One and all (We Are)" sposta le prime file, subito dopo è la volta di "Being beige", che pare prendere sempre più quota a ogni ascolto, anche dal vivo. Il tour è quello promozionale per il nuovo disco, quindi fin qui nessuna sorpresa. Segue "Hummer", uno dei brani di "Siamese dream" che da sempre si rivela tra i più congeniali al sound live della band. E al Koko non viene fatta eccezione: Corgan è esaltato e divertito, la resa sul palco è eccellente, il pubblico, che ha comunque ben accolto l’avvio a base di "Monuments to an elegy", ora è davvero esaltato.

"Tiberius" viene eseguita nettamente più veloce rispetto alla “versione” del disco, ma qui si innesta qualcosa tra il palco, il parterre e gli spalti di questo delizioso simil-teatrino alternativo londinese. "Hummer" ha sgretolato le serrature dei cuori degli ex adolescenti degli anni ‘90 (tra cui mi infilo senza problema alcuno), "Tiberius" è stata accolta come merita e forse anche meglio, sembra ci sia una connessione reale e perfetta tra Corgan e compagni e l’audience, che non può che esplodere con la successiva "Tonight, Tonight". Nessuna variazione, nessuna interpretazione, solo la canzone che conoscete tutti. Un fiume di sentimenti ed empatia che travolge ed esalta anche "Drum + Fife", insospettabilmente (il disco non è ancora uscito e non si tratta di un pezzo “facile” quanto "One and all") portata in trionfo dalle poche migliaia del Koko. E poi…

Poi i quasi dieci minuti di "Glass and the ghost children", la voluminosa e complicata suite in due parti di "Machina | The Machines Of God", il disco torturato che chiuse la prima carriera degli Smashing Pumpkins. I fan più affezionati non possono che farsi cullare dall’incubo di Glass, gli altri vanno a fare la fila per un’altra birra e l’incanto di cui sopra va un po’ a farsi benedire. "Stand inside your love" torna a far tremare seggiole e cuori, mette in bella mostra sia la voracità di Wilkinson, che l’affiatamento sincero e rispettoso di Corgan e Schroeder, capaci di palleggiarsi riff senza bisogno di mezzo sguardo. Con "Monuments" sembra che la diffidenza verso il nuovo materiale sia definitivamente scivolata via, ma è quando Billy pizzica le corde lievemente sull’attacco di "Drown" che torna a crearsi quell’amalgama di malinconia e volemose bene di cui sopra. Il pezzo, pubblicato nel 1992 solo sulla colonna sonora di "Singles" di Cameron Crowe, viene eseguito dal vivo a fasi alterne, ma è sempre esaltante come pochi altri momenti, quando succede. Da lì è discesa totale (o ascesa, vedete voi): "Disarm" è una vittoria facile, su "Zero" si inizia a pensare che non possa andare meglio di così in quanto a revival e con "Bullet with butterfly wings" volano letteralmente bicchieroni di birra per ogni dove, mentre ventenni e quarantenni pogano sotto allo sguardo di un Corgan che sul palco è davvero selvaggio, sorretto dal basso caldo e prorompente di Stoermer (assieme al compianto Tulin unico bassista senza reggiseno della storia della band).

C’è tempo per una cover che sbriciola i toni ingegnosamente laccati dell’originale "Fame" di Bowie, uno degli idoli di Corgan, poi per una "Silverfuck" più “liquida” del solito (e anche meno convincente di altre occasioni). Quindi i quattro escono e pensi che il meglio debba ancora arrivare, magari con qualche bel bis imprevisto. E i due bis sono, effettivamente, imprevisti: quando il gruppo riprende a suonare, le note non sono quelle di un pezzo degli Smashing Pumpkins e il sorprendente ingresso sul palco di Marylin Manson conferma che i minuti successivi saranno dedicati a "Third day of a seven day binge", per poi passare a un duetto con Corgan sulla "Ava Adore" che chiude la serata. 



Il pubblico ne vuole ancora, ma non c’è tempo o forse solo modo. Una scaletta inattaccabile per i fan meno affezionati, una selezione invece piuttosto prevedibile (tolta "Drown e glass and the ghost children") per chi ancora non si perde uno show degli Smashing Pumpkins. Tanto che, per intenderci, il concerto del 2011 a Milano, in questo senso, rimane imbattuto. Ma la potenza e la coesione del suono e della band sul palco è davvero stata la scintilla che ha incendiato la serata e quasi dispiace sapere che né Wilkinson, né Stoermer faranno parte del futuro degli Smashing Pumpkins (per quanto ne sappiamo). Corgan si è divertito a giocherellare con le aspettative del pubblico come sempre, ora prendendo il controllo della serata, ora lasciandolo ai ricordi di un decennio differente. Ma quella salita sul palco del Koko non di certo una band-juke box, giù il cappello.

 

(Mattia Ravanelli)

 

SETLIST:

One and All (We Are)


Being Beige


Hummer


Tiberius


Tonight, Tonight


Drum + Fife

Glass and the Ghost

Children


Stand Inside Your Love


Monuments


Drown


Disarm


Zero


Bullet With Butterfly Wings


Fame (cover di David Bowie)


Silverfuck


Third Day of a Seven Day Binge (cover di Marylin Manson, con Marylin Manson)


Ava Adore (con Marylin Manson)

 

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